di
Clarida Salvatori
L’infettivologo: daremo informazioni e risposte ai colleghi
Emanuele Nicastri, direttore di Malattie infettive ad alta intensità di cura dell’Inmi di Roma, cosa sta accadendo allo Spallanzani da quando è arrivata notizia della diffusione dell’Hantavirus?
«Lo Spallanzani ha un sistema di allerta che scatta, perché è proprio questa la sua vocazione. Lo facciamo periodicamente, in modo silenzioso: riceviamo allerte a cadenze mensili da pazienti che rientrano da aree a rischio e presentano magari sintomi febbrili. Le andiamo a studiare singolarmente, ma questa volta i numeri sono diversi: si parla di 150 tra operatori e viaggiatori di diversi Paesi. La preparazione che abbiamo ci permette di essere sereni e questa serenità vorrei trasmetterla ai cittadini. Certo poi capisco che la notizia che sulla nave da crociera, con a bordo eminenti ornitologi, si diffonda un’infezione potenzialmente letale, attiri inevitabilmente l’attenzione mediatica».
Hantavirus, gli aggiornamenti in diretta
Quale sarà il compito dello Spallanzani? Oltre a validare i test, come già con i pazienti di Veneto e Calabria, è previsto anche un ruolo di ricovero e cura come fu per il Covid?
«Il ruolo dello Spallanzani sarà triplice. Il primo, di riferimento per l’informazione dei colleghi medici, per dare risposte ai dubbi sui possibili casi che possono dover affrontare. Il secondo, di capacità diagnostica, per capire se un caso sospetto può essere confermato, come per i test che stiamo effettuando in questi giorni. Il terzo, di sicurezza e cura, dal momento che siamo pronti a ospitare pazienti in qualsiasi momento».
Ma la situazione odierna è in qualche modo paragonabile a quella del febbraio del 2020, quando del Covid non si sapeva quasi nulla, ma di lì a poco sarebbe arrivato scatenando una pandemia e costringendo al lockdown?
«In realtà questa infezione è nota. Gli Hantavirus sono stati scoperti durante la guerra di Corea, e questo nello specifico, l’Andes, ha una trentina di anni. Il punto è che i casi sono molto rari, quindi c’è poca ricerca scientifica. I focolai sono sempre stati limitati e localizzati in varie zone dell’Argentina. Questo della Mv Hondius potrebbe essere il più grande in assoluto. Ma finora sta rispettando le proporzioni da letteratura sia per la trasmissione intrafamiliare, non legata cioè a esposizione al topo, sia per la mortalità. Certo il contesto della nave, dove i contatti sono stretti e prolungati, può aver favorito una diffusione di poco superiore».
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C’è poca chiarezza sui giorni di incubazione dell’Hantavirus. Quanti sono?
«I giorni di incubazione sono 42, ma è il periodo massimo. Nella maggior parte dei casi la positività si manifesta tra il settimo e il decimo giorno. Ragione per cui il fatto che i quattro passeggeri che erano sul volo Klm del 26 aprile siano asintomatici è un buon segnale».
Altro concetto dibattuto e poco chiaro: si è contagiosi da subito o da quando si manifestano i sintomi?
«In realtà, questo è un dato di letteratura su cui c’è ancora bisogno di fare ricerca scientifica. I casi sono così rari. Le linee guida argentine affermano che la contagiosità inizia due giorni prima, ma sono da considerare molto cautelative. Il rischio più alto è nella fase acuta».
In pochi giorni sta salendo il numero dei contagiati. Cosa bisogna aspettarsi, anche in relazione ai quattro pazienti che sono in Italia?
«Per i quattro pazienti in Italia sono passate circa due settimane e da qui il rischio dovrebbe ridursi in maniera importante. Se non manifestano sintomi nei prossimi giorni, possiamo stare tranquilli».
Come capire se si sta incubando l’Hantavirus?
«Purtroppo un modo non c’è perché le prime manifestazioni sono aspecifiche e comuni a qualsiasi sindrome febbrile, con dolori muscolari, difficoltà respiratorie e problemi gastrointestinali. In questi casi la domanda essenziale è Unde venis? (da dove vieni?, ndr), che permette di tracciare piccoli itinerari. Se manca il link con il viaggio, se la persona non ha fatto queste esperienze è una sindrome influenzale, se invece ricade in itinerari epidemiologici allora il collega può chiamare lo Spallanzani».
A cosa devono stare attenti i cittadini?
«Assolutamente a nulla, non ci sono limitazioni di viaggio e le norme sono sempre quelle: prima di viaggiare, si può fare una visita di “medicina del viaggiatore”, si possono conoscere le norme igieniche, le vaccinazioni, la profilassi».
Il terrore che si ripresenti la stessa situazione di sei anni fa è palpabile, la gente si sta chiedendo se si ripiomberà in quell’incubo.
«No, non c’è assolutamente nessun pericolo. Però mi sento di consigliare di indossare una mascherina quando si va in una struttura sanitaria, in un pronto soccorso o in uno studio medico affollato, soprattutto per febbre».
Le misure applicate dal ministero della Salute, che parla di un rischio basso in Italia, sono adeguate?
«Certamente sono più che adeguate ad affrontare un evento pandemico di limitata portata che al momento in Italia è a casi zero».
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13 maggio 2026 ( modifica il 13 maggio 2026 | 08:13)
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