La zona lounge con tavolini bassi e poltroncine della spagnola Thai Natura; a parete, appliques Mirro di Wever & Ducré
Estrema, monomaterica, dissonante. È così che lo studio q-bic definisce l’atmosfera della nuova caffetteria con micro-roastery di Ditta Artigianale: uno spazio sospeso nel tempo, l’ultimo inaugurato dal brand italianissimo, fondato nel 2013 da Francesco Sanapo a Firenze. Siamo in via Solferino, nel quartiere di Ognissanti, l’area dove sorgeva il vecchio Teatro Comunale. Oggi il sito è parte di un più ampio intervento di rigenerazione urbana che ha trasformato l’isolato in un complesso di appartamenti di lusso.
Scorcio della caffetteria Ditta Artigianale, nel quartiere Ognissanti. L’interior design porta la firma di studio q-bic; sedie metalliche di Loes.Beta.Gmbh
In questo scenario, il progetto di Luca e Marco Baldini rinuncia deliberatamente a qualsiasi riferimento alla memoria del luogo per costruire un racconto completamente inedito. Quando il pioniere italiano del caffè di ricerca decide di aprire il nuovo locale, è agli architetti toscani che affida il compito di tradurre in architettura la cultura dello specialty coffee. Insieme definiscono una scenografia che plana nell’eccezionalità del contesto per vibrare di connessioni tra degustazione e artigianalità.
Banconi in alluminio con dettagli in plexiglas rosso e pavimento in resina gialla
Nessuna concessione al vernacolare: «L’edificio preesistente è stato totalmente demolito», spiega Marco Baldini. «Ecco perché centrale, nello sviluppo del concept, è il tempo, da dedicare a se stessi e al caffè», in un luogo familiare dove riconoscersi e incontrarsi. Accoglie l’avventore una sequenza fluida di superfici curve attraversate da vibrazioni cromatiche e accenti pop: scelte progettuali che definiscono un ambiente dal carattere deciso, ma caldo. È il loro modo di invitare all’esperienza chi transita nella città culla del Rinascimento.
Di fronte al bancone, una serie di tavolini con top in parquet di recupero dipinti di giallo
«Ci è capitato di lavorare su edifici del Trecento e degli anni Cinquanta progettati da Giovanni Michelucci nell’ambito della ricostruzione postbellica», racconta Marco Baldini. Interventi guidati in punta di piedi, tra identità storica e vocazione contemporanea dei brand. «Se in altri progetti il dialogo tra passato e presente è stato centrale, in Solferino l’assenza di preesistenze ci ha lasciato una libertà molto più ampia».
Dettaglio del lightbox con il menu sospeso dietro il bancone
A segnare lo spazio una scelta monomaterica netta – superfici e arredi sono tutti in alluminio – che enfatizza il rigore progettuale. «Pavimento in resina e piani dei tavoli sono in listelli di parquet, un recupero di rimanenze di magazzino o di scarti di ex cantieri»: più che dettagli, veri e propri contrappunti che chiedono tempo. Il tempo di essere avvicinati, compresi, accarezzati. «Non seguiamo un metodo fisso nella scelta dei materiali», spiegano gli architetti. «Dipende dalle circostanze e dalle opportunità. In questo caso volevamo mitigare l’austerità dell’alluminio con qualcosa di più materico, artigianale, quasi imperfetto».
Luca e Marco Baldini di studio q-bic
Dissonante è il termine con cui lo studio q-bic descrive il proprio processo creativo: «Per noi significa mettere in relazione elementi diversi», spiega Marco. Che conclude: «Forme lineari e spigolose accanto ad altre morbide e arrotondate, materiali freddi insieme a superfici più calde». Un buon progetto è sempre fatto di dialogo.
dove: Ditta Artigianale, via Solferino 21-23, Firenze, tel. 0550935051
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