È lo stemma che, dal 1894, in diverse versioni e aggiornamenti, rappresenta l’università di Padova. Quello che si trova su un tavolo del laboratorio Te.Si, nel quartiere Q200 Censer, è però del tutto particolare: grigio e stampato in 3d.

Si può dire, senz’altro, la messa in pratica di una delle più alte specializzazioni che proprio la realtà inserita a Rovigo dal lontano 2007 continua a portare avanti come vessillo nella produzione delle tecnologie manifatturiere, sia per aziende nazionali che mondiali.

“La nostra sede prende vita proprio nei primi anni duemila al seguito del trasferimento, per motivi di spazio e capienza, di alcuni macchinari dalla sede di Padova. Con un investimento di 4 milioni di euro stanziato dalla Fondazione Cariparo, da sempre vicina all’ateneo, è stato possibile acquistare nuove attrezzature e restaurare l’ex officina meccanica presente in quello che era il grande comprensorio fieristico del Censer. “Un luogo che ora rivive e dove abbiamo installato l’area tecnica e alcune postazioni di open office” sottolinea Stefania Bruschi, docente di tecnologia meccanica tra i referenti del laboratorio, nonché prima donna, nel 2019, ad essere stata eletta come direttrice alla guida del dipartimento di ingegneria.

Ed è fra un allestimento colorato e giovanile che di tanto in tanto si scrutano gli occhi attenti dei ragazzi che, insieme ai macchinari di ultima fattura, popolano l’habitat della ricerca nel capoluogo. “Qui sono presenti gli studenti assegnisti di tesi, da quelle triennali fino alle magistrali, insieme a quelli dei dottorati di ricerca e ai cosiddetti “visiting students”, ovvero, allievi provenienti da altre realtà formative internazionali in visita o per svolgere un periodo di Erasmus” continua la professoressa, spiegando: “All’anno ospitiamo tra i 30 e i 40 tesisti. Mettiamo a disposizione i macchinari nell’ambito proprio delle tesi, dei progetti finanziati o commissionati da aziende e ministeri”.

Ma oltre a questo, aggiunge: “Ci occupiamo anche di tecnologie manifatturiere in senso lato, dalla lavorazione dei materiali metallici, alle plastiche, mantenendo viva la vocazione sperimentale che ci contraddistingue rispetto ad altri nuclei”. Tra le specialità, la lavorazione dei polimeri, la qualificazione dei materiali, e l’asportazione del truciolo. E l’occhio, come per i bambini più curiosi, non può non cadere sul sogno di molti, la stampante 3d. L’unica ma grande differenza la fa però il prodotto finale: non una riproduzione ma dei materiali dall’altissimo livello qualitativo destinati a contribuire in maniera fondamentale allo sviluppo di nuove tecnologie e indagini, specie in ambito medico.

“Questo ci permette di fare anche protesi. Siamo richiesti anche per l’utilizzo del raffreddamento criogenico, un sistema, in gergo, capace di garantire non solo un processo completamente sostenibile e green ma anche un’ottima qualità della superficie materica”.

L’ambiente, come ci mostra Bruschi passeggiando tra le attrezzature, non è affollato per garantire la migliore e più sicura mobilità: per questo, vista l’alta richiesta, esiste addirittura una lista d’attesa per le tesi e il fatto che il laboratorio si trovi a Rovigo non è un motivo deterrente, anzi. Lo ribadisce soddisfatta la docente: “Forse solo all’inizio abbiamo avvertito una certa resistenza ma, con il tempo e la specializzazione arrivata ad alti livelli, ora dobbiamo contingentare gli accessi. Frutto di questo interesse è senz’altro il grande progetto del Q200 Censer che è partito rivitalizzando l’intera zona. Molti studenti, infatti, tramite il servizio mensa e lo studentato, si fermano qui nel periodo di approfondimento delle loro tesi”.

Ma l’occhio attento della ricerca non può non interessare anche il territorio: “Ospitiamo anche le visite di molte scuole che si dimostrano interessate a questa realtà, ancora tutta da conoscere nel territorio. In ultime, abbiamo accolto le classi del Viola Marchesini”.

Insomma, tra ragazzi e un network universitario che parte dall’orientamento fino ad arrivare alla messa in pratica delle conoscenze acquisite durante gli studi, al Q200 Censer l’aria della novità passa anche attraverso la sperimentazione di spazi e idee; senz’altro una tesi che sarebbe promossa con la lode.