Leggera, soave, allegra. Non come la principessa delle favole. Piuttosto come chi, l’inferno alle spalle, apprezza la normalità della vita e del calore del popolo italiano, dei bambini in particolare ai quali s’inchina per teneri abbracci sul viso, o di chi le porge un fiore da dietro le transenne. Tanto da fare marcia indietro prima di risalire in macchina per correre a prenderlo e ringraziare in un perfetto italiano. Un bagno di folla ha accolto la principessa Kate Middleton, vestita di quell’azzurro che ama tanto, ieri a Reggio Emilia nel suo primo viaggio dopo il cancro per il quale è stata in cura nel 2024, nel Paese dove ha studiato da giovane.

Perché i bambini sono così importanti? Come vengono messi al centro del metodo emiliano. Questo voleva capire, questa la mission. Una visita da lei fortemente voluta che si è concentrata sulla conoscenza del “Reggio Emilia Approach” per lo sviluppo della prima infanzia, modello educativo noto in tutto il mondo. Importante passo in avanti nel lavoro del Royal Foundation Centre for Early Childhood, la visita fa parte di una missione conoscitiva per esplorare i principali approcci internazionali al sostegno dei bambini piccoli e di quanti si prendono cura di loro. Già molto prima del suo arrivo curiosi e ammiratori hanno atteso pazienti. E il ciclone Kate, innocuo e confortevole non li ha delusi. Con un certo orgoglio Liliana Vedeschi spiegava: «Per noi una piccola rivincita, Siamo piccolini, schiacciati tra Parma e Modena, eppure parliamoci chiaro l’aceto e il parmigiano reggiano sono nati qui, anche il tricolore. Per non parlare dei nostri asili conosciuti in tutto il mondo». E ancora, Rahma Hamaied, 21 anni e Hadir Essid, 26 studentesse universitarie: «Siamo qui perché non capita tutti i giorni di vedere una principessa. E ci piace come persona. Sembra un’anima buona, ci ricorda la principessa Diana».

BAGNO DI FOLLA

Ad attenderla davanti al Comune il sindaco Marco Massari e il prefetto Salvatore Angieri. Prima di entrare nella sede del consiglio comunale per ricevere la massima onorificenza della città, il primo Tricolore nato a Reggio Emilia nel 1797, «per il suo profondo impegno a favore dell’infanzia», si è fermata ad accarezzare i bambini di due istituti comunali di Reggio Emilia: la scuola Robinson, prima scuola dell’infanzia fondata nel 1963 e la scuola Diana, punto di riferimento del centro storico definita nel 1991 dalla rivista Newsweek «la scuola più bella del mondo». Anche dopo l’incontro non si è risparmiata, stringendo mani, dilungandosi e abbracciando ragazzi disabili, bambini in fasce, non negando selfie a nessuno, parlando spesso in italiano. Mostrando una sensibilità e una partecipazione che fanno parte del protocollo della monarchia britannica eppure autentica. Poi la visita al centro internazionale Loris Malaguzzi, dove per lei era allestito un piccolo buffet a base di erbazzone (di cui chiederà la ricetta), torta di riso, succo di frutta e acqua profumata. «Volevo venire a Reggio Emilia per questo mio grande interesse, sono affascinata dalla vostra filosofia, da come i bambini siano parte e al centro della comunità», aveva detto la principessa, presente anche l’assessora alle Politiche educative Marwa Mahmoud, dopo aver ascoltato in Comune le parole di Ione Bartoli, una delle pioniere del Reggio Approach, che insieme ad altre due memorie storiche, Carla Moroni ed Eletta Bertani, le ha raccontato come ha avuto inizio il Reggio Approach e soprattutto cosa c’è dietro. Una volta arrivata, al Malaguzzi accolta da Emanuela Vercalli, responsabile delle relazioni internazionali di Reggio Children, dalla presidente Maddalena Tedeschi e dalla responsabile dell’area educativa Paola Riccò, ha detto: «Sono molto emozionata, contenta». Ha fatto domande, in particolare su come funzionano i gruppi di studio internazionali e come i genitori partecipano alla vita delle scuole. E sottolineato l’importanza della traduzione dei libri in varie lingue nonché l’importanza dei genitori come validi alleati nella pedagogia. Alla scoperta di concetti fondamentali dell’Approccio, tra cui l’idea dei “cento linguaggi” il manifesto che si è soffermata e il ruolo centrale degli atelier e degli atelieristi, ha partecipato a un laboratorio con l’argilla. Più tardi nuova tappa, alla scuola comunale dell’Infanzia Anna Frank nel quartiere Rosta Nova per vedere come l’Approccio Reggio Emilia entra nella pratica e supporta lo sviluppo della prima infanzia, con particolare attenzione a creatività, relazioni e ambiente di apprendimento. Le “presentazioni” nella “piazza” centrale, poi la visita di una classe e l’ascolto di insegnanti e genitori sempre interessata all’impatto dell’Approccio sullo sviluppo dei bambini e sulla comunità, infine una visita all’atelier della scuola.

L’ENTUSIASMO

Kate ammetterà incontrando alcune mamme: «Un conto era studiare l’approccio, ma vederlo è meraviglioso». La visita è finita. Ma un bambino la ferma spontaneo e le chiede: «Puoi venire un’altra volta qui?»; «Sì, certo» risponde lei in italiano. Sui canali social ufficiali del principe e della principessa del Galles (“princeandprincessofwales”) e della Fondazione di Kate Middleton, da ieri sono comparse immagini della città di Reggio Emilia e dei suoi asili, con la scritta: «Oggi. Sostenere l’importanza della presenza e della connessione nei primi anni di vita a Reggio Emilia». La principessa riparte dai bambini. E sceglie l’Italia.


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