Burbero, un po’ introverso, ma con la capacità di aprirsi al mondo. C’è chi lo ha descritto come un precursore dei tempi; chi come un visionario. Se fosse nato nel mondo attuale – social e iperconnesso – sarebbe stato definito semplicemente archistar. Le sue opere in fondo sono instragrammate e postate anche a 150 anni e più di distanza. E forse Alessandro Antonelli è il primo archistar italiano del mondo moderno. È la mente che ha progettato e realizzato la Mole di Torino. È l’architetto che ha creato la cupola di Novara, la seconda più alta d’Europa, superata solo da San Pietro.

Ma le sue opere sono sparse per tutto il Piemonte che ora vuole farne un brand. «Attraverso Antonelli vogliamo rafforzare la capacità di attrarre flussi culturali e turistici – spiega l’assessore regionale alla Cultura Marina Chiarelli -. Il territorio ha una storia architettonica importante che va valorizzata Non solo narrando i luoghi ma animandoli».

È nato così il progetto della Regione «Rete Antonelliana. Cultura che unisce», un unico grande itinerario da Torino al Novarese. Predisposto da «Abbonamento Musei» in collaborazione con le Fondazioni Trg e Piemonte dal Vivo, coinvolge 20 organismi e propone oltre 30 appuntamenti tra visite guidate, aperture straordinarie, esperienze sul territorio, podcast, una mostra, un programma fedeltà e un ciclo di incontri divulgativi.

«Con questa sua doppia polarità tra Novara e Torino. Antonelli ha prodotto esperienze in tutto il Piemonte e la sua è una simbiosi naturale con il territorio», a parlare è Roberto Tognetti, architetto, direttore della Fondazione riusiamo l’Italia e tra i massimi esperti di Antonelli. Ha iniziato nel 2009 come presidente del Comitato d’Amore per Casa Bossi, non profit per promuovere il recupero della struttura di Novara progettata nel 1859 da Antonelli e su cui ora il Comune dopo anni ha finalmente progetti di restyling. «Nel tempo abbiamo deciso di estendere il nostro impegno a tutte le opere – spiega Tognetti -. È da anni che proponiamo di fare rete e ora siamo ascoltati. La cifra del riscontro è sul campo: ogni volta che è stato proposto qualcosa riferito a questa figura ha ricevuto risposte positive».

IL CASO

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«Una vera icona pop»

Nato a Ghemme, ai piedi della collina Novarese, nel 1798, in epoca Napoleonica, Antonelli è morto nel 1888 con l’Italia già unita. Nato con l’architettura Neoclassica, è morto che negli Usa i grattacieli facevano capolino. Mondi diversi da cui si è fatto contaminare. Ma Antonelli in Piemonte va riscoperto o solo promosso meglio? «È stato sotto-valorizzato – assicura Tognetti -. Non ha acquisito il posto che merita nella coscienza collettiva». Ecco quindi che diventa rilevante trovare un modo che metterne in risalto la figura. «Crearne un brand appunto – chiosa Tognetti -: Antonelli può diventare un’icona pop e noi ci abbiamo già provato nel passato. Si potrebbero trasformare dei difetti in opportunità». L’architetto si spiega meglio: «Ci sono pochissime foto di Antonelli e tutte lo rappresentano con un ghigno un po’ inquietante. Abbiamo fatto degli esperimenti di merchandising come volontari: lavorando con colori, viraggi ed elaborazioni originali ne esce un’immagine accattivante che attira simpatia. Ecco una strada».

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La Regione punta molto sul fare rete, un’opportunità in particolare per i Comuni più piccoli del Novarese. «Condividere la cultura è la nostra sfida. Sui vari territori già si erano mosse varie iniziative ma non omogenee – spiega Chiarelli -. Abbiamo iniziato un percorso di identità culturale comune. Collaborando si possono valorizzare altri aspetti turistici: dall’enogastronomia, all’artigianato locale».

IL PROGETTO

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Da Maggiora a Ghemme

«Tutto ciò è fondamentale per valorizzare la memoria storica del territorio», assicura Roberto Balzano sindaco di Maggiora. Il suo Comune – poco più di 1.600 abitanti – è tra i più piccoli coinvolti: qui c’è la casa in cui Antonelli viveva, qui ancora da studente intraprese il primo lavoro con lo scurolo di San Agapito. Qui lo raffigura una statua di bronzo – l’unica a figura intera – all’ingresso del paese. «Con interventi radicali trasformò anche la viabilità, una testimonianza della modernità e la determinazione del suo approccio urbanistico», racconta la professoressa Fulvia Minazzoli, esperta di storica locale. Se a Maggiora visse, è a Ghemme che nacque. Qui tra il 1864 e il 1875 realizzò un altro scurolo, quello della Beata Panacea. Curiosità: l’opera doveva costare 40 mila lire, cifra astronomica per l’epoca. Sia lui che le maestranze si ridussero il compenso pur di poterlo realizzare.

IL CASO

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La maestosità di Boca

«Incanto e volontà», la definizione di Antonelli fatta da Carlo Mollino, architetto e designer torinese, tra i più noti del Novecento, rende bene l’idea a chi si affaccia per la prima volta al santuario del Santissimo Crocifisso di Boca uno dei suoi primi grandi progetti che ne rivela l’ambizione. Venne iniziato che aveva 22 anni, lo portò a termine il figlio Costanzo quando era già morto. Un santuario maestoso – la basilica è lunga 45 metri e larga 24, con una navata centrale da 51 metri di altezza, solo per dare qualche numero – che ogni anno accoglie da solo oltre 100 mila visitatori.

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Opere religiose, ma anche civili come Villa Caccia, che dall’alto di una collina domina Romagnano Sesia. Residenza di una delle famiglie più influenti del Novarese, ha avuto mille vite negli anni: oggi un’ala è sede del museo storico etnografico della Bassa Valsesia, L’edificio presenta un corpo centrale di impianto neoclassico, con volumi regolari e rigorose simmetrie tipicamente antonelliane. «Alcune aree risentono ancora degli anni in cui la struttura venne abbandonata – racconta il sindaco Alessandro Carini -. Ci vorrebbero almeno 8 milioni per sistemarla a pieno». La passione del territorio, i sogni e i progetti non mancano. Chissà che il far rete non possa smuovere qualcosa. «Da Oleggio a Borgolavezzaro, anche altri Comuni si sono già detti interessati a entrare nel percorso», chiosa Chiarelli.

Perché Antonelli, l’architetto simbolo di Torino e Novara, con il suo sguardo burbero ma la capacità di aprirsi al mondo, non si è mai dimenticato delle sue colline d’origine. E a 150 anni e più di distanza può diventarne un brand di rilancio turistico-culturale. E perché no, un’icona pop.

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