La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’isola di San Giacomo a Venezia. Foto Jacopo Trabuio
La piccola isola a pianta quadrata di San Giacomo in Paludo, che emerge in un angolo della Laguna Nord di Venezia tra Murano e Burano, trova nuovo valore e diventa luogo di incontro per artisti, studiosi, ricercatori e pubblico dell’arte. È la nuova sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, inaugurata giovedì 7 maggio durante la Biennale Arte 2026. Acquistata in stato di abbandono nel 2018 dalla coppia Patrizia Sandretto e Agostino Re Rebaudengo (da Cassa Depositi e Prestiti), è stata trasformata in un laboratorio innovativo di arte e sostenibilità.
«Ho da subito riconosciuto in questo lembo di terra un posto adatto a ospitare mostre e residenze, per collocarvi opere, perfetto per assecondare i tempi lenti della ricerca artistica. Un sogno che si è realizzato», afferma Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, presidente dell’istituzione non profit per l’arte contemporanea che porta il suo nome, partita come collezionista e mecenate e divenuta riferimento per l’arte contemporanea, “stella polare” si potrebbe dire per riprendere il simbolo della sua Fondazione. Lo conferma questa ultima, titanica sfida.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’isola di San Giacomo a Venezia. Huff and a Puff, Hugh Hayden. Foto Jacopo Trabuio
UN POSTO PER L’ARTE NELLA LAGUNA
La nuova sede in laguna si sviluppa attraverso una decina di edifici, alcuni recuperati come le ex polveriere dedicate alle esposizioni (la prima è un white cube, l’altra è uno spazio misto), e altri costruiti ex novo come le residenze per artisti e la casa principale privata con gli interni disegnati da Luca Guadagnino: «Ho intenzione e spero veramente di passare molto tempo qui, un luogo che voglio vivere come casa, come famiglia. Vorrei che questo diventasse un posto per le arti, dove parlare di arte contemporanea ma anche architettura, danza, cinema e tutte le discipline possono essere raccontate», spiega Patrizia Sandretto.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’isola di San Giacomo a Venezia. GONOGO, Goshka Macuga. Foto Jacopo Trabuio
Il nuovo centro d’arte Sandretto sull’isola di San Giacomo si aggiunge ai due in Piemonte: quello a Guarene, con il Palazzo Re Rebaudengo e il Parco d’arte tra le colline di Langhe e Roero, attivo dal 1995, e quello di Torino, sorto in un’ex zona industriale della città nel nuovo edificio progettato da Claudio Silvestrin e inaugurato nel 2002; a questi si aggiungono le mostre promosse dalla Fundación Sandretto Re Rebaudengo a Madrid, dove non c’è ancora una sede stabile ma, dopo la ventilata collocazione nel Matadero, sembra che ci sarà tra qualche anno.
Inaugurata ufficialmente, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo a San Giacomo dà il benvenuto a chi approda sull’isola con una serie di aquiloni visibili a distanza, un’opera di Matt Copson che anticipa l’articolato palinsesto di esposizioni. In mostra, durante la Biennale Arte 2026, la collettiva Don’t have hope, be hope!, con opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo; Isola di San Giacomo 2022–2026, A Story in Images con gli scatti fotografici di Giovanna Silva e di Antonio Fortugno dedicate percorso del restauro e Fanfare/Lament, la personale di Matt Copson, curata da Hans Ulrich Obrist; e con le sei installazioni permanenti nel giardino, tra le quali l’albero rosa di Pamela Rosenkranz, la chiesa di Hugh Hayden, il razzo di Goshka Macuga, la sirenetta di Thomas Schütte e le altre di Claire Fontaine e Mario Garcia Torres.
È un’isola aperta, visitabile inizialmente durante le inaugurazioni delle mostre, in concomitanza con le Biennali di Venezia, e successivamente con visite guidate per gruppi organizzate su prenotazione. Tra qualche mese, il centro d’arte sarà facilmente raggiungibile da tutti e con accesso totalmente gratuito: per arrivarci è stata stipulata una convenzione con il Comune di Venezia che prevede la fermata a richiesta a San Giacomo sulla Linea 12 ACTV, tratta Murano-Burano, che sarà attivata prossimamente.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’isola di San Giacomo a Venezia. Patriarchy = CO2 di Claire Fontaine. Foto Jacopo Trabuio
Un progetto di recupero all’avanguardia
Con un iter attraverso oltre 120 autorizzazioni concesse dal Comune di Venezia e Regione Veneto, il restauro guidato dal team di ingegneri e architetti di Asja Energy, ha adottato le soluzioni atte a preservare l’isola e quanto vi si trovava sopra. Negli edifici storici, come nelle due ex polveriere, sono state costruite delle strutture completamente indipendenti all’interno delle murature esistenti. Fondate su micropali moderni, preservano in modo non invasivo le fondazioni storiche su pali in legno, consentendo quindi di non gravare sulle strutture originarie. Le coperture sono state realizzate con materiali tecnologicamente avanzati e ad alta durabilità, mentre per l’isolamento degli edifici sono stati utilizzati componenti ad altissime prestazioni di derivazione aerospaziale.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’isola di San Giacomo a Venezia. Nixe di Thomas Schütte. Foto Jacopo Trabuio
L’energia è prodotta al 100% in loco grazie a risorse rinnovabili, attraverso un sistema fotovoltaico integrato nelle architetture. San Giacomo non è collegata a reti esterne di elettricità, gas o acqua, quindi tutti gli impianti presenti sono alimentati da energia elettrica autoprodotta e la climatizzazione avviene tramite pompe di calore ad alta efficienza, mentre l’acqua è scaldata elettricamente. Il generatore di emergenza utilizza un biocarburante di seconda generazione (HVO – Hydrotreated Vegetable Oil) che riduce le emissioni di CO2 fino al 90%.
LA STORIA E LA DOPPIA ANIMA DELL’ISOLA DI SAN GIACOMO
Luogo di passaggio, accoglienza, spiritualità e difesa per secoli, San Giacomo è un frammento di storia lagunare da quasi mille anni. Il Doge Orso Partecipazio Badoer nel 1046 la concesse affinché vi fosse edificato un monastero e un luogo di sosta per i pellegrini aperto ai viandanti e ai naviganti che attraversavano questo pezzo di mare. Nei secoli successivi, divenne monastero femminile: le monache cistercensi, insediate qui dal 1238, bonificarono i terreni e sperimentarono forme di autosufficienza agricola, segnando uno dei periodi apicali di questo luogo.
Dopo il loro abbandono, intorno alla metà del 1400, l’isola mutò ancora funzione, accogliendo temporaneamente un lazzaretto e poi un insediamento di frati minori. Cambio di scena in seguito, con la dominazione napoleonica dal 1797 quando il monastero fu demolito e l’isola di San Giacomo venne trasformata in presidio militare. Le architetture religiose lasciarono spazio a polveriere, depositi di armi e strutture difensive. Nel corso dell’Ottocento venne il periodo di controllo austriaco e l’isola passò successivamente allo stato italiano. Dopo il 1961, cessato l’uso militare, rimase un lungo periodo in stato di abbandono. Fino ad ora.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo sull’isola di San Giacomo a Venezia. Foto Jacopo Trabuio
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