di
Andrea Laffranchi

Le pagelle della prima semifinale dell’Eurovision Song Contest a Vienna

Ecco le pagelle della prima semifinale dell’Eurovision Song Contest a Vienna.

Moldavia – “Viva, Moldova” – Satoshi 4,5
Il sovranismo in musica. Rap anni 90 e fiati dal folklore locale per un coro da stadio che esalta tradizioni, personaggi celebri e simboli moldavi (il 373 sulla maglietta da football di Satoshi e il prefisso telefonico) con frasi in italiano, spagnolo e inglese. La versione caciarona di «Viva l’Italia» di Gabry Ponte. Contagiosa o incasinata?

Svezia – “My System” – Felicia 7
La Svezia è uno dei centri di produzione mondiale di pop di livello globale e si sente nella melodia, ma a un certo punto il pezzo, che racconta un amore tossico, accende i laser e si trasforma in un rave techno.

Croazia – “Andromeda” – Lelek 5
Armonizzazioni vocali folk, ambientazione e costumi da Trono di spade. Sotto l’apparenza fantasy le Lelek cantano, in croato, una storia di guerra e invasione, violenze e pulizia etnica. Le croci tatuate in volto sono un omaggio a quelle delle donne cattoliche che si difendevano così dalle conversioni forzate sotto l’impero ottomano. Ma non era vietata la politica a Eurovision?

Grecia – “Ferto” – Akylas 5
Sembra Gangnam Style di Psy incrociato con Zorba il greco e la colonna sonora di un videogame… Lui si presenta sul palco vestito da Garfield coi doposci di pelo arancione… Trash all’ennesima potenza. Quindi vince, no?

Portogallo – “Rosa” – Bandidos do Cante 6,5
La tradizione del cante alentejano (patrimonio dell’Unesco) per un quintetto che armonizza le voci su una storia in cui le rose, che si prendono megaschermo e palco led, sono il simbolo della saudade per un amore finito. 

Georgia – “On Replay” – Bzikebi 4,5
Dam-ba-da-dam ma anche la-la-la. Ok, non è il testo il centro della creatività del trio che vinse, avevano 10 anni, l’Eurovision Junior 2008 con Bzz… che era cantato in una lingua inventata. Tutine cyber, il pezzo spinge sulla dance ma non è che venga tutta questa voglia di schiacciare il tasto replay.



















































Italia – “Per sempre sì” – Sal Da Vinci 6
Il vincitore di Sanremo a tutta Italia. La canzone parla la lingua del pop italiano con le radici a Napoli. E allora anche la coreografia si adegua. Scena da un matrimonio italiano, con la sorpresa della gonna di lei che vola via e svela il tricolore. 

Finlandia – “Liekinheitin” – Linda Lampenius & Pete Parkkonen 5
Il violino classico di Lampenius e l’eurodance da Esc: i favoriti si perdono fra virtuosisismo, epica e retorica

Montenegro – “Nova zora” – Tamara Živković 5
I cori sono troppo epici. I costumi sono troppo dark. Tutto è fuori misura. 

Estonia – “Too Epic To Be True” – Vanilla Ninja 5,5
Fra scintille (sul palco e in video) e fuochi d’artificio la girl band porta un pezzo pop rock che non avrebbe funzionato nemmeno quando il rock era di moda. Bene per le chitarre, ma quelle dei Maneskin erano un’altra roba.

Israele – “Michelle” – Noam Bettan 6
Una ballad drammatica su un amore tossico cantata in ebraico, inglese e francese. Suoni acustici e inserti urban per un’interpretazione drammatica ma col giubbotto in pelle di pelle che compensa.

Germania –  “Fire” – Sarah Engels – 6
Performance piena di energia, solarità e con anche il momento hriller del tuffo nel vuoto dalla pedana. Pop dance, in inglese, non sarà una hit ma di pezzi così sono pieni gli album delle popstar internazionali.

Belgio- “Dancing on the Ice” – Essyla 4,5
Un pezzo in equilibrio (come la protagonista della canzone) fra un riff ipnotico e voglia di leggerezza. L’interpretazione, invece, l’equilibrio non lo ha trovato e ha distrutto il brano.

Lituania – Sólo quiero más – Lion Ceccah 4
Sono tornati i Rockets. Ah no, è Lion Ceccah che si presenta tutto pittato di argento con le spalline per una canzone che ne contiene mille: cassa dritta, tocchi orchestrali, cori epici, elettronica pulsante: il problema è che la voce semi-operistica non riesce a cucire.

San Marino – “Superstar” – Senhit 5
Neanche Boy George riesce a dare spinta a un pezzo dance funk che è costruito bene ma non ha anima. E la prova vocale di Senhit non ha funzionato.

Polonia – “Pray” – Alicja 6,5 
Palco inclinato, costumi in bianco e nero. Scenografia e coreografia sono eleganti e convincono. Alicjia sa dove spingere e dove rallentare in un pezzo dalle sfumature black e urban.

Serbia – “Kraj mene” – Lavina 5
Atmosfere cupe, voglia di metal e pure un aggressivo growl finale. Non che la velocità sia un pregio, anzi. Ma prima di arrivare al sodo qui ci vuole un minuto abbondante in cui non succede nulla.  

13 maggio 2026 ( modifica il 13 maggio 2026 | 07:56)