di
Rosanna Scardi
«Ho un piano b: sono laureato, potrei fare il commercialista, farei un master in logistica se servisse, ma il primo obiettivo resta condurre Sanremo», racconta il bresciano, reduce da Pechino Express, a Giulia Salemi. Mentre al podcast di Giacomo Poretti svela: «La mia è una vita molto stancante a livello mentale, trovare qualcuno che si sente come te ti fa sentire meno solo, una volta senza social non si potevano condividere questi problemi».
«Ho un piano b: sono laureato, potrei fare il commercialista, farei un master in logistica se servisse, ma il primo obiettivo resta condurre Sanremo». Mattia Stanga si racconta nel podcast «Non lo faccio per moda» di Giulia Salemi. Il content creator di Desenzano sul Garda afferma di «non far ridere per moda, ma per vocazione: mi fa star bene e spero di far stare bene gli altri». Nel corso dell’intervista scherza più volte sul desiderio di condurre il festival. «A Stefano De Martino – ammette – potrei portare l’asta, potrei pulire il palco. Ma il sogno resta quello di fare il direttore artistico affiancato da Cecilia Cantarano e Jody Cecchetto. Chiamerei Vasco, Jovanotti, Mina, Anna Pepe, i Maneskin e i Jalisse finalmente… Ospite internazionale Lady Gaga e, al posto del monologo, introdurrei dieci minuti di barzellette, facendo salire sul palco Chanel Totti».
Del suo lavoro e dei colleghi, sul web, afferma che «non tutti sono simpatici, alcuni sono molto falsi, al contrario mio: per questo ho solo i vecchi amici di Brescia». L’offesa più grande è «l’aver copiato gli americani» nell’aver introdotto in italia il pov o point of view, il punto di vista, una tecnica utilizzata nel cinema e, soprattutto, nei social per mostrare una scena dalla prospettiva soggettiva, facendo immedesimare lo spettatore. «Posso essermi ispirato a qualcuno ogni tanto – afferma Stanga -, ma ho fatto due video al giorno in media per un anno, sono oltre 700 video l’anno… Non puoi dire che tutti i miei contenuti sono copiati». E non ci sta quando lo accusano di essere finto: «Nella vita reale sono anche peggio – dice -, non sono un personaggio costruito, sarebbe molto più complicato, sono 100 mila volte più ipocondriaco di quanto racconti».
Sull’esperienza a Pechino Express in coppia con la collega Elisa Maino (sono stati eliminati dopo due puntate in Indonesia), non ha pentimenti. «E’ bello anche perdere – è la sua opinione -: ho pianto, ma perché ero emozionato. La cosa più schifosa che ho mangiato è stata la zuppa di varano fredda e piccante. Era mattina presto, ho vomitato nel lago». Appassionato di reality e game show, ritiene che nella nostra tv manchi «la leggerezza all’americana, a Pechino invece puoi dire anche le parolacce…».
Stanga si è raccontato anche al «PoretCast» di Giacomo Poretti. «Faccio la spesa a Brescia e la porto a Milano, sono ipocondriaco e ho paura di un sacco di cose, la mia è una vita molto stancante a livello mentale, trovare qualcuno che si sente come te ti fa sentire meno solo, una volta senza social non si potevano condividere questi problemi».
Riguardo la sua infanzia racconta che i genitori, capendo che non fosse portato per il calcio, l’hanno spinto a provare danza hip hop. A scuola è stato bocciato in seconda superiore. «E’ la cosa migliore che mi sia mai successa – afferma -: senza quella bocciatura, non sarei qui oggi. Avevo la mononucleosi, facevo lo scientifico, sono stato a casa quattro mesi e mi hanno bocciato. Sono stato rimandato anche in motoria per pallavolo e basket. La mia tesina è stata sulla risata». Sono seguiti gli studi in Economia, «perché non sapevo cosa fare». La grande opportunità è arrivata con il Covid. «Ho iniziato a fare questi video con costanza – ripercorre -. Sono nati dalla grande osservazione delle persone, come quello della farmacista. Pechino Express l’ho sempre desiderato, ma ho partecipato sei anni dopo rispetto a quanto potevo».
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12 maggio 2026 ( modifica il 12 maggio 2026 | 18:31)
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