Bologna, 13 maggio 2026 – “Un’udienza dolorosa”, dice Francesca Ballotta, tra le lacrime alla fine della prima giornata del processo per la morte del suo fidanzato Alessandro Ambrosio, il capotreno di 34 anni ucciso a coltellate mentre era fuori servizio, la sera del 5 gennaio, nel parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna, riservato ai dipendenti di Ferrovie.
I genitori della vittima, Luigi ed Elisa, non erano presenti, “non ce l’hanno fatta a venire, troppe emozioni”, confermano la ragazza e il legale che li assiste Alessandro Numini.
Questa mattina si è tenuta la prima udienza del procedimento in cui Marin Jelenic – 36 anni croato, senza fissa dimora e ora detenuto alla Dozza, assistito dall’avvocato Christian Di Nardo – è imputato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dall’aver commesso il fatto in area ferroviaria.
Dopo alcune ore, la Corte d’Assise ha respinto la richiesta di perizia psichiatrica su Jelenic, poi le parti hanno presentato le liste dei testimoni e il processo è stato aggiornato al 20 maggio.
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Una foto tratta dal profilo Facebook di Alessandro Ambrosio capotreno di Trenitalia di 34 anni ucciso a coltellate nei pressi del parcheggio del piazzale Ovest della stazione di Bologna
Le indagini
Le indagini sono state svolte dalla Mobile, guidata da Guglielmo Battisti. Il pm Michele Martorelli ha chiesto il giudizio immediato. Jelenic è stato portato in aula attorno alle 9.40. Maglietta a maniche corte – ben visibili i numerosi tatuaggi, tra cui una grande ragnatela -, sorride mentre va a sedersi al banco degli imputati. Accanto a lui l’interprete, che ha tradotto dall’inglese.
L’udienza
Sono state ammesse tutte le parti civili: i genitori di Alessandro Ambrosio, rappresentati dall’avvocato Alessandro Numini, il Comune di Bologna, con l’avvocato Antonio Carastro, la Filt Cgil di Bologna con l’avvocato Simone Sabattini e la Fit Cisl Emilia-Romagna, con l’avvocato Giuseppe Fortino. Ed è stata richiesta la perizia psichiatrica (poi respinta), per Marin Jelenic comparso in aula con vistosi tatuaggi sulle mani: a farlo era stato a inizio udienza l’avvocato Christian Di Nardo, difensore dell’imputato. “Depositerei e chiederei fin d’ora una consulenza psichiatrica sulla capacità di intendere e volere e sulla capacità di stare a processo”. Prodotte anche due attestazioni del carcere di Bologna sui problemi psichiatrici pregressi riscontrati a Jelenic.

La prima udienza del processo a Marin Jelenic per l’omicidio del capotreno Alessandro Ambrosio
Il pm Martorelli: “La richiesta va rigettata”
Il pm, Michele Martorelli, ha prodotto per la Corte l’intero fascicolo del carcere di Bologna, compresi i documenti del carcere di Brescia. “Ritengo che in questi documenti ci siano più informazioni rispetto a quelli della Casa Rocco D’Amato”, ha spiegato. Per il pm la richiesta va però rigettata, perché dalle carte non emergono profili di problemi psichiatrici, ma di una persona dal profilo sfuggente, che fornisce risposte brevi, e non ha fornito spiegazioni del gesto.
“Non ci sono evidenze di trattamenti psichiatrici e farmacologici, quindi la perizia avrebbe una natura esplorativa ed è troppo semplice chiedere un difetto di intendere e volere senza provarlo”, ha detto Martorelli. La Corte d’Assise di è ritirata in camera di consiglio per decidere. Le parti civili si sono tutte associate alle considerazioni del pm nel rigettare la richiesta di perizia psichiatrica.

