Con 21 “elementi”, elencati uno ad uno, dalle bugie sulle tre telefonate a casa Poggi fino al Dna, la Procura di Pavia vuole dimostrare a processo la colpevolezza di Andrea Sempio per l’omicidio di Chiara Poggi. Allo stesso tempo, però, dagli atti si evince che prima di tutto la riapertura dell’inchiesta sul delitto di Garlasco è scaturita dalla necessità di “tutelare” Alberto Stasi, per i pm “innocente”, e di sollecitare poi, come è stato fatto, un’istanza di revisione per cancellare la sua condanna. L’esito della nuova inchiesta, infatti, scrivono l’aggiunto Stefano Civardi e le pm Giuliana Rizza e Valentina De Stefano, con “l’emersione della responsabilità” di Sempio, “si intreccia indissolubilmente con lo sgretolamento della responsabilità” del contabile ex bocconiano e assume una “capacità demolitoria dei fondamenti del giudicato di condanna” per l’ex fidanzato della vittima che sta finendo di scontare 16 anni di carcere.

Sempio e il bigliettino sulla ex fidanzata

Intanto, emergono nuovi particolari. Il Corriere della Sera scrive che una ragazza, di una decina di anni più giovane di Sempio, ha avuto con lui una storia di tre anni. Sarebbe stata lei stessa a raccontarlo ai carabinieri di Milano quando, lo scorso luglio, è stata sentita a “sommarie informazioni”. Dice di averlo conosciuto nel “2014 o 2015”. L’ultima volta che si sono visti, racconta, è stato nel 2022. Gli inquirenti si concentrano su uno strano appunto trovato a casa del 38enne, datato 27 novembre 2022: “Andato a trovare la Mao (soprannome con cui si chiamavano da fidanzati, ndr). Non fu bellissimo. Si capiva che aveva paura le facessi qualcosa”. Lei però spiega che probabilmente è legato al fatto che durante quell’incontro era fidanzata con un nuovo ragazzo e quindi “ero preoccupata perché non volevo che ci vedessero in giro”. 

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Gli elementi a carico di Sempio

Tornando al fronte dell’indagine su Sempio, per i pm, in prima battuta, il ragazzo “ha mentito” quando ha detto di aver telefonato a casa Poggi il 7 e l’8 agosto 2007 perché non sapeva che l’amico Marco fosse partito per la vacanza, quando in realtà tentò un approccio con Chiara. Quando il 4 ottobre 2008, poi, venne ascoltato si era sentito “male”. E ancora 12 anni fa, nel corso dell’appello bis a Stasi, con le sue ricerche ha dimostrato “particolare interesse e preoccupazione per la questione” del dna sulle unghie. Due anni dopo, quando è finito indagato nell’inchiesta poi archiviata, “si è attivato immediatamente”, con il padre, per “reperire soldi per pagare gli investigatori”. Altro dato, per i pm, è il fatto che il 26 febbraio 2025, all’inizio della nuova indagine, avrebbe gettato nella spazzatura appunti che “si ricollegano all’omicidio”. Su questo, però, il giornalista Gianluigi Nuzzi ha confermato la versione dell’indagato: si trattava di una “scaletta” per uno spettacolo. Poi, quel dna “compatibile” con Sempio e “incompatibile” con Stasi e il fatto che Chiara durante la “crudele” aggressione si sia “difesa”: da qui il profilo genetico sulle unghie. In più, la traccia palmare 33 sulla parete e la compatibilità, date le “misure antropometriche”, con “l’impronta di scarpa insanguinata” sul “gradino zero”. Quell’impronta del palmo della mano destra, poi, fu “impressa da una mano bagnata” e non “semplicemente di acqua”, data la reazione alla “ninidrina”, ed era “visibile prima che il Ris spruzzasse” la sostanza. Non era una traccia solo “sudata, in quanto il sudore non lascia nel tempo impronte visibili”. Nelle chiamata alla 26enne, Sempio avrebbe anche menzionato “il video intimo nella sua disponibilità”. E aveva un “movente” – il “rifiuto” di lei – dopo aver visto quei filmati che custodiva “dentro la penna”. Sempre per i pm, l’alibi dello scontrino non regge. Nel pomeriggio il giovane tornà anche “sulla scena del crimine per ben due volte”. Ultimo elemento, a detta dei pm, il suo profilo di uomo “ossessionato dal sesso violento”. 

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“Appunti ignoti nella richiesta di archiviazione su Sempio”

Inoltre, sono emerse anche una decina di righe scritte a penna in un foglio: è l’appunto trovato a ottobre, nelle indagini della Procura di Pavia, all’interno di un fascicolo del Nucleo informativo dei carabinieri di Pavia, che non aveva la delega per le prime indagini del 2016-2017 a carico del commesso. Appunti con correzioni a una bozza, anch’essa trovata là, della richiesta di archiviazione per il 38enne, poi “recepiti” nell’istanza definitiva degli allora pm. Per rintracciare l’autore delle annotazioni gli inquirenti hanno trasmesso gli atti alla Procura di Brescia che indaga nel filone sulla corruzione.

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