di
Giampaolo Chavan
Il viaggio di Hamza, ex migrante irregolare arrivato in Italia sette anni fa. Il giovane documenta ogni tappa del suo percorso attraverso il proprio profilo social
«Ciao a tutti, sono partito il primo maggio e sto percorrendo la rotta Balcanica in senso opposto da Trieste a Istanbul rispetto a quando l’ho attraversata sette anni fa quando arrivai in Italia». Ecco il progetto di Hamza Wibe, 28 anni, originario di Casablanca in Marocco, ora regolare in Italia con un lavoro come responsabile della pizzeria sociale «I Roersi» in località Arzere vicino a Bosco Chiesanuova, nel Veronese, dove lavorano anche ragazzi con disabilità. «Sto ripercorrendo tutto il tragitto da Trieste a Istanbul in sella alla mia bicicletta e ho come obiettivo quello di documentare con la telecamera ciò che accade nell’ombra: i passi, le fatiche e le storie di chi cammina dalla Turchia verso l’Italia sperando in un futuro dignitoso. Voglio dare un volto a chi è invisibile e trasformare le mie ferite in una testimonianza alla portata di tutti», spiega il ventottenne in un video pubblicato sul suo profilo Instagram.
I ricordi
È lui stesso a raccontare da dov’è partita l’idea di tornare ad attraversare quel lungo tragitto: «Pedalerò per un mese — dice — e rivedrò i luoghi dove ho vissuto tanta violenza fisica fino a rischiare di morire. Una volta un poliziotto greco ha sparato nella mia direzione e ho schivato il colpo. Per me è stato un grosso trauma, devo ancora superarlo. Ho visto anche alcuni miei compagni di viaggio perdere la vita. Uno di coloro che stava affrontando come me questo percorso si era fratturato la caviglia e l’avevamo portato sulle spalle fino a Trieste, ora vive in Francia». Il giovane non vuole scappare da quei traumi, anzi, li vuole riaffrontare per poi viverci insieme con più serenità: «Non cerco più una via d’uscita ma la verità dietro e le paure che continuano ad accompagnarmi» scrive sul suo profilo social dove aggiorna il suo viaggio quasi quotidianamente.
La vita a Casablanca
La storia di Hamza inizia fra le campagne di Casablanca: «Vedevo i miei amici e cugini intrappolati in un sistema che non offriva futuro. Avrei potuto studiare nel mio Paese, mi sarei laureato ma avrei guadagnato solo 300 euro al mese. Il mio desiderio era quello di partire in regola con la legge, volevo studiare psicologia in Germania». Ma c’era il limite invalicabile del Mediterraneo fatto di storie opposte: «C’era il mito di chi tornava in Marocco con storie di successo e il silenzio di chi moriva nel mare durante le traversate». A questo si aggiungeva un altro scoglio da superare: «I consolati chiedono garanzie economiche che rappresentano muri insuperabili per chi non possiede nulla».
La fuga e l’arrivo in Italia
E allora che si fa? «A 19 anni ho scelto la rotta balcanica — spiega ancora Hamza — dalla Turchia all’Italia». E così ha fatto. Il cammino è stato pieno di tensione: «Il mio viaggio è stato una composizione di passi infiniti, boschi bui e treni clandestini». Un percorso con numerosi disagi: «C’era sempre tanto freddo, ho scavalcato i fili spinati lasciando attaccato lembi di vestiti e qualche volta anche la pelle con ferite che curavo con stracci e fazzoletti». Il viaggio è durato quattro mesi e alla fine Hamza è arrivato a Trieste. Ora il ventottenne ha una vita in Italia grazie anche al centro sociale Paratodos di Verona, ha un lavoro e una casa. «Ripercorrerò i miei passi per chi è rimasto, per chi ce l’ha fatta, per non dimenticare, per guardare negli occhi quei traumi subiti quando avevo solo 19 anni» chiude Hamza.
Vai a tutte le notizie di Verona
Iscriviti alla newsletter del Corriere del Veneto
12 maggio 2026 ( modifica il 12 maggio 2026 | 07:22)
© RIPRODUZIONE RISERVATA