di
Lorenzo Giliberti
L’attore interpreta il ruolo di un giornalista italiano nelle puntate della storica soap americana in onda in questi giorni
Da Bari al set di Beautiful, passando per teatro e fiction Rai. Le puntate della storica soap americana in cui compare Gianpiero Cavalluzzi, attore barese che interpreta il giornalista italiano Giacomo, sono andate in onda ieri, proseguono oggi e andranno in onda anche domani.
Nato a Bari nel 1986 e oggi residente a Roma, Cavalluzzi ha iniziato come cantante prima di scegliere definitivamente la recitazione. Nel suo percorso anche Imma Tataranni, M – Il figlio del secolo e diversi monologhi teatrali dedicati a Rodolfo Valentino e Freddie Mercury.
Gianpiero, che effetto fa entrare in una serie come Beautiful?
«È stato un sogno. Da bambino tornavo da scuola e andavo da mia nonna: lei, come tante nonne, seguiva Beautiful. Per me quel mondo americano, così scintillante, era lontanissimo. Pensare anni dopo di ritrovarmi lì dentro è stato qualcosa di molto forte».
Il suo personaggio, Giacomo, è un giornalista italiano. Come lo ha costruito?
«Ho seguito le indicazioni del regista Casey Kasprzyk. Giacomo è vicino a Ridge e Brooke, sostiene la loro coppia e partecipa con entusiasmo a tutto ciò che riguarda la ditta Forrester. È un giornalista, ma anche un osservatore coinvolto: non resta distante».
Ha seguito Ridge e Brooke in più tappe italiane. Questo dà più peso al personaggio?
«Sì, perché non è una presenza isolata. Giacomo compare a Roma, Monte Carlo e Napoli. Tanti italiani sono passati da Beautiful, spesso con ruoli diversi. Per me è importante essere tornato con lo stesso personaggio: significa dargli continuità oltre il singolo episodio».
C’è anche un legame pugliese in questa esperienza?
«Sì. Ho ricordato al regista che l’ultima volta di Beautiful in Italia era stata in Puglia, nel 2012. Per me quella battuta è diventata quasi un ponte tra la Puglia e Roma».
La pugliesità entra nel suo modo di recitare?
«Per me è una base. Vivo fuori da molti anni, ma la Puglia resta dentro di me. Mi piace conservare anche una cadenza naturale. Non cerco sempre una dizione perfettamente pulita: a volte quel colore serve e racconta qualcosa».
Quanto conta, in una produzione americana, muoversi tra lingue, accenti e codici diversi?
«In quel caso contava soprattutto essere italiano. Non era importante che l’accento fosse del Sud, del Nord o del Centro: serviva una cadenza italiana, un modo italiano di stare in scena».
Lei si è anche doppiato. È stato diverso dal recitare sul set?
«Molto. Nel doppiaggio segui regole precise e le indicazioni della direttrice. Non è semplicemente rifare quello che hai fatto sul set: è un’altra interpretazione. In video sei dentro la scena, nel doppiaggio devi restituirla con strumenti diversi».
Dopo Beautiful ha altri progetti in cantiere?
«Vorrei tornare a teatro con i miei lavori da solista. Sto pensando anche a una ripresa del monologo su Rodolfo Valentino, nel centenario della scomparsa. Mi piacerebbe che ci fosse spazio anche in Puglia».
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13 maggio 2026
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