È stato il campionato della farsa di Trapani e del passo indietro della Vanoli Cremona (che cederà il proprio titolo sportivo a Roma per una mossa che strizza l’occhio al progetto NBA Europe). Del tabellone dispari e di un quadro playoff deciso solo all’ultima giornata (con Trento che beffa Varese sul più bello piazzandosi all’ottavo posto). È stata la stagione della retrocessione della Dinamo Sassari e del miracolo di Treviso (che si salva vincendo sette delle ultime otto partite). È stata la competizione in cui due squadre storiche come Milano e Bologna hanno cambiato l’allenatore in corso d’opera (Poeta per Messina all’Olimpia, Jakovljevic per Ivanović alla Virtus).
In un’annata in cui le parole e le minacce social del presidente Valerio Antonini hanno fatto più rumore della prima ottima stagione da capo allenatore di Mario Fioretti a Tortona (giusto per citarne una) non si può non fare a meno di commentare quanto visto sul campo. Perché nonostante tutto la regular season 2025/2026 del campionato di Legabasket italiana è stata la più equilibrata e apprezzata degli ultimi anni. Il talento e la tecnica dei singoli hanno trovato il giusto compromesso dentro squadre di sistema e caratterizzate da un’identità ben definita. Dopo 30 giornate tutta l’attenzione si sposta su una post season che si preannuncia ancora più intensa e per nulla scontata.
Trento all’ultimo respiro, Milano e Bologna da una parte e dall’altra: definito il quadro playoff
L’istantanea che riassume la stagione è racchiusa nella classifica finale, decisa e rimescolata fino all’ultima giornata. Ci sono state conferme, delusioni e sorprese . A partire da Trento che – dopo una stagione tra salvezza tranquilla e qualificazione ai playoff – si accende nel momento più importante grazie alla gioventù (vero punto di forza di una società che da anni crede, sperimenta e vince grazie al settore giovanile). Milano e Bologna, rispettivamente terza e prima ma scottate dall’ennesimo fallimento europeo, separano i loro due cammini con l’unica possibilità di ricontrarsi in finale scudetto.
Brescia, arrivata seconda, si conferma realtà solida e ambiziosa. Venezia chiude al quarto posto, Trieste quasi più per inerzia e per la capacità di commettere meno errori degli avversari – all’interno di un percorso fatto di cambi forzati per mancato feeling sportivo e societario – si accontenta della settima posizione. Nel mezzo Tortona e Reggio Emilia sono il manifesto più interessante. Il tabellone playoff è così composto: Bologna contro Trento e Venezia–Tortona da una parte, Brescia–Trieste e Milano contro Reggio Emilia dall’altra.
La sorprese Tortona-Reggio Emilia e il “miracolo” Treviso
Nella nuova Cittadella dello Sport – inaugurata in questa stagione – Tortona ha costruito un cammino che ha tutti i requisiti per poter entrare nella storia del club. Gioca la finale di Coppa Italia (poi persa 85-77 contro l’Olimpia) e chiude la regular season al quinto posto con 34 punti. Il trio Vital–Hubb–Chapman è il faro di una stagione guidata con coraggio e idee dal coach Fioretti, alla sua prima vera esperienza da capo allenatore. Insieme ai bianconeri c’è anche Reggio Emilia a prendersi la copertina.
Dopo un girone d’andata quasi a rischio flop, dal mese di gennaio i biancorossi hanno perso solo due partite (con Cantù e Milano). La storia più bella della stagione, però, arriva da Treviso. Con un piede e mezzo fuori dalla Serie A la società cambia allenatore, chiama Marcelo Nicola e pesca ottimamente sul mercato. Cappelletti, Croswell e JP Macura (insieme a Weber) ribaltano il destino della squadra in poco più di un mese. A marzo era ultima con 6 punti (a meno 6 dal penultimo posto), oggi ha chiuso al dodicesimo posto con 20 punti.
