di
Gian Guido Vecchi
Nel rapporto si evidenzia come «La significativa crescita dell’utile netto è principalmente riconducibile al miglioramento dei risultati operativi, conseguente ad una gestione attiva e disciplinata dei portafogli»
L’Istituito per le Opere di Religione ha chiuso il bilancio di esercizio 2025 con un utile netto di 51 milioni di euro, in crescita del 55 per cento rispetto all’anno precedente, e garantirà a Papa Leone XIV e alla Santa Sede un dividendo di 24,3 milioni. Si conclude così il mandato di Jean-Baptiste Douville de Franssu, 62 anni, che ha guidato la cosiddetta «banca vaticana» a partire dal 2014, l’inizio della riforma voluta all’inizio del pontificato da Papa Francesco. Al suo posto, come nuovo presidente del Consiglio di sovrintendenza, arriva François Pauly, 61 anni, lussemburghese, una successione pianificata negli ultimi mesi: Pauly, finora presidente di La Luxembourgeoise Group e membro della Commissione per gli Affari Economici dell’arcidiocesi di Lussemburgo, è stato nominato dalla commissione cardinalizia dello Ior su proposta dello stesso Consiglio, del quale faceva parte dal 2024.
Il rapporto annuale
Nella quattordicesima edizione del suo rapporto annuale, lo Ior informa inoltre che nel 2025 è arrivata a «5,9 miliardi di euro» la raccolta complessiva gestita dall’istituto tra depositi, conti correnti, gestioni patrimoniali e titoli in custodia, «rispetto ai 5,7 miliardi di euro del 2024», mentre il patrimonio netto è di «815,3 milioni di euro in crescita di 83,4 milioni di euro rispetto all’anno precedente. «La significativa crescita dell’utile netto è principalmente riconducibile al miglioramento dei risultati operativi, conseguente ad una gestione attiva e disciplinata dei portafogli e alle condizioni favorevoli di mercato», si legge nel rapporto: «Tale andamento ha determinato un rilevante incremento della redditività complessiva, ulteriormente sostenuta dalla variazione positiva delle riserve relative al fondo pensione». Tra l’altro, «si è ulteriormente consolidata la relazione con le Congregazioni religiose», fa sapere l’Istituto: «In particolare, nel corso del 2025 si è registrato un incremento sia del numero delle Congregazioni clienti dell’Istituto, sia di quelle che hanno affidato il proprio patrimonio mediante la sottoscrizione di linee di gestione patrimoniale. Negli ultimi anni, hanno riconosciuto nello Ior un partner affidabile, anche in virtù del rafforzamento della governance, dei presidi di controllo interno, della trasparenza fiscale, dell’implementazione dell’offerta digitale e della solidità patrimoniale dell’Istituto».
La riforma di Francesco
Con l’inizio della riforma, Francesco aveva voluto che lo Ior tornasse all’idea originaria espressa dal suo acronimo, non una banca ma un «Istituto per le opere di religione» che abbia un ruolo di servizio e amministri con prudenza le risorse di ordini religiosi e opere missionarie». Erano stati chiusi migliaia di conti esterni. Dopo lo scandalo londinese, la gestione dei fondi e di tutti i beni immobili della Segreteria di Stato era stata trasferita all’Amministrazione del Patrimonio Apostolico (Apsa), che era divenuta l’unico centro di spesa e di investimenti della Santa Sede: niente più fondi autonomi nei dicasteri, ma un’unica cassaforte per avere sotto controllo il flusso reale della liquidità. A ottobre dell’anno corso è stata pubblicata la lettera apostolica «Coniuncta Cura», un motu proprio di Leone XIV sugli investimenti finanziari della Santa Sede che ha nella «corresponsabilità» la parola chiave: lo Ior non ha più l’esclusiva degli investimenti. La Costituzione di Francesco, nell’articolo 219, da un lato accentrava nell’Apsa la «gestione del patrimonio immobiliare e mobiliare della Santa Sede» e dall’altra affidava allo Ior l’ «esecuzione delle operazioni finanziarie». Leone XIV ha stabilito che lo Ior non avrà più l’esclusiva degli investimenti proprio per rispettare, ha scritto, lo spirito della Costituzione voluta dal predecessore: «Corresponsabilità nella communio è uno dei principi per il servizio della Curia Romana». Una «responsabilità condivisa» che riguarda anche «le Istituzioni curiali alle quali spettano le attività di investimento finanziario della Santa Sede» e «richiede che siano consolidate le disposizioni succedutesi nel tempo e siano ben definiti i ruoli e le competenze di ciascuna Istituzione». Si trattava insomma di riordinare le disposizioni e renderle più coerenti con lo spirito della «mutua collaborazione» di tutti.
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11 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 15:28)
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