Risposte già pronte, appunti, tono pacato: le uniche scintille le regala, manco a dirlo, lo scontro con Matteo Renzi, ormai (politicamente parlando) il nemico numero uno del premier. La Meloni, dopo il duello con il leader di Italia viva, arriva addirittura a dare ragione al capogruppo di Sinistra Italiana Peppe De Cristofaro, che ricorda in aula come l’emigrazione giovanile in Italia è diventata un fenomeno strutturale.
Renzi, dicevamo, provoca e attacca: «Lei, presidente, mi sembra una copia sbiadita rispetto all’inizio della legislatura. Lei ha perso un referendum costituzionale e si è dimessa, è stata sedotta e abbandonata da Trump, ha una maggioranza incapace di rispettare le critiche. Lei», incalza Renzi, «è un’altra rispetto a quattro anni fa. Di fronte alla crisi di Hormuz la proposta è la legge elettorale. È incredibile come in questo governo dei leader, quando c’è un problema, si licenzino i sottoposti. Se c’è uno come Giuli al governo, è colpa sua. Se anziché un governo sembra la famiglia Addams, non è colpa mia, li avete scelti voi». «La cosa interessante», replica Giorgia Meloni, «è che si invoca la presenza del presidente del Consiglio in aula praticamente ogni giorno per potersi confrontare sui temi della politica e ogni volta che si viene qui sono accuse e insulti. Quello che noi intendiamo fare in questo ultimo anno di governo è continuare una strategia che abbiamo messo in campo che era fatta sul piano economico sostanzialmente da tre scelte fondamentali: rafforzare i salari e il potere d’acquisto, incentivare le aziende che assumevano e che investivano e in più la scelta, che è anche economica, di sostenere le famiglie e la natalità. Vogliamo rafforzare», aggiunge il premier, «i meccanismi che abbiamo già introdotto per accrescere gli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale italiana. Perché qualcosa non funziona se ci sono 260 miliardi di euro che vengono raccolti dagli italiani, dei quali 40 miliardi solamente sono investiti in Italia. È un altro tema sul quale stiamo lavorando, vogliamo lavorare». «Non ho offeso nessuno», precisa Renzi, «vi ho solo paragonato alla famiglia Addams. Ma l’unica che si potrebbe offendere è Morticia».
Al di là dei siparietti a uso e consumo del pubblico televisivo, molto articolata la risposta della Meloni al capogruppo di Forza Italia, Stefania Craxi, che ha posto l’accento sul Sud: «Dove per molti anni l’approccio era stato concentrato sui sussidi», rivendica Giorgia Meloni, «noi abbiamo preferito concentrare la nostra attenzione sugli investimenti, sul lavoro, sulle infrastrutture, sulla semplificazione. La Zes unica è l’esempio più concreto di questa strategia. Abbiamo ridotto i tempi burocratici, abbiamo accelerato le autorizzazioni, dato alle imprese regole chiare. Il risultato è che in due anni sono stati autorizzati, e in parte sostenuti, con crediti di imposta, oltre 1.300 investimenti, per un volume d’affari complessivo di circa 55 miliardi di euro e, chiaramente, rilevanti ricadute in termini occupazionali. A questo si aggiungono gli investimenti del Pnrr, ma anche la riforma delle politiche di coesione, il rafforzamento delle infrastrutture, dei porti, delle reti energetiche e della logistica, gli incentivi alla occupazione. I dati ci dicono che siamo sulla strada giusta. Lo abbiamo ricordato molte volte che in questi anni il Pil del Mezzogiorno è cresciuto più della media nazionale e l’occupazione al Sud è cresciuta più di quanto crescesse a livello nazionale».
Insiste sulla nuova legge elettorale il capogruppo del Pd, Francesco Boccia: «Preoccupatevi di salari e pensioni. Quando ci proponete un tavolo», argomenta Boccia, «fatelo sulla sanità visto che le liste d’attesa non sono diminuite, nonostante due decreti. Invece che chiederci un tavolo sulla legge elettorale, che riguarda solo il consolidamento del potere della sua maggioranza, si preoccupi di migliorare i numeri che le abbiamo illustrato e che lei non prende in considerazione e di risolvere i problemi delle imprese e delle famiglie italiane». Pronta la risposta della Meloni: «Ci sono molte differenze», sottolinea il presidente del Consiglio, tra il 2022 e oggi. Gli occupati sono «aumentati, la disoccupazione è scesa, lo spread oggi è a 75 punti, la Borsa italiana è a quasi 50.000 punti. Secondo Eurostat, la popolazione a rischio povertà è diminuita. Sul fronte fiscale non ci dobbiamo dire molto. Sul fondo sanitario ci sono 17 miliardi in più. Se l’Italia è oggi così disastrosa, in che condizioni si trovava quando noi l’abbiamo ereditata». Al capogruppo del M5s, Stefano Patuanelli, la Meloni rimprovera il Superbonus. Lui replica dicendo: voi lo avete prorogato per l’ultima volta. Nulla di nuovo sotto il sole.