Secondo quanto riporta Nbc News, che cita due funzionari statunitensi, l’esercito americano starebbe valutando la possibilità di rinominare la guerra con l’Iran in “Operazione Martello” qualora il cessate il fuoco dovesse fallire e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump decidesse di riprendere le operazioni militari su larga scala. Oggi Trump è volato in Cina: nei colloqui con l’omologo Xi Jinping il conflitto in Medio Oriente in primissimo piano. Intanto un caccia stealth F-35A è impegnato in attività di pattugliamento nelle acque dello stretto di Hormuz e un’altra base italiana di Unifil è stata attaccata nel sud del Libano. Di seguito le principali notizie della giornata: 

Rutte: europei hanno ascoltato messaggio Usa, Italia esempio
Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha indicato l’Italia come esempio del maggiore impegno europeo nella sicurezza collettiva, sostenendo al summit B9 di Bucarest che gli alleati europei “hanno ascoltato il messaggio” degli Stati Uniti e stanno assumendo maggiori responsabilità nella difesa della Nato. “Un’Europa più forte significa una Nato più forte”, ha dichiarato Rutte, spiegando che il rafforzamento europeo deve avvenire “con gli Stati uniti, sul piano nucleare ma anche convenzionale”, mentre gli europei devono assumersi “più responsabilità per la propria difesa convenzionale”. 

L’appello dell’Onu a Israele: “Revocare la norma sul tribunale speciale”
L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha invitato Israele a cancellare la legge approvata dalla Knesset che introduce un tribunale militare speciale destinato ai palestinesi accusati di coinvolgimento negli attacchi del 7 ottobre 2023. Secondo Türk, “le vittime delle atrocità del 7 ottobre meritano giustizia”, ma tale obiettivo “non può essere perseguito attraverso processi che non rispettano gli standard internazionali”. L’Alto Commissario ha inoltre espresso forte preoccupazione per la previsione della pena di morte obbligatoria, definendola “allarmante” e sottolineando il rischio di “errori giudiziari irreversibili” nei confronti dei palestinesi eventualmente condannati.

Jet stealth americano F-35A in missione nello stretto di Hormuz
Il Comando centrale degli Stati Uniti ha reso noto che un caccia stealth F-35A è impegnato in attività di pattugliamento nelle acque dello stretto di Hormuz. In un messaggio pubblicato su X, il Centcom ha diffuso anche una fotografia del velivolo, ricordando come l’F-35A possa trasportare fino a 18mila libbre di armamenti mantenendo comunque capacità di volo supersonico.

Intelligence americana in contrasto con Trump: “Teheran dispone ancora di numerosi missili”
“L’Iran è stato annientato”. È questa la linea sostenuta da Donald Trump nelle ultime settimane. Una valutazione che, però, non coinciderebbe con quella fornita dall’intelligence statunitense. Secondo quanto emerso nei briefing riservati al Congresso, Teheran continuerebbe infatti a rappresentare una minaccia significativa grazie a una consistente disponibilità di missili. Il presidente americano ha più volte descritto l’Iran come un Paese ormai in ginocchio, sostenendo che “non ha più Marina, non ha più Aeronautica e le sue scorte missilistiche sono quasi terminate”. Le analisi presentate dalle agenzie di intelligence ai parlamentari americani, tuttavia, delineerebbero uno scenario molto diverso.

Attacco alla base italiana Unifil
Ancora un attacco contro una base italiana di Unifil, nel sud del Libano. In una nota su Telegram, la missione delle Nazioni Unite ha riferito che ieri pomeriggio “un drone presumibilmente di Hezbollah è esploso all’interno del quartier generale di Naqoura”, dove si trovano i soldati italiani. “Nessuno è rimasto ferito, ma qualche edificio è stato danneggiato”, fa sapere ancora Unifil, esprimendo “preoccupazione per le attività di Hezbollah e dei soldati israeliani vicino alle posizioni dell’Onu”.

Teheran minaccia “risposta immediata e decisiva” in caso di nuovi attacchi – Il ministero della Difesa iraniano ha avvertito che qualsiasi “nuova aggressione” contro l’Iran riceverà una “risposta immediata, decisiva e severa”. Lo ha dichiarato il portavoce del dicastero in dichiarazioni diffuse dai media iraniani. “Qualsiasi nuova aggressione da parte del nemico sarà affrontata immediatamente con una risposta decisiva e severa”, ha affermato il portavoce, aggiungendo che “il nemico deve arrendersi ai diritti del nostro popolo sia sul campo di battaglia sia sul piano diplomatico”. Secondo il rappresentante del ministero della Difesa iraniano, se “il nemico” non accetterà attraverso la diplomazia “le richieste del popolo iraniano”, dovrà aspettarsi “la ripetizione delle sue sconfitte”. 

