di
Ruggiero Corcella

Il caso della Mv Hondius rilancia la questione delle navi da crociera come luoghi apparentemente isolati e controllabili, ma in realtà molto delicati da un punti di vista epidemiologico. Il virologo Fabrizio Pregliasco ci spiega i motivi

Dopo i casi di infezione da hantavirus registrati a bordo della nave da crociera Mv Hondius, torna al centro dell’attenzione il tema delle crociere come possibili ambienti favorevoli alla diffusione di malattie infettive. Una delle epidemie più frequenti segnalate su navi da crociera è quella da norovirus, chiamato appunto il «virus delle crociere» per la facilità di diffusione in quegli ambienti, che provoca nausea, vomito, diarrea acquosa, crampi addominali. 

Dall’inizio dell’anno, sono stati segnalati cinque casi in tutto il mondo. Gli ultimi due: il 7 maggio, 102 dei 3.116 passeggeri della nave da crociera Caribbean e 13 membri dell’equipaggio sono stati infettati da norovirus, la principale causa di vomito, diarrea e malattie di origine alimentare. Il 13 marzo, a bordo della nave da crociera caraibica Star Princess, si è verificata un’altra epidemia di norovirus che ha colpito 104 dei 4307 passeggeri (2,4%) e 49 dei 1561 membri dell’equipaggio (3,1%).



















































Le navi da crociera sono luoghi apparentemente isolati e controllabili, ma che – spiegano gli esperti – possono trasformarsi in ecosistemi epidemiologicamente delicati: alta densità di contatti, convivenza prolungata, passeggeri provenienti da tutto il mondo e una popolazione spesso anziana o fragile.

Le epidemie a bordo delle navi da crociera sono disciplinate da protocolli internazionali definiti principalmente dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) attraverso gli International Health Regulations (IHR 2005) e dalla International Maritime Organization (IMO). Tali norme prevedono obblighi di sorveglianza epidemiologica, notifica immediata dei casi sospetti alle autorità portuali, procedure di isolamento e quarantena, tracciamento dei contatti, sanificazione degli ambienti e coordinamento tra Stato di bandiera della nave, Stato del porto e autorità sanitarie competenti. L’OMS ha inoltre pubblicato specifiche linee guida operative per la gestione degli eventi sanitari a bordo delle navi e per il rilascio dei certificati sanitari navali, mentre l’IMO ha emanato circolari tecniche per la gestione delle emergenze epidemiche nel trasporto marittimo. Anche i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), tramite il Vessel Sanitation Program, forniscono protocolli ufficiali per il monitoraggio e il contenimento dei focolai sulle navi da crociera.

Abbiamo chiesto al virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università Statale di Milano, di spiegarci perché le navi rappresentano un contesto particolare nella gestione dei rischi sanitari.

Una nave da crociera appare come un ambiente isolato e controllabile. Dal punto di vista epidemiologico è davvero così?
«Il rischio sicuramente c’è. È un luogo chiuso con una grande vicinanza interpersonale e con una serie di servizi condivisi. Basta pensare, per esempio, a una tossinfezione alimentare: su una nave può essere facilmente distribuibile. È un ambiente che necessita sempre di grande attenzione dal punto di vista sanitario».

Perché una nave può trasformarsi rapidamente in un moltiplicatore di contatti?
«Perché è come una piccola città galleggiante. Le persone vivono una vicinanza intensa e prolungata. Nella vita normale magari incontriamo qualcuno in metropolitana una volta sola. In crociera invece lo incontri oggi, domani, dopodomani, a colazione, la sera. Questa intensità e frequenza dei contatti aumenta inevitabilmente il rischio».

Quanto contano gli spazi condivisi?
«Moltissimo. Ristoranti, teatri, piscine, aree comuni: sono tutti luoghi di contatto continuo. Io vedo soprattutto il problema alimentare, che è quello che si osserva più spesso, ma ci sono anche le infezioni respiratorie».

Lei cita spesso le tossinfezioni alimentari. È uno dei rischi principali?
«Sì. Le cronache recenti ci mostrano diversi episodi di norovirus, per esempio. Sono situazioni che si susseguono. E poi c’è anche il tema dell’igiene complessiva. Su una nave possono esserci criticità legate agli approvvigionamenti alimentari o alla manipolazione dei cibi».

Anche nel caso dell’hantavirus il contesto della nave può complicare le cose?
«Sicuramente. C’è il tema dei protocolli di igiene e disinfezione, delle procedure molto stringenti sulla sicurezza alimentare. Ma poi questi protocolli devono essere davvero applicati e controllati».

È difficile distinguere una normale influenza da un’infezione più seria?
«Sì, ed è uno degli aspetti più complicati. Anche questo episodio, probabilmente, è stato inizialmente sottostimato. Ma d’altronde molte malattie all’inizio hanno sintomi aspecifici: un malessere, disturbi gastrointestinali, febbre. Sintomi comuni».

Le crociere hanno anche un’altra caratteristica: passeggeri provenienti da tutto il mondo. Quanto pesa questo elemento?
«Moltissimo. Noi vediamo perfino epidemie influenzali in periodi strani per l’Europa, perché le persone arrivano da continenti diversi. Magari qualcuno arriva dall’Australia, dove le stagioni sono opposte alle nostre. Questo rende più facile la circolazione di virus fuori stagione».

Conta anche il profilo dei passeggeri?
«Sì. Le crociere sono spesso frequentate da persone più anziane, più fragili, con comorbidità. Una tossinfezione che in un giovane si risolve facilmente, in un anziano fragile può avere conseguenze pesanti».

Le compagnie sono davvero preparate a gestire queste emergenze?
«I protocolli esistono e le compagnie dovrebbero confermarlo chiaramente. Però il punto è che devono essere applicati con rigore. Servono sorveglianza, controlli e comunicazione trasparente da parte degli armatori».

Qual è allora il messaggio corretto da dare ai viaggiatori?
«Che un certo rischio esiste e che bisogna mantenere quei comportamenti di attenzione alla salute che il Covid ci ha insegnato. Prepararsi al viaggio, valutare eventuali vaccinazioni, avere prudenza».

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11 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 12:40)