Innocente fino a prova contraria. Così si sente Andrea Sempio, indagato per la morte di Chiara Poggi, arrivato questa mattina nella Capitale. Un soggiorno non breve che si articolerà fra consulenze e perizie. A partire da quella psicologica con una psicoterapeuta-criminologa, richiesta dalla difesa, per redigere «una consulenza personologica». Per questo motivo, Sempio, durante l’ultimo interrogatorio di fronte ai pubblici ministeri si è avvalso della facoltà di non rispondere. «Il mio assistito è innocente – dice l’avvocato Angela Taccia – e lo dimostreremo, dateci il tempo di studiare gli atti».
Ore 12.25. Sempio, zaino in spalla e trolley al seguito, scende dalla carrozza numero 11 del treno “Italo 9957”, partito dalla stazione di Milano Rogoredo alle 9.15. «Ogni cosa a suo tempo», dice in fila per prendere un taxi mentre il suo avvocato, con garbo, puntualizza come ci «sono degli errori anche nell’informativa depositata».
Tutto quanto verrà chiarito: l’impronta sul muro? «È bagnata» quindi discutibile. Il Dna sotto le unghie di Chiara Poggi? “C’è solo il cromosoma y». E anche per quanto riguarda i monologhi, i soliloqui, i messaggi e le telefonate avanzate dalla Procura di Pavia come prove per ritenerlo responsabile dell’omicidio avvenuto nella villetta di Garlasco il 13 agosto 2007, le stesse «saranno chiarite», promette l’avvocato. Come sta? Andrea Sempio alza gli occhi al cielo di Roma e non ci sono nuvole: «Non riesco quasi più a lavorare». Abbassa lo sguardo, tiene la mano destra nella tasca dei jeans, ma è tranquillo. «Sembra già costretto ai domiciliari – prosegue la Taccia – con la difficoltà di uscire di casa anche solo per andare a fare la spesa».
E Chiara? Un pensiero, lasciando per un attimo l’inchiesta da parte, c’è? Un lungo sospiro. «Non ho risposto ancora ai magistrati» dice Sempio ma ci sarà il tempo per farlo. «Le prove vanno non solo argomentate ma dimostrate – spiega ancora il legale – è questo il compito della Procura. Non è detto ad oggi che l’unico assassino è Alberto Stasi, io mi auguro il meglio per lui, la revisione non è stata presentata, ad oggi tutti danno per scontato che non sia stato Stasi, io per prima per oltre un anno ho sempre avuto delle perplessità». Ma se non è Stasi, o non è stato solo lui quella mattina di 19 anni fa a uccidere barbaramente la giovane, di certo, per la difesa, non «lo è il mio assistito».
Dal punto di vista procedurale, la procuratrice generale di Milano Francesca Nanni sul sollecito ricevuto dai pm pavesi di valutare l’eventuale revisione di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il delitto di Chiara Poggi, ha detto: «Abbiamo ricevuto una memoria di cento pagine dalla Procura di Pavia, stiamo cominciando a studiare e analizzare. È una questione delicata, complicata, difficile. Le cose vanno fatte in un certo modo».
Appena 15 minuti di attesa in via Marsala a Roma per prendere un taxi: «Stiamo studiando gli atti, valuteremo le scelte opportune ma è tutto spiegabilissimo, voi fate il vostro lavoro, dateci il tempo di fare il nostro». Alcuni alla stazione lo riconoscono, l’Italia tutta a Termini, divisa fra “innocentisti” e “colpevolisti”. Un tassista lo guarda e gli dice: «Andrea, ti vedo male», una signora in fila in attesa del taxi di fronte a lui, si gira prima di salire in auto, gli stringe la mano e gli dice: «Auguri». Lui le stringe la mano e la ringrazia.
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