L’imputato Jelenic: “Voglio uscire”
L’imputato non riconosce le prove contro di lui e vorrebbe uscire dal carcere. Lo ha ripetuto anche stamattina parlando con il suo avvocato, Christian Di Nardo. Ha detto che vuole essere lui stesso a spiegare ai giudici in aula il suo alibi per quel giorno: “Io non c’entro con quello di cui mi accusano”. Ogni tanto Jelenic si ripiega su se stesso, abbassa la testa. Ogni tanto fa un sorrisino. Accanto a lui l’interprete. Attualmente alla Dozza è in isolamento, dice di sentirsi perseguitato e che a volte viene aggredito: ha raccontato che gli hanno lanciato contro una sedia. Non gli va bene l’alimentazione del carcere e continua a chiedere che gli diano del cibo proteico per lo sport, fa degli esercizi in carcere. Alterna momenti di lucidità a momenti di totale assenza. Il legale: “È come se si isolasse e andasse in un mondo tutto suo”.
Respinta la perizia psichiatrica
La Corte d’Assise di Bologna, presieduta dal giudice Pasquale Liccardo, ha poi respinto la perizia psichiatrica chiesta dal difensore di Marin Jelenic. Leggendo la motivazione della decisione, Liccardo ha spiegato che “dalla documentazione sanitaria emerge che non ci sono azioni deliranti, Jelenic è lucido e vigile, sebbene reticente nell’approfondire il contenuto del proprio pensiero” e “tutte le problematiche psicologiche riferite da Jelenic sono legate alla detenzione. I giudizi dei medici escludono la sussistenza di patologie paranoiche e descrivono un soggetto lucido e partecipe. Sono assenti principi di prova e dubbi per poter affrontare una perizia”, ha spiegato il presidente del Tribunale.
La fidanzata di Ambro: “Udienza dolorosa”
“È stata una udienza molto dolorosa, vedere l’imputato a pochi metri di distanza da me non provoca belle sensazioni”. Francesca Ballotta, la fidanzata di Alessandro Ambrosio, ha parlato a fatica al termine dell’udienza, circondata da operatori tv e giornalisti.
Ha risposto a monosillabi e piangendo, come ha fatto durante gran parte dell’udienza. “Ieri sera ho sentito i genitori di Alessandro, ma poi questa mattina non ce l’hanno fatta a venire, fa male a tutti, troppe emozioni”.
Dopo che la Corte d’Assise ha respinto la richiesta di perizia psichiatrica su Jelenic, le parti hanno presentato le liste dei testimoni e il processo è stato aggiornato al 20 maggio.
L’avvocato dei genitori della vittima
“Non c’erano né i presupposti da un punto di vista clinico-medico, né sul piano dei fatti per poter giustificare un accoglimento della perizia psichiatrica – ha detto l’avvocato Alessandro Numini, che assiste i genitori di Ambrosio –, in questo la Corte non ci ha deluso. Sicuramente è un passaggio dirimente perché il mancato accoglimento della perizia psichiatrica gioco forza determina un cambiamento della linea difensiva. Siamo soddisfatti di questo, era un auspicio che abbiamo sostenuto in aula”.
Il legale di Jelenic: “La perizia psichiatrica era un’esigenza”
Marin Jelenic in aula “ha dato segni di nervosismo, ma non dovuti alla preoccupazione per il processo. Un nervosismo insito in se stesso, anche nel chinare la testa, comportamenti, secondo me, che andrebbero valutati. Sicuramente nel momento in cui Jelenic parlerà sarà più facile comprendere chi è questa persona, perché il grande dubbio è comprendere chi è questa persona per valutare se può aver fatto o meno questo spregevole reato”. Lo ha detto l’avvocato Christian Di Nardo, legale di Marin Jelenic.
“La perizia psichiatrica (respinta dalla Corte, ndr) era un’esigenza – ha sottolineato il legale – rispetto a una persona che, come è emerso nel provvedimento del giudice, ha fatto dichiarazioni rispetto ai suoi problemi psichiatrici”.
Rispondendo alle domande dei cronisti Di Nardo ha poi ricordato che “Jelenic in alcuni momenti ha parlato di un’ipotesi di collaborazione e in altri di avere un alibi. Dal mio punto di vista non ho nessuna ragione nuova per non ritenere che abbia delle fragilità di natura psichiatrica importanti”.

