Aspettando Matt Morgan – che potrebbe rientrare domenica alla Virtus Arena, nell’esordio dei playoff – Nenad Jakovljevic ha dettato le regole. O meglio, ha spiegato la filosofia di gioco e lo spirito con cui utilizza la squadra. Sdoganato il piano dei tre piccoli, con tanto di accenno al gioco frizzante di Valencia, il pensiero di Jakovljevic non si discosta molto da quello di Dusko Ivanovic. Grande attenzione all’aspetto difensivo e massima democrazia nelle rotazioni. La formula del 6+6 (sei italiani e altrettanti extracomunitari) spingerà un paio di stranieri in tribuna. In passato, anche in casa Virtus, spesso e volentieri, si battezzavano subito gli esclusi. Ai tempi di Sergio Scariolo, per restare in casa bianconera, finirono ai margini, nei playoff, Weems e Lundberg. In questo, coach Jakovljevic, è molto più simile al suo predecessore. E opta per una scelta democratica: deciderà di volta in volta, sulla base di eventuali acciacchi, con i quali spera di aver chiuso i conti e su quello che vedrà in palestra.
Che è poi la filosofia che ha portato Dusko a conquistare lo scudetto. Bocciature improvvise (ma a tempo) in certe gare, degli atleti che non vedeva come avrebbe voluto. Ma una riapertura l’indomani a fronte di atteggiamento e impegni diversi.
Quel che è certo è che l’assetto veloce piace tanto a Jakovljevic e pare difficile, in partenza, rinunciare a uno tra Vildoza, Dos Santos, Edwards e Morgan. Considerando che, per certi aspetti, Alston Junior può essere sia secondo violino, sia solista, anche il quinto posto pare assegnato. E ne resterà solo uno libero per gli altri tre: Diarra, Jallow e Smailagic, in rigoroso ordine alfabetico. Nenad, pur mantenendo principi Duskiani, appare più portato al dialogo e alla comprensione. E proprio per questo, in aggiunta alle idee di Ivanovic, nessun pregiudizio. O esclusione definitiva.
Virtus che procede spedita verso i playoff, con il direttore generale Paolo Ronci che, oltre al ruolo di ministro degli esteri – fondamentali i rapporti con l’Eurolega in questa estate di transizione –, ricopre anche quello strategico di ’osservatore’. E la logica che l’altra sera l’ha portato a Pesaro (con lui c’era il vice presidente bianconero Giuseppe Sermasi) è quella di seguire i migliori prospetti. Così, dopo aver portato Saliou Niang (miglior 2004) e Francesco Ferrari (2005) all’Arcoveggio, ecco le attenzioni, più o meno dichiarate, per Davide Casarini (2003), Octavio Maretto (2004, guardia di origine argentina, ma passaporto italiano, che gioca a Pesaro) e Assane Sankare (2007, ala nata in Senegal, ma italiano, che milita nelle fila di Rimini).
Con un’occhiata ai bilanci la Virtus comincia a delineare le strategie per la stagione che coinciderà con l’inaugurazione del palazzetto della Fiera.