di
Gaia Piccardi
Andrea Pellegrino e la lezione degli Internazionali: «Finalmenta ho trovato chi crede in me, l’obiettivo è entrare nei top 100. Con i premi mi regalerò un bell’orologio da collezione
ROMA I dolori nel corpo, ma la felicità che esplode dentro. Il giorno dopo lo scontro frontale con Jannik Sinner sul centrale del Foro Italico, Andrea Pellegrino, favola del torneo, si concede qualche ora di riposo in più.
Andrea, disturbo?
«Ma no, però le rispondo dal letto».
Ha sognato la partita con Sinner?
«Ho dormito, ero stanchissimo: tra le qualificazioni e il torneo ho giocato sei partite consecutive. Dopo Jannik, ho avuto il crollo dell’adrenalina. Ho voglia di tornare a casa, a Bisceglie, per staccare un po’. Venerdì sarò a Parigi per le qualificazioni del Roland Garros. Nel telefono, intanto, ho trovato tanti di quei messaggi che non so quando riuscirò a rispondere a tutti».
I quarti agli Internazionali, la classifica che migliora (da lunedì sarà n.126), il rispetto di Sinner e degli avversari. E ora?
«Non mi aspetto che mi cambi la vita, continuerò a fare le mie cose con passione e serietà. Ma esco dal torneo con la consapevolezza che il mio livello può essere ben più alto. Devo continuare a lavorare, a fare di più. Nel tennis non ti puoi mai rilassare, sennò ti sbranano».
Però lei ha attraversato la giungla dei challenger. Se ne esci vivo, nulla può più spaventarti.
«È vero. I challenger si conoscono poco, essendo di livello più basso dei tornei Atp e dei Master 1000. È un ambiente durissimo: tanti giovani, tanti top 50 in cerca di punti, una media di gioco alta, puoi perdere con chiunque. Sono d’accordo con Jannik e i top players: la percentuale che gli Slam dividono con i giocatori è troppo bassa. Anche i challenger alzano i montepremi, ma non basta. Io mi sono sempre dato da fare: gare a squadre, qualificazioni degli Slam, prove Atp… Mi sono sempre mantenuto da solo ma non sono rimasto mai con le mani in mano. Nel tempo libero ho fatto anche shooting fotografici».
Le appassionate di tennis meno tecniche, diciamo, infatti sono rimaste colpite dai bicipiti sotto la maglia smanicata.
(Ride) «Sono felicemente sfidanzato».
In cerca?
«Per ora sto bene così».
A Bisceglie l’aspetta una grande festa?
«Sono fuori da più di un mese, ho bisogno di rilassarmi sul divano. Mamma è bravissima in cucina, ma io devo stare attento: riso, pollo, verdure. Adoro la pizza e quando mamma vuole coccolarmi mi prepara la pasta con le polpette».
Suo padre dice che la chiave del salto di qualità è la tranquillità ritrovata. Perché le è mancata?
«Sì, gli ottavi a Roma dalle qualificazioni non sono un miracolo né un caso. I risultati non lo sono mai. Mi è mancata la serenità, soprattutto fuori dal campo, è vero. Sono un ragazzo disciplinato e tranquillo, non credo sia difficile lavorare con me. Ma non ho mai trovato un ambiente che mi desse serenità. A Lecce, invece, con Andrea Trono, Tommaso Mannarini e il preparatore argentino Ignatio Trad sto finalmente bene. Credono in me. Alla fine del 2025 ho attraversato un periodo difficile: beh loro non hanno mai smesso di farmi sentire importante. Nel mio percorso, invece, quando le cose non andavano per il verso giusto, non sempre i coach mi sono stati vicini. A Lecce è tutto diverso, e in campo si vede».
Ha capito qual è il suo potenziale?
«Ho 29 anni, non sono di primo pelo. Ma da Roma torno con una motivazione enorme. Il mio potenziale è inespresso. La partita con Sinner mi ha insegnato che posso migliorare ogni aspetto del mio tennis, dovrò giocare di più sul cemento ma parto da una base solida: la base che mi hanno dato i challenger e le qualificazioni negli Slam, che ho sempre giocato. L’obiettivo sono i top 100, entrare nel tabellone dei grandi tornei, mantenere il livello. Ci sono esempi di giocatori che, dai challenger, sono arrivati nei top 30 della classifica mondiale».
Cosa farà con i 92.470 dollari (tassati dal fisco italiano) degli Internazionali?
«Mi leverò qualche sfizio: l’ho sempre fatto, è un modo per premiarmi dei sacrifici. Mi piacciono tanto gli orologi, vorrei iniziare a collezionarli».
Ha avuto una preziosa palla break con Jannik, Andrea: rimpianti?
«Si poteva giocare meglio, certo, ma non ho rimpianti. Con Jannik è tutto difficile perché lui fa tutto meglio di chiunque. Ti toglie il fiato, serve bene nei momenti chiave, non ha punti deboli né sul dritto né sul rovescio, è un martello pneumatico. Mi sarebbe piaciuto tenerlo di più in campo, fare qualche game in più. All’inizio ero teso, poi mi sono sciolto. Sinner ti porta al limite, e io sono arrivato vicino al mio».
Poi ha avuto parole gentili per lei.
«A rete mi ha fatto i complimenti per il torneo, poi ha scritto sulla telecamera bravo Andrea. Si vede che era sincero: l’ho apprezzato tanto».
Però non si ricordava del vostro primo incontro, nel 2019 a Santa Margherita di Pula.
«Eh vabbè, anche io non mi ricordo niente di quel 6-1, 6-1. Mi diede una stesa micidiale. Però poi, martedì sul centrale, gli sarà venuto in mente».
13 maggio 2026
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