Dalle fotografie non si capisce, ma le architetture di Snelling sono rumorosissime e, come giganteschi sound system, assorbono la stratificazione acustica della città. Playlist che escono da un kebabbaro, televisori accesi, traffico, conversazioni e interviste ai residenti: tutto si interseca tra le finestre e le fessure dei suoi modellini.

“La sovrapposizione dei suoni è quello che li fa assomigliare a una città”, dice Snelling. “Ti dà l’impressione che ci sia molta vita”, sottolineando come il caos sia una parte fondamentale del suo lavoro. È proprio il suono, infatti, a impedire alle sue sculture di trasformarsi in miniature nostalgiche o, peggio, “in adorabili case delle bambole”, come dice lei stessa.