di
V. Mart.
La combinazione di due farmaci (disponibile sottocute) per la prima volta allunga la sopravvivenza dei malati e migliora la loro qualità di vita
Ogni giorno in Italia circa 115 persone scoprono di avere un tumore ai polmoni (per un totale di quasi 45mila nuovi casi registrati nel 2025), che resta difficile da trattare perché più del 70% dei pazienti arriva alla diagnosi tardi, quando la malattia è già in stadio avanzato e le possibilità di guarire sono ridotte, anche se oggi sono disponibili diverse terapie innovative che riescono a prolungare in modo significativo la sopravvivenza dei malati.
In questo contesto s’inserisce il via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) dell’innovativa combinazione di due farmaci (amivantamab e lazertinib), senza chemioterapia, per i pazienti con un tumore del polmone non a piccole cellule avanzato con mutazioni di Egfr.
Sintomi poco specifici e tardivi
«Purtroppo il tumore ai polmoni non dà segni evidenti della sua presenza agli esordi e quando lo fa (per lo più con sintomi poco specifici, quali tosse, affaticamento, dolore al petto, dispnea, perdita di peso) è generalmente già diffuso localmente o progredito in fase metastatica – spiega Silvia Novello, professore di oncologia medica presso il Dipartimento di Oncologia dell’Università di Torino -: le cose, di conseguenza, si complicano; le cure sono più complesse e le possibilità di guarigione diminuiscono. Per questo è così importante non non fumare, visto che ben 8 casi su 10 sono dovuti al tabacco, colpiscono tabagisti o ex tabagisti».
Test da fare prima di iniziare le cure
C’è una cosa che è fondamentale sapere se si deve fare i conti con questa neoplasia: un numero crescente di persone può trarre beneficio dai nuovi farmaci mirati contro le specifiche mutazioni che provocano il tumore (cosiddetti a bersaglio molecolare o target therapy). Con vantaggi sia in termini di allungamento della sopravvivenza (passata da pochi mesi anche a diversi anni), sia sul fronte della qualità di vita.
«Bisogna conoscere se e quali alterazioni genetiche sono presenti all’interno della neoplasia di ciascun paziente perché è proprio in base al cosiddetto “profilo molecolare” del tumore che possiamo scegliere le cure più efficaci caso per caso – ricorda Antonio Passaro, direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano -. Già oggi circa un terzo dei tumori del polmone si può affrontare con un approccio nel contesto della medicina di precisione: ricercando cioè target molecolari per i quali sono stati sviluppati farmaci mirati. Rappresentano il trattamento migliore quando il tumore presenta l’alterazione “bersaglio” per quei farmaci e la lista dei bersagli e dei rispettivi farmaci si è molto allungata negli ultimi anni».
Il nuovo mix di farmaci disponibile sottocute
La nuova combinazione rimborsata in Italia è indicata in persone adulte con carcinoma polmonare non a piccole cellule (che corrisponde a quasi l’85 per cento dei nuovi casi) con mutazioni del recettore del fattore di crescita dell’epidermide (EGFR), nello specifico con delezioni nell’esone 19 o mutazioni di sostituzione L858R nell’esone 21 conosciute anche come «mutazioni comuni» di EGFR.
«Il tasso di sopravvivenza a cinque anni per le forme Egfr è ancora inferiore al 20% e il quadro diventa ancor più complesso se guardiamo ai pazienti con mutazione L858R o delezione nell’esone 19, i quali tendono ad avere risposte meno durature agli inibitori tirosin-chinasici di prima, seconda e terza generazione, un dato che sottolinea la necessità di nuove opzioni terapeutiche mirate e strategie di intervento sempre più efficaci – chiarisce Silvia Novello, responsabile dell’Oncologia Medica all’AOU “San Luigi Gonzaga” di Orbassano e Presidente WALCE – Women Against Lung Cancer in Europe -. Siamo in una fase in cui la chemioterapia non è più l’unica opzione per i pazienti e abbiamo terapie che sempre più contribuiscono non solo a migliorare l’aspettativa, ma anche la qualità della vita. Oggi, infatti, grazie all’offerta di anticorpi monoclonali studiati per targetizzare un tipo specifico di mutazioni, tra i quali amivantamab, associabili ad inibitori tirosin-chinasici, possiamo agire in modo ancora più mirato sul tumore. Questa combinazione offre inoltre la possibilità di una somministrazione per via sottocutanea che, da un lato, riduce i tempi di e il rischio di effetti collaterali, dall’altro, risulta migliorare l’esperienza del paziente».
Per la prima volta si allunga la sopravvivenza dei pazienti
La combinazione di amivantamab e lazertinib blocca la crescita tumorale su due fronti: amivantamab è un anticorpo bispecifico completamente umano che colpisce sia EGFR che MET, contrastando i segnali di resistenza e attivando una risposta immunitaria; lazertinib, invece, è un inibitore orale di terza generazione della tirosin-chinasi dell’EGFR.
La rimborsabilità in Italia della combinazione amivantamab-lazertinib si basa sui risultati dello studio di fase 3 MARIPOSA, secondo cui questa combinazione è il primo regime a dimostrare un beneficio superiore in termini di sopravvivenza globale rispetto all’attuale standard di cura. Lo studio ha raggiunto l’obiettivo primario della progressione libera da malattia: a un follow up mediano di 22 mesi, la combinazione ha mostrato una riduzione del 30% della progressione di malattia o morte.
«Questa combinazione terapeutica a somministrazione sottocutanea ha già dimostrato miglioramenti significativi nella sopravvivenza libera da progressione – dice Passaro -. Inoltre, i dati più recenti relativi alla sopravvivenza globale suggeriscono che l’impiego combinato di amivantamab e lazertinib possa estendere significativamente la vita dei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule e mutazioni comuni dell’EGFR rispetto all’attuale standard di cura. Lo studio MARIPOSA apre la strada a un nuovo standard di cura e offre benefici concreti e clinicamente rilevanti per i nostri pazienti. Inoltre, l’approvazione di questo trattamento già dalla prima linea è un traguardo importante in quanto permette di intervenire immediatamente con la terapia più efficace, colpendo il tumore quando è più vulnerabile e prima che la malattia progredisca ulteriormente».
Migliora la qualità di vita
«Questa nuova terapia riaccende una speranza importante per tutte le persone che convivono con questa forma di tumore: non parliamo solo della possibilità di vivere più a lungo, ma soprattutto, di poterlo fare con una migliore qualità di vita – conclude Bruno Aratri, presidente di IPOP, Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare –. Oggi sono necessarie una cura e una presa in carico globale della persona. Il nostro impegno come associazione è duplice, da un lato lavoriamo affinché le terapie innovative, sempre più mirate ed efficaci, possano arrivare in tempi rapidi al maggior numero possibile di pazienti che ne hanno bisogno, garantendo un accesso equo su tutto il territorio nazionale. Dall’altro, ci dedichiamo a costruire una relazione solida tra medici e pazienti, che consiste in una parte importantissima della cura, mettendo al centro bisogni, aspettative e fragilità, e accompagnando le persone passo dopo passo nel loro percorso di cura».
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11 maggio 2026
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