Fissati gli orari delle prime tre sfide con Trento. Si comincia domenica, alle 19, alla Virtus Arena. Bis due giorni dopo, sempre alle Fiera, ma alle 20. E alle 20 si giocherà anche venerdì 22, ma in questo caso a Trento. La Virtus comincia a definire i tempi per arrivare nel migliore dei modi all’appuntamento con i quarti di finale. Dovrebbe tornare alla memoria, è trascorso un solo anno, l’ultimo quarto. La Virtus vinse i primi due confronti alla Fiera, perse in casa Reyer e fu a un passo dalla clamorosa eliminazione in gara-cinque. Il ’ribelle’ Shengelia si alzò dalla panchina, a cinque minuti dalla sirena, ribaltando Venezia che già si vedeva in semifinale.

La Virtus e Nenad Jakovljevic dovrebbero aver fatto tesoro di quell’esperienza. E, in attesa di recuperare anche l’ultimo infortunato (Matt Morgan), la V nera ha cominciato a sperimentare anche altre strade. Quali? Sfruttare al massimo l’abbondanza di registi. Jakovljevic ha varato anche la formula con Dos Santos playmaker, capitan Pajola guardia e Hackett ala piccola. E come primo cambio per Niang, costretto a fare i conti con una contusione alla mano, ecco Francesco Ferrari.

Soluzioni diverse, sapendo che, una volta rientrato Morgan, ci dovrà essere un altro straniero ad accomodarsi in parterre. Detto che le scelte non sono definitive – Smailagic è si finito fuori dai dodici, ma i tempi per ribaltare le gerarchie ci sono – resta appunto da individuare l’ultimo bianconero costretto a rifiatare. Infilare nei possibili out Carsen Edwards, il bomber dell’Eurolega 2025, potrebbe apparire un ’delitto di lesa maestà’. La realtà, però, anche rivedendo l’ultimo match contro Varese, è che la Virtus, ora che ha ritrovato tutti i registi, appare più fluida e rapida quando Edwards resta a guardare.

Questo non significa che i compagni lo abbiano fatto fuori (al contrario), perché continuano a coinvolgerlo. Ma per giocare, anche lui, dovrà dimostrare di tornare a essere quello che era a inizio stagione. L’uomo dell’ultimo tiro. Il giocatore capace di creare una situazione favorevole in qualsiasi situazione.

Chiusura con Matteo Marchi. Il fotografo ufficiale bianconero si è congedato dal club dopo cinque anni ad altissimo livello. Arrivato dopo lo scudetto targato Djordjevic, Matteo ha messo la firma su uno scudetto, l’EuroCup e tre Supercoppe. “Ma i trofei li hanno vinti i giocatori”, sorride Matteo schernendosi. Lo scatto più bello, quello che è entrato nell’iconografia del club, è il volto di Teodosic trasfigurato – foto in bianco e nero – dopo la conquista dell’EuroCup, circondato dai tifosi. “Era proprio l’11 maggio di quattro anni fa. Così si chiude un cerchio”, dice Matteo che ora farà ritorno a casa, nella sua Imola. Ma tornerà a usare la sua reflex anche nel mondo dei canestri.