Il dirigente, che dovrebbe lasciare l’Atalanta, è uno specialista del mercato ad alta sostenibilità. Il presidente dei bergamaschi Percassi: “Mi rendo conto che possa essere corteggiato come i giocatori, a livello di stima continuerà per sempre”
Giornalista
13 maggio – 07:31 – MILANO
Le strategie rossonere saranno definite dopo il finale di stagione: così è deciso. Certo che mentre il Milan aspetta di conoscere il proprio destino europeo, il mercato intorno procede. E non si parla solo di giocatori ma di dirigenti: movimenti a cui guardare con attenzione anche in ottica rossonera. Le scelte sono rinviate, ma riguarderanno anche la conferma o meno dell’attuale organigramma. L’estate scorsa, quando l’ad Furlani decise di aggiungere al gruppo dirigenziale un ds dedito alla parte tecnica, tra i candidati c’era anche Tony D’Amico, direttore sportivo dell’Atalanta. La scelta poi premiò Tare: oggi, come tutti, è in discussione. Ha dotato il Milan della leadership di Modric, ma le spese più consistenti non l’hanno ripagato. Ecco perché lo stesso D’Amico osserva con interesse l’evolversi della situazione.
verso la separazione—
Il dirigente è vicino ai saluti con l’Atalanta. “Ho un rapporto straordinario con lui, conosco molto bene quello che ha fatto in questi anni a Bergamo – ha detto l’ad Luca Percassi lunedì – Lo ringrazio e mi rendo conto che come capita per i giocatori anche lui possa essere corteggiato. Mancano ancora due partite, forse il nostro rapporto potrebbe anche concludersi, ma a livello di stima continuerà per sempre”. Parole che tra le pieghe ospitano il concetto della separazione. Arrivato nel 2022 dal Verona, D’Amico è stato uno degli attori protagonisti degli ultimi quattro anni atalantini. Quattro stagioni che hanno portato un’Europa League a Bergamo, una finale di Coppa Italia, due qualificazioni in Champions. Tra Hellas e Dea, D’Amico ha saputo unire i concetti della vittoria sportiva con quello della sostenibilità finanziaria. A Verona si ricordano almeno tre grandi operazioni di plusvalenza: Kumbulla, Rrahmani e Amrabat. Pagati in tutto meno di 4 milioni, sono stati rivenduti in tutto per una cifra superiore ai 60. Ossigeno puro per il club veneto che grazie a queste operazioni ha saputo autofinanziarsi per le successive annate. A Bergamo è cambiato il raggio d’azione. L’Atalanta aveva già iniziato a frequentare la Champions e le finali di Coppa Italia, mostrando un cambio di marcia rispetto al passato.
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i colpi a bergamo—
D’Amico si è innestato nel nuovo sentiero alzando di conseguenza anche il livello degli acquisti.. A Bergamo arrivano così Ederson, De Ketelaere (proprio dal Milan), Scamacca, Hien, Retegui, Kolasinac tra gli altri. Nel giro di una stagione Retegui, grazie al sistema Atalanta, diventa una plusvalenza eccezionale: pagato 20, viene rivenduto in Arabia Saudita a 65. Kolasinac, pagato zero, diventa presto uno dei leader della squadra. Insomma, il flusso costante tra la proprietà dell’Atalanta e il direttore sportivo produce frutti. Sia sul campo, sia sul piano finanziario. Se al Milan si libererà un posto, si farà trovare pronto. Le valigie sono fatte, anche perché se non Milano, potrebbe aprirsi una destinazione alternativa: per esempio a Roma, dove tornerebbe a far coppia con Gasperini. Napoli può essere un’altra meta ambita per un dirigente in ascesa, se si aprirà una strada: oggi è Giovanni Manna a capo dell’area sportiva, anche lui indicato come un possibile candidato per andare a occupare la stessa poltrona alla Roma, a cui potrebbe puntare pure Cristiano Giaretta, ex Udinese, oggi al Pafos, in Grecia.
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