Lo spagnolo a 19 anni è il più giovane ai quarti dal 2007. E oggi sfida il nostro Darderi: “Finale con Jannik? Non corriamo”
Giornalista
13 maggio – 08:59 – MILANO
A Roma è l’osservato speciale. Oltre a un sacco di altre cose, tipo il tennista più giovane a raggiungere i quarti di finale a Roma da Djokovic nel 2007 e il giocatore più giovane con il ranking più alto, virtualmente numero 29 al mondo a soli 19 anni. Il secondo quarto di finale consecutivo in un Masters 1000 arriva con il piglio di chi è già pronto a prendersi qualcosa di importante e oggi, contro il nostro Luciano Darderi, vuole spingersi ancora un po’ più in là, proseguendo la strada verso la possibile finale contro Jannik Sinner.

Rafael Jodar
Classe 2007
Ha vinto un torneo, a Marrakech, ad aprile, e nel ranking è n.34, ma dopo Roma salirà nei 30. I suoi idoli sono Nadal e Bellingham
Rafa, oggi l’aspetta una sfida contro Darderi, un italiano che ha ribaltato la partita con Zverev: è pronto?
“Devo. Affrontare un giocatore di casa non è mai facile e lui arriva da una grande partita. Dovrò restare molto concentrato”.
All’orizzonte, lontano due partite, potrebbe esserci la prima finale 1000, magari contro Jannik Sinner che ha già affrontato a Madrid e che la stima molto…
“Per carità, non facciamo questo tipo di previsioni. Non mi piace andare oltre con i pensieri. Affronto una partita alla volta e cerco di imparare da ogni incontro. Ho fatto due ottimi tornei e sto giocando a un livello molto alto, ma non mi monto la testa”.
Ok, ma ci sarà stato un momento in cui si è detto ‘ok, mi merito di stare a questo livello’?
“Non posso scegliere una sola partita, ma piuttosto guardare a come sta andando la stagione, quindi bene. Devo continuare ad analizzare volta dopo volta le mie prestazioni. Vedere cosa posso fare meglio e dove posso lavorare di più”.
Sembra di sentir parlare un certo Jannik…
“Beh, un bel paragone. Sinner è un punto di riferimento per tutto il circuito per il suo impegno, la sua dedizione totale”.

E da bambino, chi era il suo idolo con la racchetta?
“Sono spagnolo, ovviamente Nadal. Tutto quello che ha ottenuto ha un valore enorme e apprezzo molto anche il fatto che non abbia perso l’umiltà nonostante una carriera incredibile. Cerco di prendere esempio anche da questo”.
E il terzo Rafa, suo padre?
“Quanti Rafa, vero? Lui è sempre con me, è il mio allenatore, ma soprattutto è mio padre. Un vero punto di riferimento”.
Com’è il vostro rapporto: tennis da colazione a cena?
“Cerchiamo, quando siamo a casa, di non parlare troppo di tennis e di mantenere un rapporto padre-figlio normale. Andiamo molto d’accordo, ora che mi sta accompagnando sono molto grato per lo sforzo che fa per essere qui, gestire tutto questo e aiutarmi in ogni cosa. Lui è anche il mio manager. Questo è il primo anno sul circuito quindi per ora facciamo tutto ‘in casa’”.
Ma come mai suo papà sta da solo nel box?
“Quando può occupa una fila intera. Mi piace perché quando mi giro vedo lui e non mi confondo. Essendo l’unico…”.
Ora che sta scalando le classifiche, com’è cambiato l’atteggiamento verso di lei nello spogliatoio?
“Mah, diciamo che sto pian piano facendo conoscenza con tutti. Torneo dopo torneo. Sono il nuovo arrivato, sono tutti gentili con me”.
Ha fatto un’esperienza di tennis al college negli Usa. È stata utile?
“È stato un anno di apprendimento. Non ho giocato molte partite, né all’inizio dell’anno con la squadra, né poi nei tornei Challenger a fine stagione. Sono molto grato per il mio anno lì, per come mi hanno trattato i compagni e anche per la fiducia che gli allenatori hanno avuto in me. Vivere da solo per un anno ti aiuta molto a maturare, a capire quando e come fare le cose. Anche nel lavoro, perché nonostante ci sia mio padre devo cercare di essere il più possibile indipendente”.
Fuori dal campo cosa le piace fare?
“Mi piace guardare il calcio, un po’ di Nba, soprattutto le Finals. Amo passare il tempo con gli amici quando sono a casa, con la mia famiglia, uscire. Sono un ragazzo normale, semplice”.
Il mio idolo da ragazzino era Rafa Nadal Bellingham è venuto a fare il tifo per me a Madrid e io ho esultato come lui per rendergli omaggio
Rafael Jodar
Lei segue il calcio e il calcio segue lei. A Madrid molti giocatori sono venuti ai suoi match, c’era anche Bellingham a cui ha copiato l’esultanza…
“Sì, è stata la prima volta che ho giocato in casa. Non sapevo che Jude sarebbe venuto, quando me ne sono accorto ho pensato che se avessi vinto sarebbe stato bello omaggiarlo così”.
Fama, guadagni, cosa le piace di più di questo lavoro che si è scelto?
“La possibilità di conoscere le persone, viaggiare, fare esperienze. Ogni settimana scopro un posto nuovo e questo mi rende felice. Sono qui a Roma, un posto meraviglioso, e gioco a tennis. Peccato non avere il tempo di vedere tutto quello che offre questa città bellissima”. Chi lo sa, Rafa, la settimana è ancora lunga…
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