di
Ilaria Capua
La virologa: «Va evitato il diffondersi di allarmismo e paura. L’Europa sta reagendo bene»
Sono molti anni che frequento i laboratori di virologia e che studio i virus con un misto di meraviglia e di inquietudine, sentendomi piccina piccina al loro cospetto. Per questo ne scrivo anche per un pubblico che, di virus, proprio non vorrebbe sentir parlare — nella speranza di creare po’ di consapevolezza anche sugli strumenti di lotta che abbiamo. Forse, anche a causa di ciò, ho sviluppato una certa insofferenza agli allarmismi facili che non fanno altro che alimentare la sindrome di Pierino ed il lupo e spaventare le persone.
Dal Covid in poi, ogni volta che compare sulla stampa la parola «virus», sembra scattare automaticamente la connessione alla parola «pandemia» e da lì parte la giostra della paura, della sfiducia nelle istituzioni e, non ultimo, quella del complottismo. Le cose però non funzionano così. E l’Hantavirus è un esempio perfetto di come la realtà sia più complessa — e molto meno apocalittica — di quanto si stia raccontando.
L’Hantavirus non è un virus con potenziale pandemico: non è neanche incluso nella lista dei virus ad alto rischio della Organizzazione Mondiale della Sanità.
È un’infezione rara, però grave; generalmente non è contagiosa. L’hantavirosi è causata da una famiglia di virus che ha come serbatoio principale i roditori e che, quando arriva all’uomo, lo fa attraverso l’inalazione di feci o urine di topo essiccate che rilasciano nell’aria (ad esempio quando si spazza con una scopa) particelle virali infettanti. Il contagio interumano avviene, molto raramente, soltanto con la variante Andes e, di certo, non attraverso le strette di mano oppure parlando con qualcuno per strada. È necessario un contatto prolungato e molto ravvicinato: in sintesi, non basta un viaggio in metropolitana. Insomma, nulla a che vedere né con il Covid né con l’influenza o il morbillo.
Gli «spillover», cioè i salti di specie, sono eventi noti e studiati e avvengono costantemente. La rabbia, virus letale al 100% in assenza di vaccinazione o interventi post contagio, provoca la morte — preceduta da grande sofferenza — di oltre 55 mila persone l’anno, di cui la metà bambini. Arriva anch’essa dagli animali e, pensate, è una malattia che si può prevenire attraverso la vaccinazione degli animali che la trasmettono. La rabbia, però, non fa mai notizia.
Casi di infezione da Hantavirus si verificano in Paesi del nuovo e del vecchio mondo da decenni, e neanche questi fanno notizia. Dall’Argentina alla Finlandia fino agli Stati Uniti — come nel caso della comunità Navajo duramente colpita negli anni ’90. Questi episodi non sono mai stati l’inizio di una ondata di contagi e il recente episodio della nave da crociera MV Hondius rientra in questa categoria: un evento isolato, circoscritto, che non cambia il quadro generale.
Mi soffermo su questa peculiarità, ovvero il fatto che il focolaio si è verificato su una nave, per interrogarmi su di un controsenso: se i focolai di Hantavirus variante Andes che conosciamo — e che si sono verificati sulla terraferma — non si sono espansi, perché mai dovrebbe essere rischioso per la popolazione mondiale un focolaio in mezzo al mare? Oltre al vantaggio del numero molto limitato di persone che si sarebbero potute infettare, perché è partita un’ondata di preoccupazione quando si sono visti gli operatori sanitari con le tute da biosicurezza? Ci troviamo invece nella migliore condizione possibile: addirittura c’è stata la gestione del singolo caso, di per sé impensabile per molte malattie infettive.
D‘altronde ci sta che oggi ogni segnale venga amplificato: veniamo da anni in cui un virus ha trasformato il mondo e stravolto le nostre vite. Proprio per questo, però, dovremmo fare un utilizzo migliore degli strumenti che abbiamo acquisito, a partire dalla capacità di distinguere i rischi reali da quelli percepiti, per evitare che si diffonda un altro virus davvero pericoloso: il virus della paura.
La buonissima notizia è che la macchina europea ha funzionato. I sistemi di sorveglianza hanno intercettato il caso, i pazienti sintomatici sono stati ricoverati e i contatti posti in isolamento. Nei canali affidabili le informazioni sono circolate rapidamente e le autorità hanno risposto in modo coordinato. È esattamente ciò che ci aspettiamo da un sistema che crede e investe nella salute pubblica. L’Europa avrà certamente dei difetti ma ci dimostra di credere e attivarsi per i suoi valori. Merce rara di questi tempi.
14 maggio 2026
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