L’Albania non estenderà il protocollo sui migranti con l’Italia oltre il 2030. O forse sì. È stata una giornata di dichiarazioni e smentite quella di martedì sull’asse Roma-Tirana. In un’intervista a Euractiv, il ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha ha dichiarato che l’Albania non ha intenzione di rinnovare l’intesa sui cpr con l’Italia: “Innanzitutto, l’accordo ha una durata di cinque anni e non sono sicuro che ci sarà un rinnovo. In secondo luogo, non ci sarà alcun rinnovo perché saremo membri dell’Unione europea”, ha spiegato. “Tutti hanno fatto lo stesso calcolo”, ha aggiunto riferendosi alla scadenza del 2030. “Una volta che l’Albania entrerà a far parte dell’Ue, non sarà più territorio extraterritoriale, ma territorio dell’Unione europea”. Parole che hanno provocato la reazione sorpresa del ministro degli esteri italiano, Antonio Tajani, che ha detto di non essere stato informato. Tra Roma e Tirana deve essere partito uno scambio di chiamate per tutto il giorno, tanto che in serata è il primo ministro albanese, Edi Rama, a smentire il capo della diplomazia di Tirana: “A tutti i giornalisti italiani e non solo che ci hanno contattato in merito a una citazione fuorviante riportata da un organo di stampa a seguito di un’intervista con il ministro degli Esteri albanese, vorrei ribadire, in modo chiaro e, spero, una volta per tutte, che il nostro protocollo con l’Italia è destinato a durare, fintanto che l’Italia lo vorrà“, ha scritto su X.

L’accordo con l’Italia, che prevede l’utilizzo delle due strutture di Gjadër e Shëngjin come centri di detenzione per i migranti, è stato ratificato a inizio 2024 e per proseguire dopo il 2029 servirà una proroga pochi mesi prima della scadenza fissata dall’Albania per l’adesione all’Unione Europea. Un rinnovo che, probabilmente, a Roma danno per scontato, vista la reazione di Tajani: “Non mi ha detto assolutamente nulla, il 2030 è così lontano, pensiamo a quello che dobbiamo fare adesso”, ha dichiarato. Con l’Albania, ha aggiunto durante un punto stampa, c’è una “grande collaborazione, soprattutto abbiamo insistito sul Corridoio 8, sulle infrastrutture, sui collegamenti, è una priorità anche per noi questo progetto europeo che collegherà l’Italia – attraverso l’Adriatico e l’Albania – al Mar Nero e che in prospettiva si collegherà anche al corridoio Imec”. Le dichiarazioni del governo di Tirana sono arrivate nel giorno dell’incontro tra il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e quello dell’Albania Besfort Lamallari, focalizzato in particolare sulle collaborazione in materia di politiche migratorie. In una nota il Viminale ha assicurato che il “protocollo proseguirà” e che, allo stesso tempo, “l’Italia continuerà a sostenere attivamente l’Albania nel percorso di adesione alla Ue”.

Se Tajani è parso colto alla sprovvista, l’annuncio di Tirana ha scatenato invece le opposizioni. Dai 5 Stelle a Più Europa, si sono moltiplicati i commenti e le accuse al governo. “Da funzioneranno a chiuderanno” hanno ironizzati i capigruppo M5S delle Commissioni Esteri e Politiche Ue di Senato e Camera, Alessandra Maiorino, Pietro Lorefice, Francesco Silvestri e Filippo Scerra, ricordando le parole usate da Meloni durante il comizio ad Atreju per difendere la scelta di delocalizzare i cpr. “L’annuncio del governo di Tirana è la pietra tombale sul fallimentare quanto costosissimo spot albanese di Meloni. Centinaia di milioni buttati via e centinaia di agenti sottratti al presidio delle città italiane per fare la guardia a poche decine di migranti. Dopo essere stata scaricata perfino dall’Albania, Meloni chieda scusa agli italiani per questo flop e per aver ridotto l’Italia a una nazione-barzelletta che nessuno più rispetta”.

Sullo stessa linea la posizione del Pd. “Siamo ormai al ridicolo. Quelli che Giorgia Meloni e la destra avevano raccontato come un modello per l’Unione Europea sono diventati lo scarto delle politiche migratorie, da cui persino l’Albania oggi prende le distanze” ha dichiarato Enzo Amendola, capogruppo del Pd in commissione Esteri della Camera. “Meloni ora si scusi per l’arroganza con cui hanno imposto questa follia” dice Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs in commissione Affari costituzionali della Camera. Mentre il segretario di Piu Europa Riccardo Magi ha chiesto alla premier di andare in Parlamento a riferire. “Dovrebbe precipitarsi in aula a spiegarci cosa accadrà ora, visto che all’esame di Montecitorio c’è la ratifica di un nuovo accordo con Tirana che avrebbe dovuto ribadire la collaborazione tra i due paesi in materia migratoria. Meloni dovrebbe non solo venire e ammettere il fallimento di questo sadico esperimento, ma dovrebbe spiegarci anche che fine faranno quei centri e quelle strutture che sono costati agli italiani 900 milioni di euro e che Giorgia Meloni ha usato per la sua propaganda”.

Una pioggia di attacchi che aveva già spinto il ministro albanese Hoxha a tornare sulle sue dichiarazioni. “Non si tratta di una decisione, ma solo di una riflessione espressa ad alta voce e con franchezza” ha precisato. Non c’è, ha aggiunto in una nota sui social, “un cambiamento di posizione dell’Albania riguardo al protocollo”.

Fratelli d’Italia ha respinto le accuse, parlando di strumentalizzazione. “Le dichiarazioni del ministro degli Esteri albanese, su cui le opposizioni stanno montando le solite pretestuose polemiche, sono ovvie e scontate” dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati, Galeazzo Bignami. “Peraltro, lo stesso ministro poi è intervenuto smentendo questa falsa narrazione. È risaputo che nel 2030 l’Albania entrerà nell’Unione europea e quindi quel Protocollo che l’Italia aveva firmato con un Paese Terzo, quale è attualmente l’Albania, potrà divenire un accordo tra due Paesi ma stavolta appartenenti all’Unione europea. E tutto questo è confermato dalla presenza proprio oggi a Tirana del ministro Piantedosi, che si è incontrato con il suo omologo albanese anche e soprattutto per lavorare sulla prosecuzione della collaborazione avviata”.