Concessionaria De Lorenzi
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E quindi pare proprio sia finita l’avventura di una squadra partita dalla B nazionale che ha scalato i vertici del nostrano gioco più bello del mondo compiendo un miracolo sportivo che temo non abbia uguali nella storia della pallacanestro nazionale, sempre con un budget ridotto all’osso e sempre con i pronostici dei soliti soloni del basket nazionale che ogni anno, compreso questo, la davano se non ultima quasi nei vari ranking di sta “quella cosa là che non scrivo perché, magari non pare, ma sarei una personcina a modo”.

Ed è finita in un modo che temo pochi, (e tra questi non albergava il Ciranone vostro) avevano previsto, e cioè una vittoria voluta, cercata, desiderata, inseguita, ambita e di conseguenza agguantata con una squadra ridotta all’osso ma che fin dai primi possessi anche la cieca di Sorrento avrebbe percepito fosse entrata sul parquet con tutti gli occhi delle tigri di questo mondo.

Prima di lagnare sulla gara però, permettetemi di mettere giù due parole sul  pubblico triestino, compagno di disgrazie, come dire, federali anche se con situazioni completamente diverse. Al nostro ingresso nello spicchio di palazzo riservato al pubblico ospite (si; per una volta non ho chiesto accredito; ho voluto vivere sta ultima volta in mezzo a chi, avanguardia irriducibile, ostinata e tenace, da sempre gira i palazzetti della penisola) sono arrivati da tutto il palazzo degli applausi magari inaspettati creando per due nano secondi un po’ di sorpresa, ma che poi hanno scaldato il cuore e la voce di tutti noi. 

Inutile sottolineare che le contumelie principali partite da tutto il palazzo erano riservate a quel personaggio della pallacanestro nazionale (il suo cognome inizia con “petr” e termina con “ucci”), che ne ha combinate, ne sta combinando e probabilmente ne combinerà ancora, se qualcuno (CONI?) non gli fionda la classica pedata per mandarlo all’altrettanto classico paesello, peggio di Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno messi assieme.

E quindi pronti via e primo vantaggio di Trieste ma la Vanoli risponde colpo su colpo mettendo immediatamente in chiaro che non è venuta a Trieste in gita; alla fine sarà un quarto da 29 punti (a 22). Al rientro sul parquet Trieste mostra tutto il suo talento e con un parziale di 18 a 9 rimette il muso avanti (40 a 38); siamo a metà quarto. La Vanoli però reagisce con un contro parziale di 15 a 4 andando alla pausa lunga sul +9 (53 a 44). Ed è stato lì che al Ciranone vostro è scappato di pensare: “ma vuoi vedere che…?”

Ed infatti al ritorno sul parquet arriva quasi subito la doppia cifra di vantaggio; doppia cifra mantenuta fino alla fine del quarto (74 a 64), pure questo vinto dalla Vanoli. Però a quel punto la sensazione del Ciranone vostro dal “vuoi vedere che” si è tramutata in un perplesso “ce la si fa a tenere fino alla fine?”.

Sensazione che sul momento sembrava azzeccata; metà quarto e altro mini parziale Trieste di 13 a 7 che si rifà sotto (81 a 77). Ma la Vanoli di ieri sera non aveva né scimmie sulle spalle né fantasmi per la testa. Sembrava chiusa alla corde di un immaginario ring da Trieste, da cui però ne è uscita con la caparbietà, la testardaggine e l’irriducibilità di chi voleva regalarsi, e regalare, un’ultima volta da raccontare ai nipotini.

A finire il lavoro ci pensano i tre eroi di serata, Payton “Pistol” Willis, Sasha “marble” Grant e Raequan “indian” Battle con quest’ultimo che spegne ogni velleità triestina con una solitaria schiacciatona a16 secondi dalla sirena.

Bene, anzi benissimo. Raccontato, anche se per sommi capi, lo spettacolino andato in scena al PalaTrieste, narrarvi pure debbo che subito dopo il finìs decretato da una terna neanche tanto male (non avrei mai pensato di scrivere sta cosa su Denny Borgioni che in un passato anche prossimo…. vabbè lasciamo stare…)  dall’ovvio orgoglio e dall’ovvia felicità per l’impresa Vanoli e pure dalla considerazione che se la famosa bomba di Bilan allo scadere della gara interna con Brescia non fosse entrata avrebbe probabilmente aperto la porta dei play off alla Vanoli (da due conti fatti al volo, la classifica avulsa con Varese e Trento avrebbe premiato proprio la Vanoli come ottava), si è passati alla ovvia considerazione che quella a cui si era assistito era proprio l’ultima gara Vanoli…

E si sono riviste le lacrime di domenica scorsa; non vi nascondo però che vedere in lacrime i nipoti di Aldo Vanoli fu Guerino da Soncino ha fatto un certo effetto..

La butto lì, ed è una cosa che butto lì senza sapere nulla di nulla; ma si sa, i nipoti sono un gran bel pezzo di cuore per i nonni, e sta ovvia considerazione mi ha messo addosso una certa frenesia, che faccio fatica a comprendere anche ora che ne sto lagnando. Magari è solo suggestione, magari il solito neurone di nord-ovest mi sta combinando uno scherzetto dei suoi (e non sarebbe la prima volta), ma non riesco proprio ad immaginare che sia tutto finito, anche perché in mattinata è circolata la notizia che la Vanoli Young, sotto la guida di Andrea Trinchieri, continuerà la sua attività e quindi il nome “Vanoli” in città riecheggerà ancora.

È del tutto ovvio che nessuno sa se la Vanoli Basket Cremona tornerà, e se accadrà quanto tempo ci vorrà, ma una cosa è certa come l’aria che respiriamo. Convinto di interpretare il sentimento della stragrande maggioranza del popolo vanoliano, Vanoli Basket Cremona non preoccuparti perché “sempre per sempre dalla stessa parte ci ritroverai…”

Il che è bello e istruttivo (cit.)