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Cosa sta succedendo nella testa di Putin? La scelta di una parata sottotono, le parole di apertura verso nuovi negoziati (salvo un successivo dietrofront), i timori di un golpe interno al Cremlino. Il presidente russo non è mai stato così in difficoltà dall’inizio della guerra in Ucraina. La sensazione è che lo “zar” stia temendo che il conflitto possa prendere una piega da lui inaspettata. La risposta di Kiev è in costante crescita e la capacità di incursione dei droni in territorio russo sta realmente spaventando Mosca.
APPROFONDIMENTI
La confusione del Cremlino
Partiamo dalle parole pronunciate da Putin, poi in parte ritrattate. «Il conflitto ucraino sta volgendo al termine», le sue parole riportate da Ria Novosti e dalla Tass. La Russia «non ha mai rifiutato» di tenere negoziati con la Ue, ha poi aggiunto il presidente russo commentando la proposta del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, di avviare un dialogo con Mosca. «Come candidato al ruolo di negoziatore preferirei l’ex cancelliere tedesco Schroeder. Altrimenti, che scelgano loro un leader di cui si fidano», ha sottolineato. Tempo qualche ora e dal Cremlino è partita una nuova comunicazione dai toni diversi: «La guerra in Ucraina si concluderà con una nostra vittoria. È la nostra guerra, e la vinceremo», ha sentenziato il portavoce Dmitry Peskov.
Una confusione che apre a diverse interpretazioni. La verità è che le capacità offensive ucraine ora spaventano davvero Mosca. Il raggio d’azione dei droni di Kiev, capacità di penetrare in profondità la Russia raggiungendo anche la Capitale in più occasione, ha costretto Putin a organizzare la parata del Giorno della Vittoria del 9 maggio in tono decisamente minore. Non solo, il “zar” è stato anche costretto a invocare un cessate il fuoco, garantito anche dalla sponda di Trump. Un messaggio chiaro delle difficoltà di gestire la difesa interna. E non è un caso che qualcosa sembra stia tornando a muoversi sul terreno dei negoziati. Steve Witkoff e Jared Kushner sono attesi «presto» a Mosca per la ripresa del dialogo. L’uomo che, proprio con i due negoziatori di Donald Trump, ha finora tessuto i colloqui per la fine della guerra. A Bruxelles si sta facendo spazio l’idea che la cosiddetta ‘fatigue’ sul conflitto in Ucraina stia coinvolgendo anche la Russia. E la conferma proviente anche dalla crescita del malcontento dei russi nei confronti della guerra e della situazione economica del Paese. La crisi sul campo
Sul campo d’altronde la situazione non sta andando bene per Mosca. Le forze ucraine specializzate in sistemi senza pilota hanno dichiarato che i loro operatori hanno colpito diverse infrastrutture di difesa aerea russe di alto valore nel corso dell’ultima settimana, tra cui sistemi missilistici avanzati e stazioni radar per un valore complessivo di oltre 131 milioni di dollari. Secondo quanto comunicato gli attacchi hanno colpito con successo un Buk-M3, un Tor-M2, un 2S6 Tunguska e una stazione radar Kasta-2E2. «Queste azioni rientrano nel sistematico esaurimento delle capacità del nemico, dove ogni attacco mirato riduce il suo potenziale bellico e limita la sua capacità di condurre la guerra», ha dichiarato il comando ucraino. La distruzione di sistemi come il Buk-M3 e il Tor-M2 rappresenta una significativa battuta d’arresto operativa per le forze russe, poiché entrambi sono elementi chiave dell’architettura di difesa aerea a più livelli di Mosca, ampiamente utilizzata per contrastare droni, aerei e missili da crociera ucraini. A questo si aggiunge anche il numero di perdite all’interno delle truppe. Secondo quanto riferito dallo Stato Maggiore ucraino l’11 maggio, le forze russe hanno subito ulteriori 920 perdite tra i soldati nelle ultime 24 ore, oltre alla distruzione di quattro carri armati e 76 sistemi di artiglieria. Secondo le cifre aggiornate, le perdite totali di personale russo dall’inizio dell’invasione su vasta scala si aggirano intorno a 1.342.030 soldati.
Le paranoie di Putin
Poi c’è la questione interna. Putin si sente accerchiato all’interno dello stesso Cremlino, temendo sia per la sua autorità che per la sua vita. Nei giorni scorsi erano emerse le nuove misure di sicurezza adottato attorno al presidente. A rivelarlo è un rapporto dell’intelligence europea citato dalla Cnn, secondo cui le nuove misure sarebbero state adottate dopo una serie di omicidi di alti ufficiali russi e in un contesto di crescente tensione ai vertici del potere. Secondo il dossier, i controlli attorno al presidente sono stati intensificati: i visitatori devono superare verifiche multiple, mentre membri dello staff più vicino – inclusi cuochi, guardie del corpo e fotografi – non possono utilizzare mezzi pubblici. L’ultima novità è legata agli orologi del suo staff. Secondo quanto riportato dal canale Telegram Mozhem Obyasnit, il Servizio di protezione federale russo ha vietato ai funzionari di indossare orologi da polso durante gli incontri con Putin. Il divieto è entrato in vigore «intorno a metà aprile», ha affermato la fonte. I giornalisti di Mozhem Obyasnit hanno visionato i filmati degli incontri di Putin con i funzionari russi e hanno confermato che questi ultimi non indossavano orologi. La regola si applica anche ai funzionari che raramente si vedono in pubblico senza orologio. Mozhem Obyasnit ha citato come esempi il governatore della regione di Tambov, Yevgeny Pervyshov, il capo della Repubblica di Mordovia, Artyom Zdunov, e l’amministratore delegato di Kamaz, Sergei Kogogin. Timori reali o paranoie? Forse entrambe le opzioni. Ma con una certezza: ora la Russia teme di perdere la guerra, non tanto sul campo quanto sul fronte dell’immagine. E per Putin questa sarebbe la vera sconfitta.
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