Nelle prime tre tappe del Giro d’Italia 2026 la fuga non ha avuto particolari difficoltà a formarsi e avvantaggiarsi. In ognuna delle frazioni della Grande Partenza in Bulgaria, infatti, non c’è stata battaglia per inserirsi nei tentativi da lontano che, tradizionalmente, si formano nei primi chilometri e gli attaccanti sono sempre andati via al primo scatto, ma soprattutto non ci sono state altre squadre interessate a mandare all’attacco i loro uomini se non le due Professional italiane, Bardiani CSF 7 Saber e Team Polti VisitMalta, che hanno fortunatamente animato le prime fasi di gara (oltre che il finale della terza tappa, dove i fuggitivi sono stati ripresi a soli 500 metri dall’arrivo).

Una tendenza che non è piaciuta particolarmente ad Alec Segaert (Bahrain Victorious), che si augura che nel prosieguo della gara ci siano più corridori interessati a inserirsi in attacchi a lunga gittata, nei quali punta lui stesso a essere protagonista avendo ora anche più libertà dopo aver perso il proprio capitano, Santiago Buitrago, ritiratosi per una caduta avvenuta nella seconda frazione.

In fin dei conti, è la ricetta con cui devo provare a vincere le gare – ha dichiarato il belga in un’intervista a Wielerflits – Ci sono molti corridori veloci che possono aspettare lo sprint. Io, con le mie qualità, semplicemente non posso. Solo che, con mia grande sorpresa, ci sono parecchi corridori con le mie caratteristiche che ci provano troppo poco“.

Ci sono molte squadre che si limitano a subire la gara, senza esplorare tutte le possibilità – ha aggiunto il 23enne – Lo trovo un peccato, nel ciclismo moderno. A volte le squadre pensano: abbiamo qualcuno in grado di ottenere la top-5 in volata, quindi puntiamo tutto su di lui. Preferirei che gli attaccanti potessero e avessero il permesso di giocare più spesso le loro carte per la vittoria. È più piacevole per lo spettatore, ma anche per noi stessi”.

Segaert si era messo in evidenza questa primavera vincendo il GP Denain al termine di un attacco da lontano: “Come corridore, secondo me, si deve puntare sempre al massimo risultato possibile. Quando parto al Giro delle Fiandre, lo faccio con la consapevolezza che arrivare tra i primi cinque è praticamente impossibile. Entrare nella top-10 sarebbe già un ottimo risultato, quindi corro per quello. Ma in molte altre gare cerco ovviamente di vincere, è questo l’obiettivo. Ci provo sicuramente”.

Il belga vede diverse occasioni per sé e per gli attaccanti nelle prossime settimane della Corsa Rosa: “Vedo numerose tappe in cui ci sono possibilità di ottenere un risultato con una fuga da lontano. Ma penso anche che la cronometro di 42 chilometri sarà un buon banco di prova. Sarà la mia prima cronometro con la squadra, con nuovi materiali. Il mio obiettivo è quello di trarne buone sensazioni, in vista del campionato belga”.

Soprattutto nella seconda parte di un Grande Giro, ci sono fughe più numerose che possono avvantaggiarsi – ha proseguito il 23enne – Allora diventa più un gioco tattico nel gruppo di testa. Non devo per forza essere il migliore in salita, ma se la tattica è giusta, in questo modo si può ottenere qualcosa […] Ovviamente, spero di non essere l’unico a provare a fare questo genere di cose. Avere dei compagni per un’impresa del genere è sempre utile. E in questo gruppo, che forse è un po’ diverso rispetto a quello delle classiche di primavera, ci sono ancora molti corridori che non incontro spesso in gara o che conosco un po’ meno. Quindi vedremo”.

Spero di poter dire, al termine del Giro, di aver avuto modo di lottare per la vittoria in un paio di occasioni. In fin dei conti, è questa la parte più bella del ciclismo. Ciò significa che sarò riuscito a inserirmi un paio di volte in una fuga che è arrivata fino al traguardo. Sarebbe bello anche piazzarsi tra i primi dieci nella cronometro“, ha concluso il corridore della Bahrain Victorious.