Un loft a New York di 140 mq, tra eredità iraniana e suggestioni anni ’70: qui Gabriel Hendifar costruisce un interno personale dove ogni elemento contribuisce a un equilibrio emotivo e progettuale.
In questo loft a New York sono stati due arazzi iraniani, regalo di sua cugina per la nuova casa, a chiudere il cerchio di una sensazione di appartenenza e déjà-vu che la palette di colori terra e di blu gli comunicava: «Le erano stati regalati da sua madre, e a sua madre dalla madre di lei… Era come se stessi ricevendo un messaggio da un’altra dimensione, perché la tavolozza di colori dell’appartamento era letteralmente quella degli arazzi, fin nei minimi dettagli», racconta Gabriel Hendifar, fondatore, direttore artistico e ceo dello studio di design interdisciplinare Apparatus: «Gli arazzi hanno agito come portali e sono diventati per me una fonte di energia creativa che alimenta ciò che facciamo qui».

Alla parete di specchi, Choose me! seeing double, di Zora Moniz, 2024 (Romance Gallery). Bruciatore di incenso giapponese d’epoca proveniente da Naga Antiques.
Wichmann + BendtsenUno loft degli anni ’70 che da spazio industriale si è convertito in atelier per artisti
E, qui, sono i 140 metri quadrati del loft a New York in cui si è trasferito a SoHo, in uno di quegli edifici che, negli anni ’70, da industriale si è convertito in spazio per artisti. «Ancora oggi ha un certificato di residenza artistica, condizione piuttosto rara a New York, che consente di vivere e lavorare nello stesso ambiente», spiega Hendifar. L’appartamento, completamente aperto, ha come poli estremi il letto e un pianoforte a coda, sollevati da una serie di pedane rivestite in moquette, progettate, in una narrazione teatrale, come piccoli palcoscenici, ciascuno con una funzione e un’esperienza precisa.