Tra le caratteristiche del caro carburanti che stiamo vivendo da mesi c’è anche l’inversione dei prezzi tra benzina e diesel, con il gasolio che è diventato il carburante più caro. Da gennaio, quando è entrato in vigore il riallineamento delle accise voluto dal governo, benzina e diesel hanno invertito la loro posizione storica. Ora quella dinamica potrebbe invertirsi di nuovo, ma per ragioni di mercato anziché fiscali.

Come stanno cambiando i prezzi


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Secondo le rilevazioni del MIMIT del 14 maggio, sulla rete ordinaria la benzina al self-service è a 1,936 euro/litro (in rialzo di 6 millesimi), mentre il diesel scende a 1,988 euro/litro (-4 millesimi). Il differenziale si è ristretto a 5,2 centesimi. In autostrada la benzina al self-service è a 2,011 euro/litro e il diesel a 2,067 euro/litro. Questi i prezzi per i diversi marchi sulla rete ordinaria al self-service:

  • Eni: benzina 1,943 euro (servito 2,147), diesel 1,987 (servito 2,199)
  • IP: benzina 1,936 (servito 2,103), diesel 2,008 (servito 2,176)
  • Q8: benzina 1,934 (servito 2,096), diesel 1,996 (servito 2,169)
  • Tamoil: benzina 1,920 (servito 2,003), diesel 1,983 (servito 2,071)

Come si spiega questa inversione di tendenza? La benzina continua a salire per effetto della rimodulazione fiscale di maggio. Le accise sulla benzina verde sono state aumentate nell’ambito del decreto del 30 aprile, mentre il diesel beneficia del calo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, a loro volta influenzate dalle speranze di un accordo di pace tra USA e Iran. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, nelle prossime settimane il prezzo del gasolio potrebbe tornare sotto a quello della benzina.

La raffineria Isab torna italiana


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Intanto sul fronte industriale c’è una notizia rilevante per la filiera dei carburanti. Il gruppo Ludoil della famiglia Ammaturo ha firmato un accordo con GOI Energy per acquisire la raffineria Isab di Priolo Gargallo, in provincia di Siracusa. Si tratta del più grande complesso di raffinazione in Italia, con una capacità di 20 milioni di tonnellate annue. L’operazione prevede l’acquisto iniziale del 51% delle quote, subordinato al via libera del Golden Power e alle autorizzazioni dell’antitrust.

L’impianto ha avuto una storia recente travagliata. Nel 2012 era passato da Erg a Lukoil. Le sanzioni imposte alla Russia dopo l’invasione dell’Ucraina avevano poi reso impossibile continuare con la gestione russa, portando nel 2023 al passaggio a GOI Energy. Ora torna sotto una guida italiana con Ludoil che punta a trasformare il sito in una multi-energy company con ricavi attesi superiori ai 10 miliardi di euro, integrando alla raffinazione tradizionale la produzione di HVO, bioetanolo e carburanti sostenibili per l’aviazione (SAF).