CREMONA – È un’Italia in bianco e nero, uscita da pochi anni dalla dittatura e da una guerra sanguinosa, ancorata a una bellezza millenaria e protesa verso una modernità spiazzante: Ezio Quiresi l’ha percorsa in lungo e in largo, macchina fotografica al collo, lavorando per il Touring Club Italiano a partire dal 1957, così come ha a lungo collaborato alla rivista Le vie del mondo. E proprio il Tci – grazie al neonato progetto Digitouring – torna a offrire al fotografo cremonese, scomparso nel 2010, una vetrina di eccezionale importanza. Digitouring, realizzato con il contributo di Regione Lombardia, è il nuovo museo digitale del Tci e rende possibile, attraverso percorsi interattivi, mappe e mostre virtuali, la consultazione di un archivio che conserva centinaia di migliaia di immagini, carte, guide, riviste e documenti.

Nella sezione Esplora l’archivio a Quiresi è dedicata una mostra virtuale che, almeno fino alla fine di maggio, pone in primo piano 279 scatti realizzati in Italia dal fotografo. Ed è sufficiente digitare il suo nome per scoprire altre centinaia di fotografie di Quiresi realizzate anche all’estero, frutto di reportage sorprendenti.

Abituati come siamo a identificare Quiresi per i suoi scatti padani, per renaioli e barcaioli, per le donne al fiume o per Pirlin, stupisce addentrarsi in un percorso che nel corso degli anni ha consentito agli italiani di conoscere l’Italia e, indirettamente, di registrare i profondi cambiamenti che il Paese stava affrontando. Tra le più fortunate e intelligenti operazioni del Tci, infatti, ci sono le due serie di Attraverso l’Italia. La prima serie, caratterizzata dalla copertina azzurra, comincia addirittura nel 1930 (e si conclude nel 1955, neppure la guerra interrompe le uscite) e si ripromette in ventisei volumi di raccontare con parole e immagini le regioni italiane. La seconda serie, uscita tra il 1955 e il 1972, rivede, aggiorna e arricchisce la prima. È un’iniziativa destinata a fare scuola. Solo per fare alcuni esempi, è di quegli anni il Viaggio in Italia di Guido Piovene, autore di un reportage lungo tre anni – il libro uscirà nel 1957 – che testimonia di un Paese in bilico tra ricostruzione e boom economico. Risale al 1959 invece La lunga strada di sabbia, che restituisce in una visione antropologica e sociale lo sguardo poetico e visionario di Pier Paolo Pasolini che percorre le coste italiane a bordo di una Fiat 1100. E portano alla luce angoli di esemplare bellezza i Viaggi nell’Italia perduta, alcuni dei racconti scritti da Giovanni Comisso tra gli anni Venti e gli anni Cinquanta.

Le collane del Touring sono organizzate per aree geografiche e ogni volume è corredato da mappe. Vi collaborano i migliori fotografi italiani, tra cui appunto Ezio Quiresi. I reportage raccontano un’Italia che nei suoi mille e passa chilometri di lunghezza ospita mille storie (e mille Storie) diverse, come diversi sono paesaggi, monumenti, dialetti, tradizioni culinarie, abitudini. L’intento del Touring non è solo turistico, riguarda piuttosto la conoscenza di un Paese che gli italiani stessi non conoscono. Se la realizzazione dell’Autostrada del Sole – un nome che di per sé è un programma – agevola almeno in parte gli spostamenti nord/sud, Attraverso l’Italia promuove anche (e forse soprattutto) i centri minori, i piccoli musei, pievi e castelli sperduti arrampicati sulle colline, chiostri, interni di chiese e palazzi, scavi archeologici. Arriva dove manca la ferrovia, raggiunge luoghi dove le strade di campagna si sono allargate quel tanto per consentire il passaggio delle automobili.

Anche per quanto riguarda il lavoro di Quiresi, passato e presente convivono in ogni immagine; la stessa Italia dalle tradizioni ultramillenarie accetta opere architettoniche ardite e, all’epoca, futuribili. Se in provincia di Caserta la coltivazione della canapa si fa a mano e i contadini usano un carretto trainato da un cavallo, a pochi chilometri di distanza, la stazione di Napoli Centrale – tra i suoi progettisti anche Pier Luigi Nervi – spicca per la sua disarmante contemporaneità. Si balla la tarantella a Sorrento, su una terrazza che guarda il mare. Due donne di Altana Lucana camminano con le ceste sulla testa, a Policastro Bussentino una ragazza tiene in equilibrio un’anfora. Molti dei paesi fotografati da Quiresi sono già in parte spopolati da chi è andato a cercare lavoro nelle fabbriche del nord o all’estero, in Svizzera, Belgio o Germania, nelle miniere che di operai ne inghiottiranno tanti. È l’Italia degli anni Sessanta, quella che mandava a letto i bambini dopo Carosello e che si è alfabetizzata anche attraverso il maestro Alberto Manzi.

È passato poco più di mezzo secolo, eppure si sprofonda in un passato remoto, inimmaginabile. Ma l’Italia, di sé, non sa prendersi cura, e questo nonostante l’unico articolo della Costituzione che cita la parola ‘nazione’ sia il 9, che «tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico». Una foto di Quiresi dice tutto. È datata 1962 e raffigura Casa Cecere a Sant’Angelo dei Lombardi: l’ha distrutta il terremoto che ha colpito l’Irpinia nel 1980.