“Spazzatura”. Così Donald Trump ha definito la risposta di Teheran al piano del Pentagono. L’Iran pretende innanzitutto la “cessazione immediata della guerra” e il “ripristino della sicurezza” marittima nel golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. Tradotto: gli ayatollah si siederanno al tavolo solo quando Washington farà cessare l’embargo. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghae, ha detto che la controproposta di Teheran è “generosa e responsabile”, mentre Trump l’ha bollata fin da subito come “inaccettabile”. 

Sul punto il capo della Casa Bianca non ha tutti i torti: finora gli iraniani non hanno fatto molte concessioni, anzi nessuna, e anche i media statali, evidenzia la Cnn, sottolineano la posizione di forza di cui gode il regime nonostante le gravi difficoltà economiche in cui versa la popolazione. La propaganda cerca di convincere l’opinione pubblica che la vittoria finale è lì, dietro l’angolo. Con qualche ragione che viene ben evidenziata da Danny Citrinowicz, esperto di Medio Oriente e ricercatore senior presso l’Institute for National Security Studies.

L’esperto di Medio Oriente: “Improbabile un passo indietro dell’Iran”

“L’Iran non ha alcuna intenzione di arrendersi o di accettare le richieste di Washington, né ora né nel prevedibile futuro” scrive l’analista in un post su X in cui fa il punto della situazione. “Non importa quante minacce Trump possa lanciare minacciando la fine della civiltà” sottolinea Citrinowicz che ritiene “improbabile che l’Iran” un passo indietro di Teheran, anche se gli Usa dovessero riprendere i raid (come sembra intenzionato a fare Trump). 

attacco petrolio guerra iran lapresseRaid in Iran, LaPresse

I Pasdaran sono pronti a una resistenza a oltranza, sebbene i costi economici e sociali siano sempre più ingenti. Secondo l’analista a questo punto Washington ha di fronte a sé solo due opzioni: “Cedere sulle richieste chiave iraniane o perseguire un cambio di regime”. Tertium non datur. Insomma, Trump dovrebbe tentare l’all-in. Oppure ritirare le truppe (e magari dipingere l’accordo come un successo). “Se l’amministrazione non è disposta a impegnare le enormi risorse militari, politiche ed economiche richieste per un cambio di regime” si legge ancora nel post, “allora probabilmente non ha il potere di costringere Teheran ad accettare condizioni massimaliste”.

“Trump dovrà accettare dei compromessi”

Citrinowicz è considerato tra gli esperti più autorevoli sulle dinamiche iraniane. E sul punto ha opinioni divergenti da quelle dell’amministrazione Usa. “Né le sanzioni, né i blocchi, né altre tattiche di pressione”, dice, convinceranno il governo iraniano “a modificare in modo sostanziale la sua posizione negoziale. Chi afferma il contrario è sempre più distaccato dalla realtà”. Anche perché, fa notare, “l’Iran e i suoi proxy regionali mantengono una capacità significativa di infliggere danni economici e strategici agli stati del Golfo, in particolare nei settori energetico e marittimo”.

Il succo è semplice, sostiene l’analista: “A Washington c’è l’illusione che l’Iran sia emerso indebolito, isolato e accerchiato dalla pressione militare, dalle sanzioni e dalla minaccia di escalation” mentre la Repubblica Islamica “crede di aver dimostrato resilienza e capacità di resistere a enormi pressioni senza arrendersi politicamente”. La narrazione del regime ne esce rafforzata, mentre gli Stati Uniti devono accettare che “la coercizione ha dei limiti”. L’Iran, viene evidenziato, non è il Venezuela. “È uno stato molto più grande, più istituzionalizzato, ideologicamente impegnato e strategicamente resiliente, con profonde reti regionali e una tolleranza molto maggiore per confronti prolungati”. Per questo a Washington farebbero bene ad accettare qualche compromesso.

Lo stallo totale

Le dichiarazioni delle ultime ore fotografano una situazione di stallo pressoché totale. Il vice comandante della Marina dei Pasdaran ha rivendicato il controllo iraniano su Hormuz, sottolineando che la presa sullo stretto si è anche ampliata. Dal canto suo il capo della Casa Bianca viene descritto come “sempre più arrabbiato” e ha assicurato all’emittente radiofonica Wabc che l’Iran “fermerà al 100% l’arricchimento dell’uranio”

Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, si è detto disponibile a sedersi al tavolo dei negoziati, pur facendo capire che l’Iran ritiene di essere uscita vincente dallo scontro. “Nonostante la sfiducia nei confronti del nemico, la Repubblica Islamica dell’Iran ritiene di poter negoziare da una posizione di dignità, saggezza e opportunità”, ha spiegato Pezeshkian in una nota diffusa dal suo ufficio. “Teheran – ha concluso il presidente iraniano – dovrà consolidare nell’arena diplomatica tutto ciò che le forze armate iraniane hanno ottenuto sul campo di battaglia”.



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