C’è un dettaglio piuttosto importante quando si costruisce una nave da guerra: farlo nell’ordine giusto. Sembra banale, quasi offensivo da ricordare. Eppure è proprio qui che si è incagliato il programma delle nuove fregate Type 31 della Royal Navy, le unità che Londra presenta da anni come uno dei pilastri della sua futura flotta. Due delle cinque navi ordinate alla Babcock International sono state assemblate seguendo una sequenza sbagliata. Lo riporta in un dettagliato articolo il Telegraph. Risultato: mesi di rilavorazioni, un conto da 140 milioni di sterline e l’ennesima dimostrazione che la marina britannica, un tempo simbolo dell’impero e del dominio dei mari, oggi fatica perfino a mettere in fila i pezzi nel verso corretto.
Il problema riguarda soprattutto la prima unità, HMS Venturer, ma alcune delle stesse criticità sarebbero state replicate anche sulla seconda, HMS Active. In un aggiornamento finanziario, Babcock ha ammesso di aver incontrato nella fase di allestimento livelli di “rework”, cioè lavori da rifare, superiori alle attese. La formula aziendale è elegante: modifiche progettuali e “impatti a lungo termine” di attività costruttive svolte fuori sequenza. Tradotto: qualcosa è stato costruito troppo presto, qualcos’altro troppo tardi, e ora rimettere mano a una nave quasi completata costa una fortuna.
È il tipo di errore che fa sorridere solo finché non si guarda il conto. Perché intervenire su una fregata già varata o in fase avanzata non è come spostare un mobile in salotto. Tubazioni, cablaggi, apparati, impianti, compartimenti e strutture interne seguono una logica precisa. Se l’ordine salta, ogni correzione diventa più lenta, più complicata e più cara. Babcock lo ha ammesso: gli interventi arrivano “nelle fasi successive di completamento” e per questo sono più complessi e costosi. Le Type 31 avrebbero dovuto essere le nuove “tuttofare” della flotta britannica: navi da circa 5.700 tonnellate, lunghe 450 piedi, capaci di imbarcare elicotteri, missili, droni e mezzi d’intercettazione rapida. Nelle intenzioni, strumenti flessibili per missioni che vanno dalla lotta alla pirateria al contrasto del traffico di esseri umani, fino all’impiego in scenari di conflitto. Nella realtà, almeno per ora, il programma sembra incarnare un’altra specialità britannica contemporanea: grandi ambizioni, bilanci stretti, cantieri in affanno e scadenze che si allontanano.
HMS Venturer avrebbe dovuto inizialmente entrare in servizio nel 2023. Poi la data è scivolata al 2027. Ora Babcock non ha chiarito se le nuove correzioni causeranno ulteriori ritardi. La domanda, inevitabile, è se si parli ancora di mesi o se il programma finirà per perdere altri anni. Intanto l’intera classe dovrebbe essere operativa all’inizio degli anni Trenta, sempre che nel frattempo non emergano altri dettagli costruiti nel momento sbagliato.
Il paradosso è che queste fregate erano state pensate anche come soluzione relativamente economica. Il prezzo previsto era di circa 250 milioni di sterline per nave, cifra contenuta per gli standard della cantieristica militare. Non a caso i critici le hanno ribattezzate “Lidl frigates”, le fregate discount. Ma il discount, si sa, funziona finché non si paga due volte: una per comprare, l’altra per rimediare. Per Babcock il colpo è pesante. Il contratto firmato nel 2019 con il ministero della Difesa britannico è a prezzo fisso, quindi gli sforamenti non finiscono automaticamente sul contribuente ma sul gruppo industriale. Con questo nuovo onere, le perdite sul programma Type 31 superano i 300 milioni di sterline. Una cifra che trasforma l’errore di sequenza in un caso industriale, non solo militare.

La posizione del governo
Il governo britannico prova a difendere il programma, ricordando che le fregate sostengono la cantieristica di Rosyth, in Scozia, e circa 1.250 posti di lavoro. Argomento solido sul piano politico, meno rassicurante sul piano operativo. Perché la Royal Navy ha bisogno di navi, non solo di cantieri occupati. E il quadro generale non aiuta: mentre Londra cerca di rinnovare la propria flotta, le vecchie Type 23 escono progressivamente di scena e il numero di unità realmente disponibili resta sotto pressione. Così la vicenda delle Type 31 diventa più di un incidente tecnico. È il simbolo di una Gran Bretagna militare che continua a parlare il linguaggio della potenza globale, ma sempre più spesso si scontra con ritardi, tagli, rinvii e problemi industriali. La Royal Navy conserva il prestigio della storia, le cerimonie, i nomi altisonanti, le ambizioni oceaniche. Poi però arriva la realtà del cantiere: la fregata è stata montata nell’ordine sbagliato. Un tempo gli inglesi governavano i mari. Oggi, almeno in questo caso, devono prima capire come rimontare le navi.
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