UDINE – Uno dei dipinti più famosi di Gustav Klimt sarà protagonista di una mostra che verrà ospitata a Villa Manin, a Passariano di Codroipo (Udine). Si tratta di “Nuda Veritas”, opera concessa eccezionalmente in prestito dal Theatermuseum di Vienna. Emblematica della Secessione Viennese, rappresenta una figura femminile che sfida lo sguardo di chi le si trova davanti, trasformando la nudità in una potente affermazione di libertà. Il capolavoro entrerà in dialogo con gli affreschi di Louis Dorigny custoditi negli ambienti monumentali della villa che fu dimora dell’ultimo Doge di Venezia.
APPROFONDIMENTI
La mostra
L’esposizione, visitabile al pubblico dal 21 maggio al 6 settembre 2026, è resa possibile dalla collaborazione tra Erpac Fvg e MondoMostre insieme al Kunsthistorisches Museum e al Theatermuseum di Vienna e sarà curata da Cäcilia Bischoff.
L’opera
“Nuda Veritas” è stata realizzata da Gustav Klimt nel 1899 con la tecnica dell’olio su tela e ha misure imponenti, come molte delle sue opere (252 centimetri x 56,2). “Nuda Veritas” è una sorta di “manifesto” della Secessione viennese, che negli ultimi anni dell’Ottocento e nei primi del Novecento si ribellava all’accademismo imperante.
Klimt era il vate ispiratore di un gruppo di 19 artisti, tra cui pittori e architetti, che si staccarono dall’Accademia di Belle Arti, andando contro il tradizionalismo, il conservatorismo e l’accademismo, per formare un gruppo dotato di una propria indipendenza e anche di una propria sede, il Palazzo della Secessione.
Numerose polemiche furono suscitate dal nuovo corso dell’arte klimtiana, alle quali non poteva sfuggire l’opera della Nuda Veritas. L’unico a sostenere quest’opera fu Hermann Bahr, primo proprietario del quadro. Il pubblico insorgeva contro quest’opera per il suo carattere demoniaco e fatale, tipico delle donne klimtiane, tanto da considerare la Veritas una Iside secessionista, come disse il critico Hevesi.
Marcato realismo
Il marcato realismo di questo nudo era molto lontano dall’idea dei nudi idealizzati a cui il pubblico del tempo era abituato, tanto da urtare il perbenismo dei viennesi. La donna in questione incarna la verità, e il serpente che le cinge le gambe, mettendo in pericolo la sua integrità, sta a simboleggiare la verità insidiata dalla menzogna e dall’invidia.
Molte letture invece sono state fatte sul significato dello specchio: secondo la più accreditata di queste letture, la donna, rivolgendo lo specchio verso di noi, ci sta esortando a fuggire dalla menzogna rappresentata appunto dalla serpe. L’opera, pur sempre raffinata e luminescente, com’è nello stile tipico del pittore austriaco che utilizza spesso l’oro, il colore e diversi materiali per creare un’atmosfera enigmatica, al confine fra realtà e sogno, intende trasmettere il messaggio dell’Art nouveau, ovvero di un’arte rinnovata e più consona alle esigenze culturali, politiche e sociali di un’età in trasformazione.
In dialogo
Louis Dorigny (Parigi, 1654 – Verona, 1742) è stato un pittore francese. Si trasferì giovane in Italia, operando nel territorio della Repubblica di Venezia; risiedette principalmente nella città di Verona, dove produsse alcune tra le sue opere più celebri. Per la famiglia Manin realizzò l’affresco nella cappella del Carmine o della Sacra Famiglia, nella chiesa di Santa Maria di Nazareth, a Venezia. Per i Tron realizzò gli affreschi della loro dimora, Ca’Tron. Suoi dipinti sono conservati anche a Udine, nel Museo diocesano e alle Gallerie del Tiepolo.