di
Pierluigi Panza
Gli 80 anni dalla ricostruzione dopo la guerra: l’omaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella
MILANO Uno scrosciante applauso e grida di «bravo» hanno accolto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, oggi al suo ingresso in platea alla Scala per il concerto degli 80 anni dalla ricostruzione del Teatro. Si è celebrato l’anniversario dell’11 maggio 1946, quando Arturo Toscanini diresse il concerto di riapertura del Teatro, primo monumento ricostruito dopo i bombardamenti dell’agosto 1943 su Milano.
E ieri, come per decisione di Toscanini nel 1946, sul palco centrale hanno preso posto musicisti di Casa Verdi, la casa di riposo per musicisti e cantanti che il compositore fece costruire a Milano con i suoi risparmi dal fratello del suo librettista, l’architetto Camillo Boito e dove lo stesso è sepolto.
L’avvenimento è stato quelli che restano nella storia del Teatro. Attorno al capo dello Stato, nella fila centrale della platea, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’eurodeputata Letizia Moratti, la senatrice a vita Liliana Segre e il senatore a vita Mario Monti, il decano del corpo consolare Adrian Crego Porley, consiglieri della Scala come Giovanni Bazoli e Diana Bracco, una infinità di banchieri, industriali, ma anche editori, direttori di teatro, ex sovrintendenti della Scala (Carlo Fontana e Alexander Pereira), discendenti da più rami di Toscanini e niente demi-monde delle «prime», nessun inutile sfarzo.
Qualcuno c’era al concerto del ‘46. «Avevo nove anni ed ero dietro il palco — il presidente della Veneranda Fabbrica del Duomo, Fedele Confalonieri —. Mi ricordo solo Toscanini, ma non il programma». Anche la collezionista e melomane Fernanda Giulini, come ha ricordato sabato nel convegno di inaugurazione della mostra 1946: la Scala rinasce (in corso nel Ridotto dei palchi), era presente: «Avevo quattro anni ed ero nascosta sotto la mantella di mia madre».
Gli interventi del sindaco e presidente della Scala, Giuseppe Sala, e del sovrintendente, Fortunato Ortombina, sono stati orientati al presente. «La democrazia che intendiamo tutti difendere è un processo continuo che si rinnova, altrimenti non è democrazia, ma la sua ombra», ha detto Sala.
«Ottant’anni dopo dobbiamo restare fermi dalla parte giusta. La parte giusta è quella della bellezza, dell’arte e del coraggio civile che l’11 maggio 1946 risuonò in questa sala. Vogliamo continuare a lavorare perché Milano resti una città aperta, dinamica, capace di guardare all’Europa e al futuro senza rinunciare ai valori che ne hanno segnato la storia», ha aggiunto.
Sala ha citato anche Giuseppe Verdi: «Torniamo all’antico: sarà un successo» perché il progresso «non è la rottura con quello che è stato, ma la fedeltà alla parte migliore di sé».
«La riapertura della Scala, bombardata fra il 15 e 18 agosto 1943, avvenuta ottant’anni fa è «un gesto di portata epica non solo per Milano ma per la nazione, un miracolo di forza di questa città», ha rivendicato nel suo intervento il sovrintendente Ortombina.
Un sacrificio a cui hanno contribuito pubblico e privato «che ha continuato a sostenere il teatro» con l’idea che «la Scala sia il bene di tutti». Ortombina ha anche voluto ricordare come Toscanini rientrò dall’esilio americano anche per votare per la Repubblica al Referendum del successivo 2 giugno. Non accettò, invece, né la direzione della Scala né di diventare Senatore a vita.
Sul fondo di foto d’epoca della distruzione e della riapertura, e dopo aver ascoltato una registrazione con la voce di Toscanini, il maestro Riccardo Chailly ha diretto Orchestra e Coro scaligeri nella Sinfonia e nei cori Gli arredi festivi e Va’ pensiero dal Nabucco di Giuseppe Verdi. E qui si sono sentiti anche dei «Viva Verdi».
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11 maggio 2026
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