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Le api rappresentano uno degli ingranaggi fondamentali dell’equilibrio naturale del pianeta. Attraverso il loro incessante lavoro di impollinazione permettono la riproduzione di migliaia di specie vegetali, contribuendo direttamente alla biodiversità e alla produzione di gran parte degli alimenti che arrivano ogni giorno sulle nostre tavole. Frutta, ortaggi, cereali e molte colture dipendono infatti, almeno in parte, dall’attività dei piccoli insetti giallo-neri, il cui ruolo è cruciale anche per la salute degli ecosistemi e della fauna selvatica.


APPROFONDIMENTI

Negli ultimi anni, però, le api devono affrontare minacce sempre più gravi: cambiamenti climatici, pesticidi, inquinamento, perdita degli habitat naturali e diffusione di parassiti stanno causando un preoccupante calo delle colonie in molte aree del mondo. La loro salvaguardia non riguarda soltanto la tutela di una singola specie animale, ma il futuro stesso dell’ambiente e della sicurezza alimentare globale. 

L’innovazione

A tal proposito è nato un modo efficace, e soprattutto green, che protegge le api e, allo stesso tempo, riduce il lavoro degli apicoltori: è l’innovativa tecnica messa a punto da un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Padova, che permette combattere con efficacia uno dei principali parassiti delle api, il Varroa destructor, dimezzando però la frequenza dei trattamenti.

Il risultato, pubblicato sul Journal of Drug Delivery Science and Technology, ha visto la partecipazione anche dell’azienda farmaceutica veneta Chemicals Laif e dell’Istituto di Chimica della Materia Condensata e di Tecnologie per l’Energia di Padova.

La tecnica rappresenta un passo avanti verso pratiche più sostenibili, in un contesto in cui la salute delle api è strettamente legata alla biodiversità, all’agricoltura e alla sicurezza alimentare.Combattere il parassita

Il parassita Varroa destructor può indebolire e persino uccidere le colonie di api in pochi mesi. Le strategie preferite nell’ambito dell’apicoltura biologica prevedono l’uso di composti naturali come gli oli essenziali, i quali hanno però una persistenza molto limitata e richiedono, quindi, trattamenti molto frequenti.

Per aggirare questo limite, i ricercatori coordinati da Simone Bernardotto, Margherita Morpurgo ed Erica Franceschinis hanno combinato gli oli con polveri a base di silice, che intrappolano gli elementi grassi e li rilasciano più gradualmente nel tempo. L’efficacia del sistema è stata valutata anche sul campo, grazie a sperimentazioni condotte per due anni in collaborazione con l’associazione di apicoltori padovani APaPad.

Cos’è il Varroa destructor

Il nome dice tanto della sua potenza distruttrice. Si tratta di un acaro parassita considerato una delle principali minacce per le colonie di api nel mondo. Originario dell’Asia, si è diffuso progressivamente in Europa, America e in molte altre aree, colpendo soprattutto l’ape occidentale, Apis mellifera.

Questo minuscolo parassita si attacca al corpo delle api adulte e delle larve, nutrendosi dei loro tessuti e indebolendole. Oltre a sottrarre nutrienti vitali, la Varroa è particolarmente pericolosa perché trasmette virus e infezioni che possono compromettere l’intera colonia, causando deformazioni, perdita di orientamento, riduzione della capacità di volo e, nei casi più gravi, il collasso dell’alveare.

L’efficacia del metodo

«Non abbiamo aumentato l’efficacia rispetto ai prodotti esistenti – dice Bernardotto, primo firmatario dello studio – ma siamo riusciti a ottenere lo stesso risultato con un numero inferiore di trattamenti. Le formulazioni attualmente in commercio, infatti, richiedono interventi frequenti, ogni 7-10 giorni, mentre la nuova tecnologia che abbiamo sviluppato permette di estendere la durata dell’efficacia fino a circa 25 giorni».


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