di
Salvatore Mannino

Pappardelle al cinghiale, tagliatelle e tortelli al ragù, bistecca alla fiorentina di 3 kg, vino e dolce: poi i tre ragazzi, con la scusa della sigaretta, si danno alla fuga. Il titolare Franco Piattelli: «Si sono approfittati della mia buona fede, non è giusto, cosa ne pensano le loro famiglie?»

L’ultimatum agli scrocconi lanciato su Facebook è scaduto da qualche ora, ma Franco Piattelli, il ristoratore beffato da tre ragazzi che sono scappati senza pagare il conto dopo una cena luculliana, non denuncerà nessuno, come aveva minacciato sui social: «Sono un buono, il mio era solo un modo per farli uscire allo scoperto, fargli assumere le loro responsabilità, non finirò rovinato per un pasto a sbafo». 

Anche se, aggiungiamo noi, il costo di una cena che fin dal principio era stata probabilmente pensata per mangiare e scappare non era poi così leggero: 250 euro, 85 a testa, comprensivi di una bistecca gigante che da sola bastava a far lievitare il prezzo finale.



















































La scena sarebbe da Amici miei, se non fosse per il fatto che i tre giovanissimi scrocconi più che allo scherzo beffardo “alla toscana”, devono aver studiato solo il modo di farla franca. Teatro il ristorante “Montaccolle” di Montecatini, sulla collina che domina la città termale, oltre il borgo caratteristico di Montecatini Alto. 

A raccontarla appunto il titolare, 70 anni, una vita trascorsa nel mondo della cucina, compresa una lunga parentesi americana, dagli anni ’80 al 2010, come proprietario di un locale a Charlotte, North Carolina.

«È successo domenica sera – spiega – il giorno della festa della mamma, col ristorante affollato fin dall’ora di pranzo. A cena si presentano questi tre ragazzi, che non avevano nemmeno riservato un tavolo, nonostante io chieda la prenotazione obbligatoria. Mi chiedono se possono sedersi comunque e io li faccio accomodare. Mi dicono subito che hanno intenzione di fare una cena con tutti i crismi, piatti abbondanti, dall’antipasto al dolce, e vino di qualità».

Infatti, ricorda Piattelli, «dopo aver cominciato dall’antipasto, ordinano per primo pappardelle al cinghiale, tagliatelle e tortelli al ragù, chiedendomi se per proseguire possono aver una bistecca alla fiorentina. Gliene ne porto al tavolo una che pesava quasi tre chili, avrebbe potuto essere servita al presidente della repubblica. Va bene questa? Mi rispondono entusiasti e io la metto alla brace, ancora lo rimpiango quel pezzo strepitoso di Scottona».

Ovviamente, per accompagnare un pasto così serve un vino buono e robusto. «Sono tornato al tavolo e ho detto che la bottiglia di un Chianti di pregio la offrivo io, per spirito di ospitalità». A seguire il dolce per tutti, tre porzioni di Tiramisù.

Sarebbe, dopo una cena da stomaci robusti e il tempo necessario ad assimilare, il momento più “doloroso”, quello di pagare il conto, che, è facile capirlo, non sarà leggero. Invece i tre ventenni si alzano e dicono che vanno fuori a fumarsi una sigaretta. Pochi minuti, il tempo di sparire, e di lasciare Piattello con un palmo di naso.

Lui decide poi di raccontare tutto su Facebook, «perchè è giusto che tutti sappiano di come ci si possa approfittare della buona fede e anche per mettere sul chi va là anche i colleghi ristoratori». C’è pure l’ultimatum («Presentatevi prima che vi denunci»), ma è scaduto senza che nessuno si sia fatto vivo. 

Erano ragazzi conosciuti? «Io personalmente non li avevo mai visti, ma una cliente mi ha detto che sono giovani della zona. Di sicuro avevano l’aria da ‘sboroni’, che però la cena potevano permettersela. E questo non posso accettarlo. Se posso offrire qualcosa lo faccio volentieri, ma ventenni che scappano, no, non va bene. Le loro famiglie cosa ne pensano?».


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12 maggio 2026 ( modifica il 12 maggio 2026 | 14:49)