Quando una popstar pubblica un nuovo brano e di conseguenza un nuovo videoclip, di solito si parla di numeri, streaming e outfit. Con Dance No More, invece, succede qualcosa di diverso: il video del nuovo singolo di Harry Style, non sembra voler promuovere una canzone quanto più mettere al centro il corpo anziché la voce. Negli ultimi anni Harry Styles ha costruito una traiettoria singolare nel pop contemporaneo. Partito come idol generazionale nel gruppo degli One Direction, è poi diventato progressivamente un artista che lavora sull’immaginario prima ancora che sul suono. Ogni suo album ha un’estetica precisa che descrive le fasi che l’artista ha attraversato per potersi emancipare dalla precedente estetica di gruppo, fino a diventare un emblema per un intero genere musicale. Se nei primi album siamo stati coinvolti nelle sue emozioni, in questo quarto album “Kiss All The Time. Disco, Occasionally” il cantate ci porta all’interno di una nuova dimensione che descrive il periodo lontano dai riflettori, tra vita lenta e ballo sfrenato.

Ogni videoclip rilasciato fin ora, ci racconta qualcosa di diverso: “Aperture” è descritto dal cantante come il miglior inizio che si possa dare a quest’album, “un modo per raccontare il momento giusto in cui ci si rende conto di cosa si sta sbagliando”, un momento necessario che ci spinge ad evolverci. Arriva poi il secondo videoclip, American Girls, in cui il cantante si lancia in una serie di stunt insieme alla sua controfigura, partecipando a spericolate sequenze in motocicletta senza viverle realmente in prima persona. Le immagini, insieme al testo della canzone, rimandano al suo sentirsi spettatore privilegiato della vita sentimentale dei tre amici che nell’ultimo anno si sono sposati, tutti con delle “American Girls”, raccontando la condizione di chi osserva da vicino l’amore altrui e ne condivide comunque la felicità. L’ultimo video musicale, appena rilasciato dall’artista, “Dance No More”, mette al centro la danza non solo come coreografia decorativa, ma come linguaggio narrativo. Styles si lancia in una coreografia tra spazi vuoti, gruppi di performer, momenti di isolamento e improvvise connessioni collettive molto intime, traducendo in immagini quella sensazione di libertà totale che lui stesso ha raccontato ricordando una delle sue prime notti a Berlino: al centro della pista, con le mani al cielo e gli occhi chiusi, mentre le lacrime gli scendevano sul viso, ha avuto la netta percezione di sentirsi davvero vivo.

Billboard descrive il nuovo groove del cantante attraverso il potere ipnotico dei suoi movimenti di danza slanciati: il cantante spinge il pubblico a saltare fuori dai propri posti e a strisciare verso di lui, desideroso di diventare parte della performance. Tutte queste scelte arrivano in un momento particolare per il pop maschile. Negli ultimi anni molte star hanno provato a ridefinire la propria immagine cambiando completamente stile a ogni album, adottando spesso un’identità queer che non sentono necessariamente propria, per poi ridefinirsi di volta in volta, adattandosi alle esigenze del pubblico, alle mode o alla trasformazione del proprio sound. Harry Styles, invece, costruisce un continuum che si aggiorna costantemente ma resta riconoscibile nel suo stile unico: lo porta con eleganza e senza spiegazioni, se non attraverso la propria libertà di espressione. Ma nonostante questa libertà il cantante è stato spesso oggetto di critiche per il suo modo di vestire, un tema che ha affrontato apertamente anche nella gag di apertura durante la conduzione di Saturday Night Live. Rispondendo alle accuse di queerbaiting, Styles ha scelto l’ironia, scherzando sul fatto che di lui non si possa mai sapere tutto e sottolineando così la differenza tra finzione artistica e realtà personale.

Quest’album ci porta proprio in questo processo di realizzazione di sé. L’artista ha descritto questo album al The Sunday Times come: un riflesso della sua vita, creata da un luogo di “pura libertà” e in cui ha riscoperto il suo amore per la musica. E come nota The Guardian “In un’epoca in cui alcune pop star sembrano disperate nell’aggrapparsi al loro posto in cima a ogni classifica con ogni mezzo necessario […] c’è qualcosa di stranamente lodevole in un album che non sembra disperato nell’essere amato”. Ed è forse questo il punto più interessante della nuova era, Harry Styles sta riuscendo in qualcosa di raro: cambiare senza rinnegare il proprio pubblico. I fan riconoscono ancora l’artista che seguono da anni, ma vengono accompagnati verso un’estetica più adulta, meno definita dalle categorie tradizionali del pop mainstream. In questo senso Dance No More funziona quasi come una dichiarazione generazionale. Non parla solo di lui, ma di un pubblico cresciuto insieme a lui, che non cerca più modelli rigidi di identità o di desiderio. La danza diventa allora un gesto simbolico: smettere di “performare” un’immagine per iniziare semplicemente a esistere nello spazio.