di
Francesco Battistini
La massaggiatrice: so che le mie parole sono «fragili»
Il citofono a codice, una piccola portineria, si sale al primo piano. Dove vive Graciela Mabel De Los Santos Torres è il piccolo appartamento d’una donna che non sembra essersi arricchita granché, durante i vent’anni a far massaggi nel ranch Gin Tonic di Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti: un tinello spoglio, la foto d’una vacanza felice a Rio de Janeiro, un po’ di documenti affastellati su un piccolo mobile. «Vivo quasi nascosta da un anno e ho paura, sì, perché capisco bene che le mie parole sono fragili», dice al Corriere: «E là dentro, invece, ho visto di tutto».
Da quand’è esploso il caso della grazia, Graciela ha parlato con i media italiani e uruguagi chiedendo fino a ieri — quand’è uscita con un’intervista pubblica sul Fatto — l’anonimato. La polizia di Punta del Este sa chi è e dov’è: le auto con i lampeggianti passano spesso davanti al suo portone.
I carabinieri sostengono d’aver avuto difficoltà a rintracciarla: «È gestita da un giornalista con cui bisogna prendere contatto», dicono. «È tutto molto strano», commenta Eduardo Preve, il periodista investigativo di Montevideo tirato in ballo: Graciela parla e si muove in libertà, è appena stata all’estero, dice d’essere pronta a «testimoniare a sostegno dell’inchiesta» milanese sulla grazia e comunque «nessun investigatore italiano mi ha mai contattato».
La casa di Graciela è a una decina di chilometri dal Gin Tonic, ma è come fosse sull’altra faccia della terra. Da marzo, da quando s’è licenziata perché «volevo solo andarmene il prima possibile da quell’ambiente tossico», la massaggiatrice di Punta del Este non s’è mai più avvicinata alla finca di Cipriani e Minetti. Non ha conservato nemmeno una copia dell’accordo concluso attraverso due avvocati di Maldonado, lo studio Aldecoa, per farsi pagare in due tranche i 6mila dollari di «servicios domésticos» in nero che aveva svolto negli ultimi mesi al Gin Tonic: «Dietro quelle due parole c’erano ben altre richieste, che ho rifiutato», dice, ma «la giustizia in Uruguay è una mafia».
Alla fine del breve negoziato col braccio destro di Cipriani, Anna, la massaggiatrice «era molto spaventata e s’è accontentata di quei soldi — spiega il suo legale, Bruno Aldecoa —, anche se in questi casi puoi chiederne almeno il doppio».
Parole fragili, dice Graciela. Qualche foto, qualche video e la speranza che altre donne si facciano avanti per sostenere quel che lei è disposta a raccontare ai magistrati della Procura generale di Milano: «Nessuno poteva riprendere nulla, durante le feste. Una volta Nicole Minetti, che in quel momento non era in Uruguay, vide su un social un’immagine pubblicata da una ragazza cinese e diede ordine di non invitarla più».
Sulle accuse sottoscritte dalla massaggiatrice, intervengono gli avvocati della Minetti che già nei giorni scorsi, dopo l’inchiesta del giornale di Marco Travaglio, avevano annunciato una richiesta di danni per 250 milioni di euro: «Il Fatto Quotidiano invece di prendere atto della realtà, come sarebbe stato lecito attendersi vista la documentazione indiscutibile che ha messo a nudo le innumerevoli falsità che sono state scritte sul procedimento di adozione dei signori Minetti e Cipriani e sulle condizioni cliniche del minore, con danno incommensurabile soprattutto per quest’ultimo, rilancia a suo modo diffondendo ulteriori notizie che nulla hanno a che vedere con la verità». Per i legali Antonella Calcaterra ed Emanuele Fisicaro «ora, dopo diverse settimane, salta fuori una testimonianza che punta l’indice sullo stile di vita della coppia. Si tratta di circostanze del tutto inveritiere ed anche queste facilmente smentibili, documenti alla mano».
11 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 23:00)
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