“Capo del Mossad due volte negli Emirati in segreto” – Il capo dell’agenzia israeliana di intelligence (Mossad), David Barnea, ha visitato in segreto e almeno due volte gli Emirati Arabi Uniti, per coordinare questioni di sicurezza relative alla guerra con l’Iran. Lo riporta il quotidiano statunitense “Wall Street Journal” citando funzionari arabi e una fonte a conoscenza della questione. Secondo quanto riportato, le visite sono avvenute a marzo e ad aprile e rappresentano un segno della crescente collaborazione tra Israele e il governo degli Emirati. Nel corso della guerra i due Paesi hanno intensificato il coordinamento di sicurezza: Israele ha inviato nel Paese del Golfo batterie del sistema di difesa missilistica Iron Dome e personale militare per gestire la difesa contro gli attacchi iraniani, mentre, come riferisce il “Wsj”, gli Emirati hanno attaccato la raffineria iraniana di Lavan. 

Serbatoi di petrolio a Kharg “quasi al colmo” – I serbatoi di petrolio dell’isola iraniana di Kharg sono vicini alla capacità massima a causa del blocco navale imposto dagli Stati Uniti sui porti iraniani dallo scorso 13 aprile. Lo riporta la Tv al Arabiya. Immagini satellitari europee mostrano che nei giorni 8, 9 e 11 maggio non è stata avvistata alcuna petroliera ormeggiata a Kharg, pronta per salpare. Le immagini satellitari indicano che i depositi terrestri dell’isola si stanno avvicinando al completo riempimento. Se l’arresto delle esportazioni dovesse continuare, l’Iran potrebbe essere costretta a ridurre ulteriormente la produzione petrolifera, già parzialmente tagliata in precedenza. Anche al largo del porto di Chabahar, vicino al confine con il Pakistan, si stanno ammassando altre petroliere. Le stime sulla capacità residua di stoccaggio dell’Iran restano ancora incerte.

“Usa-Cina concordano di non far pagare pedaggi ad Hormuz” – Il Segretario di Stato americano Marco Rubio e il suo omologo cinese Wang Yi, durante una conversazione telefonica avvenuta ad aprile, hanno concordato di non consentire a nessun Paese di imporre pedaggi per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz, come riferito martedì da un portavoce del Dipartimento di Stato americano all’agenzia di stampa giapponese Kyodo News. Durante la loro conversazione del 30 aprile, Rubio e Wang “hanno concordato che nessun Paese od organizzazione può essere autorizzato a imporre pedaggi per attraversare le vie navigabili internazionali come lo Stretto di Hormuz”, ha dichiarato Tommy Pigott. I due hanno anche convenuto che Washington e Pechino dovrebbero costruire una “relazione costruttiva di stabilità strategica, basata sul rispetto e sulla reciprocità”, ha aggiunto il portavoce. Con l’Iran che di fatto blocca la principale rotta marittima per il petrolio e il gas del Medio Oriente, la guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran dovrebbe essere tra i principali argomenti di discussione tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente cinese Xi Jinping durante il loro vertice di questa settimana. 

“L’Iran giustizia un uomo accusato di spiare per Israele” – L’Iran ha giustiziato un uomo condannato per spionaggio a favore dei servizi segreti israeliani, dopo che la Corte Suprema ha confermato la sua condanna a morte, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Mizan, organo ufficiale del potere giudiziario. La notizia è riportata dal Times of Israel. Secondo l’organizzazione per i diritti umani Hrana, l’imputato, Ehsan Afrishteh, di 32 anni, era stato arrestato nel 2024 e condannato a morte nel 2025 sulla base di confessioni false. 

“Teheran ha ancora il 70% del suo arsenale missilistico” – L’Iran mantiene ancora circa il 70% dei suoi lanciatori mobili sul territorio nazionale e conserva all’incirca il 70% del suo arsenale missilistico prebellico. Lo scrive il New York Times citando fonti di Intelligence. Tale arsenale – viene spiegato – comprende sia missili balistici, in grado di colpire altri Paesi della regione, sia una minore quantità di missili da crociera, utilizzabili contro bersagli a corto raggio, sia terrestri che navali.

“Ripristinato l’accesso a 30 siti missilistici a Hormuz” – L’Iran ha riacquistato l’accesso alla maggior parte dei suoi siti missilistici balistici, lanciatori e strutture sotterranee. E’ quanto riportato dal New York Times, citando fonti a conoscenza delle ultime valutazioni riservate dell’intelligence Usa che contraddicono le affermazioni del presidente americano Donald Trump sulla distruzione inflitta alle capacita’ militari della Repubblica islamica. Per le fonti, Teheran ha ripristinato l’accesso operativo a 30 dei 33 siti missilistici che gestisce lungo lo Stretto di Hormuz, dove potrebbe utilizzare lanciatori mobili situati all’interno dei siti per spostare i missili in altre posizioni. Secondo le valutazioni d’intelligence, l’Iran mantiene circa il 70% dei suoi lanciatori mobili in tutto il Paese, ha conservato circa il 70% del suo inventario missilistico prebellico e ha riacquistato l’accesso a circa il 90% delle sue strutture sotterranee di stoccaggio e lancio missilistico, considerate “parzialmente o pienamente operative”.