Dalla rilettura di un’intercettazione ambientale del 2017 la Procura di Pavia, nelle nuove indagini sul delitto di Garlasco chiuse nei giorni scorsi, arrivano a sostenere anche che Andrea Sempio in uno dei suoi soliloqui “sembra riferirsi all’orario in cui si sarebbe presentato a casa della vittima il giorno dell’omicidio”. Nelle trascrizioni dell’audio dell’8 febbraio 2017 si legge che il 38enne dice: “È successo qualcosa quel giorno (…) era sempre lì a casa (…) però cazzo (…) alle nove e mezza”. Secondo la Procura Sempio “sembra riferirsi all’orario” in cui è stata uccisa Chiara Poggi il 13 agosto 2007, quell’intercettazione è relativa a due giorni prima di essere interrogato per la prima volta come indagato nell’inchiesta del 2016-17.
Nella captazione, riascoltata nel 2025 e riportata sia nell’informativa del Nucleo investigativo dei carabinieri che nella memoria che i pm Civardi-De Stefano-Rizza hanno letto all’indagato la settimana scorsa quando si è avvalso della facoltà di non rispondere, la frase è stata intercettata dalle cimici in auto, è delle 17.43.
Intanto emerge che i consulenti della Procura di Pavia in materia di impronte hanno trovato un’altra traccia digitale di Alberto Stasi, la terza, sul “contenitore per sapone liquido” che era posto al bagno al piano terra di casa Poggi e che, secondo la condanna all’ex fidanzato, sarebbe stato lavato prima di riporlo sul lavello. Lo scrivono il comandante della ‘sezione impronte’ del Ris di Roma, tenente colonnello Gianpaolo Iuliano, e il dattiloscopia-criminologo, Nicola Caprioli, nella nuova consulenza tecnica “dattiloscopica” e sulle “impronte di calzatura” depositata agli atti dell’indagine su Andrea Sempio per l’omicidio della 26enne. In particolare si tratta dell’impronta del “mignolo della mano destra” del 42enne condannato a 16 anni in via definitiva nel 2015 per l’omicidio. Gli esperti che scrivono che “l’attività comparativa” ha restituito “esito positivo” con Stasi. E’ stata chiamata “Impronta 3” e si somma alle due impronte dell’anulare, sempre della mano destra, già rilevate dal Ris di Parma nel 2007 e che, secondo la sentenza di condanna passata in giudicato, rappresenterebbe uno dei 7 elementi “gravi, precisi e concordanti” a suo carico visto che sullo stesso dispenser non è stato possibile individuare altre impronte digitali attribuibili, nonostante fossero presenti dei frammenti.
Cosa ha detto Alberto Stasi
Per Alberto Stasi Chiara Poggi non ha mai fatto riferimento ad approcci legate alle strane chiamate telefoniche ricevute e nemmeno di sospetti su Andrea Sempio. Lo ha detto sentito dagli inquirenti il 20 maggio 2025, come riportato oggi da diverse testate. “Chiara ha mai fatto riferimento ad approcci legati a quelle strane chiamate ricevute qualche giorno prima del delitto?”, “No, non l’ha fatto”. A rispondere era Alberto Stasi. L’allora fidanzato, condannato a 16 anni, viene sentito dagli inquirenti il 20 maggio 2025.
A lei l’avrebbe detto? “Non l’ha fatto. Ragionando in termini ipotetici, credo sarebbe dipeso da altri fattori – analizzava l’allora laureando alla Bocconi – se in quel momento l’avesse ritenuto importante, se non era distratta da altre cose”.
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Il giallo delle avance di un collega di Chiara
Stasi ricordava invece l’accenno sulle avances di un collega. Il procuratore Fabio Napoleone gli chiede se Chiara avesse mai citato l’indagato Andrea Sempio.
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“No”. E se lui ha avuto sentore che qualcuno potesse aver visto i video intimi. “Che io sappia no, anche a distanza di tempo”. Chiara sospettava che il fratello se ne fosse accorto? “Tendo ad escluderlo'”.
Il nuovo giallo su una impronta di mano nella pozza di sangue
Per la nuova “Bpa”,l’analisi delle macchie di sangue, scrive inoltre il Corriere, “ci sono ‘nuove’ tracce sulle scale della cantina (…) Tra queste segni a forma di ‘C’ rovesciata, con angoli squadrati, lasciati in più punti. Per gli inquirenti, il possibile risultato dell’appoggio a terra dell’arma imbrattata di materiale ematico. C’è anche una traccia che fa effetto. È ai margini della pozza all’ingresso.
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Un palmo sinistro
Nessuno finora l’aveva “letta”. Sembra lo stampo di una mano. Un palmo sinistro. Lasciato col sangue. Non c’è impronta (da confrontare). Ma, per gli investigatori, è dell’assassino. Solo lui poteva lasciarla”.
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Infine le intercettazioni, quelle vecchie che sono stati rianalizzate e, soprattutto, quelle nuove dello scorso anno.
Spunta altra indagine a Pavia nel 2013, rimasta sconosciuta per 13 anni e archiviata
C’è stata un’altra indagine della Procura a Pavia sul delitto di Garlasco, di cui non si è saputo nulla per 13 anni. E’ stata aperta contro ignoti nel 2013 sulla base di una “denuncia-querela” presentata dalla “difesa del condannato” Alberto Stasi in un’epoca in cui l’ex fidanzato di Chiara Poggi era ancora a piede libero e non aveva nemmeno affrontato il processo d’appello bis, quello della prima condanna. E’ una circostanza che emerge dagli atti del fascicolo su Andrea Sempio all’interno di una memoria depositata dal procuratore aggiunto Stefano Civardi con le pm Valentina De Stefano e Giuliana Rizza. Durante lo “sviluppo processuale” del caso Garlasco, scrivono i pm di Pavia, “presso questo stesso Ufficio sorgeva secondo procedimento”. Viene indicato con il numero di registro 255/2013 e iscritto contro soggetti ignoti. Ne è stata chiesta l’archiviazione il 3 dicembre 2015, due settimane prima che la condanna a 16 anni per Stasi diventasse definitiva con la sentenza della Cassazione, con la motivazione che “per il delitto di omicidio di Poggi Chiara si procede già nell’ambito di un altro processo penale a carico di indagato noto”. A “oggi – proseguiva la richiesta di archiviazione – non è emerso alcun elemento per ipotizzare ulteriori responsabilità a carico di terzi”. Richiesta di archiviazione che è stata accolta dal gip di Pavia quasi tre anni dopo, il 2 gennaio 2018.