Tra le persone che hanno raccontato di aver affrontato l’hantavirus in passato c’è anche Ralph Hasenhuttl, ex calciatore e poi allenatore di calcio austriaco oggi 58enne. Si ammalò nell’estate del 2012 durante la sua esperienza sulla panchina dell’Aalen, in Germania. La sua vicenda è tornata d’attualità oggi, dopo il focolaio registrato sulla nave da crociera Mv Hondius, partita il 1° aprile dal Sud America con destinazione Capo Verde. Una testimonianza drammatica, seppur con un lieto fine, perché l’uomo ha superato il periodo complicato per il virus e sta bene.
“Stavo pulendo il terrazzo di casa…”
In quel periodo Ralph Hasenhuttl, senza panchina dalla scorsa estate dopo l’esonero incassato dal Wolfsburg, era reduce dalla promozione dell’Aalen in Bundesliga 2 e stava preparando la nuova stagione. Hasenhuttl ha raccontato in un’intervista al Mirror di aver probabilmente contratto l’infezione durante una semplice attività domestica. “Stavo pulendo il terrazzo di casa senza mascherina e credo di aver inalato la polvere. Ci vogliono circa due o tre settimane prima che l’infezione si manifesti e compaiano i sintomi”, ha spiegato.
L’infezione può avvenire per diretto contatto con feci, saliva o urine di roditori infetti, oppure per inalazione dei virus attraverso escrementi di roditori.
“Sentivo come se avessi un ago in testa”
L’allenatore austriaco racconta di aver scambiato per sbaglio i primi sintomi per semplice stanchezza dopo un giro in mountain bike, ma nel giro di poco tempo sono comparsi forti dolori alla testa e alla schiena. “Sono andato a letto ed è stato allora che è iniziato il mal di testa. Sentivo come se avessi un ago in testa. Poi ho iniziato ad avvertire un forte mal di schiena. Era come se avessi un coltello nella schiena”, ha raccontato Hasenhuttl. Gli esami mostrarono che il virus stava causando un rapido ingrossamento di fegato e reni.
L’allenatore trascorse due settimane in ospedale, ricoverato in terapia intensiva. “Sono stato via per così tanto tempo e non sapevo quando sarei tornato. Il battito cardiaco era così intenso che mi svegliavo, sentivo un tonfo nel petto. Bisogna aspettare che il corpo produca anticorpi e poi sperare di sopravvivere. Non restava che aspettare. Cercavo di allontanare i pensieri negativi perché mi sentivo giovane, sano e forte. Pensavo: ‘Perché dovrei morire per un virus?’…”, ha concluso.
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