di
Francesca Visentin

La biologa: «La situazione va monitorata costantemente. Se un malato di Covid ne contagiava altri sette, un malato di hantavirus ne contagia uno o due»

Giornate di fuoco per Antonella Viola, biologa, divulgatrice scientifica, professoressa ordinaria di Patologia generale a Scienze biomediche all’Università di Padova. Il panico da hantavirus fa squillare continuamente il suo telefono e le richieste di spiegazioni e chiarimenti si moltiplicano, esattamente com’era successo nella pandemia da Covid.

Professoressa Viola, ci dobbiamo preoccupare per l’hantavirus?
«In questo momento no. È un virus conosciuto che circola in Argentina e in Cile già dagli anni ’70, ci sono stati vari focolai, finora sempre circoscritti. I nuovi casi in Europa sembra siano contagi avvenuti tutti sulla nave da crociera Hondius. Il vero problema è l’incubazione, molto lunga, anche 50 giorni, quindi la situazione va monitorata attentamente, solo alla fine di questo periodo si potrà capire l’esatto andamento del virus. Se nelle prossime settimane emergeranno casi non riconducibili alla nave, allora dobbiamo preoccuparci, significa che qualcosa è sfuggito ai controlli».



















































Come avviene la trasmissione del virus?
«Tra il 2018 e il 2019 in Argentina ci sono stati 34 contagi tra cui 11 morti, questo conferma che la mortalità dell’hantavirus è molto alta. Ma in quei casi la diffusione è stata causata da una persona andata a una festa con sintomi già conclamati, febbre e tosse e da un’altra persona a un funerale. In entrambi i casi quindi contatti stretti e prolungati. Questo ci dice che la trasmissione avviene a stretto contatto, l’hantavirus è meno contagioso del Covid. Se un malato di Covid ne contagiava altri sette, un malato di hantavirus ne contagia uno o due. Meno contagioso, ma molto più letale».

La trasmissione è per via aerea o per contatto?
«Si trasmette attraverso i droplet, le goccioline respiratorie e per contatto stretto».

Le mascherine proteggono anche dall’hantavirus?
«La mascherina è sempre uno strumento che difende, le FPP2 proteggono proprio dai droplet. La cautela va sempre bene, è buona norma utilizzare le mascherine FPP2 quando si viaggia in aereo»

Come si cura l’hantavirus?
«Non esistono cure e vaccini, è un virus molto letale proprio perché non ci sono gli strumenti per combatterlo e proteggerci. Andrebbero creati antivirali efficaci. Al momento si sta cercando il vaccino, ma ancora non c’è nulla»

Com’è nato l’hantavirus?
«Gli hantavirus sono presenti un po’ dovunque. Sono soprattutto i roditori che li trasmettono alle persone attraverso feci, saliva, urine. Il modo più comune per infettarsi è pulendo cantine, solai o luoghi dove c’è stato passaggio di roditori infetti: la polvere sollevata e inalata mentre si fanno pulizie può contagiare, se contiene deiezioni. Attenzione a fare pulizie in luoghi in cui non sappiamo quali animali siano passati. Tra gli hantavirus, la variante Andes è l’unica che si trasmette da persona a persona, per questo è la più pericolosa. Le altre varianti si trasmettono solo da roditore a persona».

Perché si moltiplicano le zoonosi con spillover da animali a persone?
«Perché abbiamo interazioni sempre più strette con gli animali e abbiamo antropizzato il mondo in maniera eccessiva, senza rispetto per l’ecosistema. Se le persone vanno in luoghi dove sappiamo che l’hantavirus è endemico, è ovvio che poi vengono contagiate e trasmettano il contagio. Ci vuole educazione e prevenzione, altrimenti continueremo a inseguire contagi e pandemie, invece di prevenirli»

Se si diffondesse una pandemia da hantavirus, quale sarebbe lo scenario?
«Sarebbe uno scenario catastrofico, è un virus molto più letale del Covid e contagia donne, uomini, bambini, giovani, anziani, senza differenze».

Un aspetto positivo in questo scenario?
«Il coronavirus e quindi il Covid era un virus nuovo, emerso dal nulla. L’hantavirus invece lo conosciamo, sappiamo come si comporta. E’ vero che finora i focolai di hantavirus sono stati solo in zone con bassa densità di popolazione, mentre in Europa la densità di popolazione è alta, ma in ogni caso ci dev’essere un contatto stretto per il contagio. Sembra che, a differenza del Covid, in fase di incubazione non sia possibile contagiare, ma solo quando i sintomi sono conclamati».

Un consiglio generale?
«Con febbre o tosse si sta a casa. Non si va al lavoro, non si mandano i a scuola bambini con tosse o febbre, questo vale per ogni genere di virus. E nell’incertezza di cosa possa essere, diventa anche una precauzione importante per evitare la diffusione di contagio».


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15 maggio 2026 ( modifica il 15 maggio 2026 | 11:34)