voto
7.0
- Band:
ERIK GRÖNWALL - Durata: 00:34:55
- Disponibile dal: 22/05/2026
- Etichetta:
- Greenwall Entertainment
Streaming non ancora disponibile.
La storia del rock è costellata di cantanti che, ad un certo punto della loro carriera, decidono di voler raccontare il prprio percorso o di fare qualcosa di assolutamente personale: è ciò che “Bad Bones”, primo disco solista di Erik Grönwall, ex cantante di H.E.A.T. e Skid Row, si ripropone di fare, in trentaquattro minuti di hard rock scanzonato e divertente, dietro al quale si nasconde però un significato decisamente profondo.
Se conoscete Grönwall, infatti, saprete che qualche anno ha dovuto affrontare una lotta contro la leucemia, da cui è uscito curato ma profondamente cambiato. Appena poco dopo aver subito il trapianto di midollo osseo, il Nostro è entrato negli Skid Row, dai quali si è separato qualche anno dopo alla ricerca di un altro significato nella propria carriera, per ora trovato nell’accompagnare Michael Shenker nel suo tour celebrativo con i pezzi degli U.F.O.
L’album è quindi una sorta di racconto di tutto ciò attraverso cui il cantante è passato in questa fase della propria vita: lo stesso titolo richiama in qualche modo la malattia, seppur raccontando tutto con estrema ironia e con quel tipico hard rock svedese a cui le orecchie di molti ascoltatori sono abituati.
Sin da ”Born To Break” ci troviamo di fronte a un lotto di canzoni che si prestano benissimo ad essere suonate anche dal vivo e, pur non avendo la carica bombastica di certi dischi dove Grönwall ha cantato, risultano piacevoli e in bilico fra rock e momenti più blueseggianti, come nella ballatona “Who’s The Winner” o nella direttissima “Lost For Life”, anche se i momenti migliori sono i brani più cadenzati come l’ottima “Twisted Lullaby”.
Da notare che tutti gli strumenti classici, come i violini, sono stati suonati per davvero e non campionati, rendendo ai brani che li contengono una accezione più realistica e sonoramente tridimensionale, mentre, come ci ha raccontato il cantante stesso in una intervista di prossima pubblicazione, alcuni artisti, amici e colleghi, hanno aiutato l’ugola d’oro del cantante nel suo intento: citiamo in particolare Jona Tee, tastierista degli H.E.A.T., accreditato per il lavoro di scrittura dell’album.
Siamo di fronte a composizioni molto semplici e dagli ottimi arrangiamenti, i quali, seppur non paragonabili ad altri album più ambiziosi a cui il cantante ha lavorato, mantengono una loro precisa direzione artistica e faranno felici i fan di Grönwall in quanto artista a sè stante, mettendo forse un po’ più in secondo piano le esperienze con le diverse formazioni in cui ha cantato: la tripletta finale, in particolare, ci sembra in qualche modo emblematica nel raccontare la sua uscita dalla malattia e la sua scalata per rimettere in moto la carriera, passando dall’hard’n’heavy cadenzato di “Hell” e concludendosi con la ballad “Written in the Scars”, quasi un monito del cantante verso se stesso.
In conclusione, “Bad Bones” è un buon disco di hard rock svedese, come ce ne sono molti là fuori, ben prodotti e suonati: la possibilità che Grönwall ha avuto, di curare tutto nei minimi dettagli senza nessuna etichetta che gli dicesse cosa dovesse fare (la Greenwall Entertainment è sua) si sente molto bene, specialmente dopo qualche ascolto, trasformando questo album in una specie di autobiografia.
Eppure, nonostante una indiscutibile qualità buona per musica e produzione, il disco scivola via un po’ troppo facilmente, difettando forse di quel briciolo di energia, grinta e ispirazione necessari per farlo ‘rimanere’ nel cuore (e negli stereo) di chi è appassionato del genere.
In attesa quindi di una seconda parte, non possiamo che consigliare questo disco a chi ha già dimestichezza con il cantante e con la sua storia: se volevate un racconto intimo e personale da parte dell’ugola d’oro svedese, sarete sicuramente accontentati.