Il rappresentante dell’Italia all’ESC: «Con mia moglie da quando abbiamo 16 anni: lei, figli e nipoti sono un rifugio»
È un blitz. Sal Da Vinci si piazza davanti allo storico Sacher Cafè e sfida la tradizione della torta al cioccolato e albicocche distribuendo sfogliatelle napoletane ai passanti. Chi vince? «Non scherziamo, dai».
Più difficile dire chi vincerà questo Eurovision Song Contest. Favoriti restano i finlandesi (un retorico misto di violino classico e dance) e il greco che sembra un cartone animato, i bookmaker piazzano Sal all’ottavo posto. «Non sarebbe onesto dire che sogno, ma sto godendo ancora del profumo e dell’eco di Sanremo. la vera vittoria è stata quella. Il bello è non sapere cosa accadrà domani, ma costruire il futuro. Non mi sento arrivato, non sono l’imperatore di sto ca… continuo a fare l’ambulante che porta in giro i suoi prodotti per i quartieri. Qui, come va va». La prima serata è andata e il suo video è il più visto sui social di ESC. «C’è stata qualche sbavatura e incertezza, ma credo sia arrivata la mia voglia di verità senza fronzoli». Il raonnto della canzone è quello della sua vita. Un «Per sempre sì», quello con sua moglie Paola pugliese che dura da quando erano ragazzini. Si è portato tutta la famiglia, nipoti compresi, a Vienna. «Mi è costato l’ira di dio (ride e guarda il suo discografico ndr) ma mi danno serenità ed energie buone. È il mio rifugio».
La famiglia tornerà nell’album «Per sempre sì» in uscita il 29 maggio. Un duetto con il figlio Francesco, un brano dedicato al padre scomparso («L’ho scritto dopo la sua morte, l’ho cantato dal vivo ma c’era ancora troppo dolore e così l’avevo riposta in un cassetto»). E ora esce «Poesia», una bachata da tormentone estivo: «È la descrizione di quando una donna ti aggroviglia la logicità e la razionalità. Il protagonista le dice: “ tu sei musica, resti per sempre”. Io avevo 15 anni quando ho conosciuto Paola e lei non mi filava. Mi sono infilato alla sua festa dei 16 anni e nulla. L’ho portata con la barca a remi a Posillipo, mi ha dato la mano per scendere, mi sono avvinghiato e le ho dato un bacio. Lo ha accettato». Insieme da allora. «Momenti difficili ci sono stati: mancavano le risorse per pagare le bollette, io stavoingiro per cercare di guadagnare e lei non ha mai fatto sentire la mia mancanza. Mi sono sentito un fallito nella carriera, mai in famiglia».
Qualcuno gli rimprovera di essere troppo legato ala tradizione napoletana. «Scarlatti usava delle progressioni armoniche che abbiamo fatto pari pari prima in “Rossetto e caffè” e poi in “Per sempre sì”. Rispetto al Settecento è cambiato il linguaggio come cambia quello dell’amore anche se l’uomo si innamora da sempre. Le mie radici sono napoletane e nel bel canto, ma “Per sempre sì” l’ho generata e creata con un tema, Federica Abbate, Alessandro La Cava e Merk & Kremont, che non ha nulla a che vedere con quel genere. La cultura della mia terra non è staccata dall’Italia, anche se si esprime con un’altra lingua. Gli snob e i classisti che denigravano Gigi D’Alessio e Nino D’Angelo li cantavano sotto la doccia e piangevano. Oggi ci sono sapientoni e tuttologi che fanno i leoni da tastiera per attirare attenzione. Ma fare una canzone semplice è complicato».
L’ESC è un festa, ma il boicottaggio di 5 Paesi per Israele si sente . Martedì sera Noam Bettan, il concorrente israeliano, è stato accolto dal grido «Stop al genocidio». «Mi chiedo cosa c’entri lui. Porta una canzone d’amore, magari non è nemmeno filogovernativo… Poi non mi giro dall’altra parte e, con il ricordo dei racconti di nonna sfollata per le bombe, dico che la guerra è la cosa più disumana che possiamo fare».
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13 maggio 2026
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