Dinamo Sassari, una retrocessione che lascia l’amaro in bocca
Non tanto per il quando è arrivata, quanto per il come. Perché dal mese di dicembre Sassari ha lentamente percepito l’idea di poter trasformare una stagione da “salvezza tranquilla” in un incubo a occhi aperti. E così è stato. Perché le sedici sconfitte consecutive (alcune perse all’ultimo possesso), unite alle prime cinque di inizio stagione, confermano le difficoltà di un campionato approcciato con uno spirito distaccato. A partire dalle scelte in campo e in panchina. Raggiunti i 14 punti – considerati un discreto bottino per poter mantenere la categoria – qualcosa si rompe. E la Dinamo non ne esce più. Alcuni giocatori vengono cambiati, ma il risultato resta lo stesso. Dopo sedici anni e uno storico triplete sarà di nuovo A2. A meno di nuovi scenari legate a nuove rinunce in corsa.
Delusione Napoli. Rimpianto Varese?
A inizio stagione la volontà era quella di fare un salto di qualità. In tutti i sensi. Obiettivi sul campo compresi. Per un roster da playoff, però, la realtà ha svelato ben altri piani. Quella di Napoli, infatti, è stata un’annata al di sotto delle aspettative. La qualità dei singoli giocatori (Mitrou-Long, El Amin, Totè, Flagg e Caruso) mai sfruttata a dovere e l’ingresso in società di Matt Rizzetta hanno inconsapevolmente accelerato tempi e visioni di una squadra che senza troppe pressioni – interne ed esterne – avrebbe potuto esprimere molto di più. La mossa più intelligente, anche in ottica futura, è stato l’ingaggio di Jasmin Repesa (svincolato dopo l’esperienza a Trapani). Programmare con lui sarà sicuramente tutta un’altra storia.
E poi c’è Varese, in bilico perenne tra la mediocrità e l’ambizione. Riassunto ideale di una stagione che ha visto sfuggire i playoff per solamente 40 minuti. Dopo un inizio horror la società ha continuato a dare fiducia all’allenatore Ioannis Kastritis, ma ha cambiato tanto sul campo. L’ingresso di un sesto americano cambia la prospettiva: Varese vince e convince sfruttando il suo stile fatto di contropiede e tiro veloce. Nel momento decisivo, però, arriva l’ennesima caduta. Il nono posto condanna la squadra a un’altra post season senza playoff.
Il percorso delle neopromosse Udine e Cantù
Hanno salutato la stagione a due punti di distanza l’una dall’altra. Entrambe hanno raggiunto l’obiettivo prefissato, la salvezza. Ma il cammino non è stato lo stesso. Udine – che ha chiuso il campionato a 20 punti – ha consolidato la sua permanenza in Serie A a cavallo tra i due gironi, con il punto più alto raggiunto con la qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia. Cantù invece, a differenza dei bianconeri, ha dovuto fare i conti con un ritmo altalenante. Sia in termini di risultati che di prestazioni. Aveva iniziato il cammino con coach Brienza, ma dopo nove sconfitte consecutive lo ha chiuso con Walter De Raffaele. Per una salvezza costruita grazie alle vittorie casalinghe, ora per i biancoblù sarà l’inizio di una nuova era grazie alla costruzione di un’arena – nel centro della città – destinata a diventare gioiello italiano (ed europeo).
E nel frattempo a tornare in A, dopo un anno di assenza, sarà Scafati. La vittoria sul campo di Rimini per 76-80, infatti, ha regalato ai ragazzi di coach Francesco Vitucci la promozione diretta. Per la seconda squadra sarà necessario aspettare la chiusura dei playoff, con Verona e Pesaro tra le favorite.
Cosa aspettarsi dai prossimi playoff
Riconoscere Bologna e Milano come le due assolute protagoniste diventa scontato e ripetitivo. E forse anche semplicistico. Perché se sulla carta Olimpia e Virtus restano le più forti, questa stagione insegna che nulla e nessuno è al sicuro. Venezia e Brescia vogliono conferma l’onda positiva della stagione regolare, ma Tortona e Reggio Emilia possono provare a mettere in difficoltà i piani delle big. Ora non resta altro che aspettare il 16 maggio per dare inizio al momento più atteso.
La classifica finale
1. Bologna – 46 punti
2. Brescia – 42 punti
3. Milano – 40 punti
4. Venezia – 38 punti
5. Tortona – 34 punti
6. Reggio Emilia – 30 punti
7. Trieste – 26 punti
8. Trento – 24 punti
9. Varese – 24 punti
10. Napoli – 22 punti
11. Cremona – 22 punti
12. Treviso – 20 punti
13. Udine – 20 punti
14. Cantù – 18 punti
15. Sassari – 14 punti