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Filippo Caleri

14 maggio 2026

Basta una semplice ricerca su internet per rendersi conto che la manifattura europea è già quasi spacciata. I prezzi dei beni cinesi, che continuano a essere una delle leve principali che guidano gli acquisti dei consumatori, sono fortemente scontati rispetto a quelli europei. Accade soprattutto nel settore degli elettrodomestici, il cosiddetto settore bianco, composto da lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi e altri prodotti per la casa. Sono settori ad alta intensità di lavoro che hanno spinto la trasformazione economica italiana durante gli anni del boom. Oggi però sono appannaggio dei produttori orientali che, oltre a godere di scale di costo del lavoro ed energetico, molto più basse rispetto agli occidentali, hanno investito in tecnologia e sono in grado di offrire beni con un elevato rapporto qualità-prezzo.

 

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Lo stesso accade con l’automotive, sull’elettrificazione della mobilità la Cina è stata sempre avanti rispetto all’Europa. Dopo aver accolto in patria siti produttivi dei marchi premium occidentali, Pechino ha sviluppato le sue catene di montaggio e le sue produzioni. Lentamente, ma inesorabilmente, vetture come Byd hanno offerto ai consumatori europei una valida alternativa a prezzi da sconto. Uno tsunami che ha spinto anche le case europee a ribassare i listini per riconquistare il favore dei consumatori. La forbice si è ridotta ma chi sceglie auto cinesi continua a essere tentato. Sono solo due comparti. Ma lo stesso destino è riservato anche alla tecnologia e in parte anche alla moda e all’e-commerce. È la storia dell’economia ma Bruxelles ci ha messo del suo con regole stringenti del Green deal, blanda protezione della proprietà intellettuale, energia ancora troppo cara, frontiere colabrodo per i commerci. Così gli eredi di Sun Tzu hanno sfruttato le nostre debolezze.

 

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