di
Paolo Tomaselli

Chivu: «Dobbiamo essere umili e avere l’atteggiamento giusto: entusiasmo e nessuna ossessione». Thuram ha recuperato e sarà al fianco di Lautaro. La Lazio di Sarri ha ritrovato l’assetto migliore

Quando gli chiedono se la Lazio sabato scorso ha fatto apposta a perdere in quel modo contro l’Inter, al capitano della Lazio Mattia Zaccagni scappa un sorriso: «Sicuramente no, però un po’ di testa e di cuore erano già a questa finale». Un anno fa il Bologna aveva fatto lo stesso con il Milan, perdendo in maniera sciatta pochi giorni prima in campionato, per poi vincere la finale di Coppa contro i rossoneri. Cristian Chivu teme giustamente questa situazione psicologica: «Perché tu puoi pensare che è stato semplice e loro hanno una motivazione in più. È una partita diversa ed è una finale che ci siamo meritati, dobbiamo essere umili e avere l’atteggiamento giusto, con lucidità, entusiasmo. E senza nessuna ossessione».

Il riferimento all’ossessione ovviamente non è affatto casuale, perché se Chivu non ama il clima negativo che in certi momenti circonda la sua squadra, diffida anche di quello troppo positivo, verso la possibile «stellina d’argento» della decima Coppa Italia vinta. E questo Doblete fratello minore del Triplete del 2010 — unico precedente in cui l’Inter ha vinto campionato e Coppa sul campo nella sua storia — viene dato troppo per scontato, come è anche naturale che sia dopo il dominio nella volata scudetto: «A me vincere anche la Coppa dopo lo scudetto non cambia un tubo — azzarda l’allenatore romeno che ovviamente era in campo nel 2010 nella finale contro la Roma — ma sarei felice per i ragazzi: ho trovato una squadra competitiva, che pareggia le mie ambizioni: qua si vince insieme e si perde insieme. E si sta insieme nei momenti di difficoltà».



















































Maurizio Sarri ha perso una finale di Coppa ai tempi della Juventus e quella di Coppa di Lega inglese alla guida del Chelsea, entrambe ai calci di rigore. Ma è ancora davanti a Chivu dal punto di vista delle sigarette fumate e dell’astuzia: sabato ha rimarcato più volte «la differenza tecnica che c’è tra noi e loro», magari facendolo apposta. Il 3-0 interista qui all’Olimpico, coi gol di Lautaro, Sucic e Mkhitaryan, in effetti è stato fin troppo netto per essere un termine di paragone. Senza contare che la Lazio oggi, oltre al suo pubblico che ha sospeso lo sciopero per godersi un serata impensabile fino a qualche mese fa, ritrova l’assetto migliore, in ogni reparto. E da quello che si è visto sabato, con i biancocelesti ridotti in dieci dall’espulsione di Romagnoli, può rendersi pericolosa soprattutto nel duello tra Isaksen e Dimarco.

Alla seconda partita da titolare ravvicinata dopo oltre due mesi, Lautaro ha rischiato di perdere il suo partner d’attacco, perché martedì Thuram ha accusato un fastidio muscolare, che però sembra rientrato a tempo record, potere delle finali. Anche se il Toro ci ha messo 6 minuti per tornare a segnare, il francese resta l’attaccante più in forma dell’Inter e proprio sabato ha interrotto una striscia consecutiva di gol che durava dalla notte di Pasqua contro la Roma. Se alla fine non ce la dovesse fare, Bonny è in vantaggio su Pio Esposito che è reduce da un problema alla schiena e non si è allenato con continuità.

Questa Inter però ha il gol facile anche con i suoi centrocampisti, che su 113 reti segnate finora ne hanno firmate 33. È vero che a Chivu manca sempre Calhanoglu infortunato e autore di 12 gol, ma il rendimento del trio Barella-Zielinski-Sucic ha compensato l’assenza del turco, che punta ormai a preparare al meglio il suo primo Mondiale ed è stato decisivo in semifinale contro il Como, nella folle rimonta da 0-2 a 3-2 in venti minuti nella gara di ritorno a San Siro.

L’uomo che ha preso per mano la Lazio e l’ha portata fin qui, invece ci sarà. E a occhio e croce avrà molto lavoro da fare: a Bergamo, Edoardo Motta ha parato quattro rigori su quattro all’Atalanta e vuole completare il capolavoro, vincendo la sfida a distanza con il collega Martinez, che oltre al trofeo si gioca il posto da titolare. Perché questa Coppa, a volte bistrattata, pesa sempre.

13 maggio 2026