di
Dimitri Canello

Il coach australiano ha portato in vetta al ranking Lleyton Hewitt, Andre Agassi e Simona Halep, oltre a Jannik: «Lui sarà il mio ultimo atleta. Non contano solo i trofei: la mia idea è che, alla fine del percorso, chi hai seguito sia una persona migliore»

Una prospettiva privilegiata e una certezza: «Jannik migliora continuamente, ed è questa la sua vera forza». In un’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, Darren Cahill apre le porte del mondo Sinner e racconta il numero uno del tennis mondiale con le parole di chi l’ha visto crescere e sa di cosa parla. L’uomo che, insieme a Simone Vagnozzi, ne ha guidato l’ascesa fino al vertice assoluto del circuito Atp, si confessa e confessa anche come immagina il futuro del campione altoatesino. Un rapporto, quello fra Cahill e Sinner, costruito giorno dopo giorno, tra lavoro maniacale, crescita tecnica e una maturità fuori dal comune. Il tecnico australiano, diventato ormai una figura di riferimento per il campione azzurro, spiega come il segreto di Sinner stia soprattutto nella sua mentalità: «Ha una spinta interiore che noi allenatori non possiamo insegnare. Dopo ogni partita, vinta o persa, si chiede sempre: “Come posso migliorare oggi?”».

La mentalità

Una fame continua di crescita che, secondo Cahill, rende Jannik diverso da tutti gli altri. Ma dietro il campione glaciale che domina il circuito, Cahill racconta anche un ragazzo curioso e sorprendentemente umano: «Quando è in mezzo alle persone, tutti fanno domande a lui. Ma alla fine ribalta sempre la situazione e comincia a interrogare gli altri. Vuole capire tutto: come si gestisce la pressione, la vita, il successo. Vuole arrivare preparato prima ancora di vivere certe esperienze». L’allenatore australiano respinge poi l’immagine di un Sinner «robotico»: «In campo ha una mente che lavora come un computer, calcola rischi e probabilità in modo incredibile. Ma fuori ama l’adrenalina, le auto, la velocità. Ha un lato molto più istintivo di quanto la gente immagini».



















































Il futuro

Centrale anche il passaggio sul rapporto con Simone Vagnozzi, descritto come complementare e fondamentale nella crescita del fuoriclasse azzurro: «Simone è il coach principale ed è straordinario. Ha un occhio tecnico migliore del mio. Riesce a cogliere dettagli che pochissimi allenatori vedono e soprattutto sa trasmetterli al giocatore nel modo giusto». Cahill aggiunge poi: «Io e lui ci completiamo. Lui è la voce tecnica, io mi occupo molto dell’equilibrio e della cultura del team». Infine, uno sguardo al futuro. Cahill conferma che quella con Sinner sarà l’ultima esperienza della sua carriera in panchina: «Sì, al cento per cento. Nel tennis non contano solo i trofei. La mia idea del coaching è che, alla fine del percorso, chi hai seguito sia una persona migliore». Ma lascia aperta una porta sulla permanenza nel team anche oltre il 2026: «Non pensavo di essere ancora qui quest’anno. A fine stagione parleremo con serenità e capiremo il da farsi».

11 maggio 2026 ( modifica il 11 maggio 2026 | 17:17)