di
Andrea Laffranchi, inviato a Vienna

La seconda semifinale dell’Eurovision Song Contest

Bulgaria – Dara – “Bangaranga” 7,5
Un balcan urban che sarà anche da giostra, ma è una hit. Ma – ce lo stiamo chiedendo tutti -cosa vuol dire Bangaranga? In patois giamaicano è il casino, la rivolta. Dara spiega che per lei indica il momento in cui “scegli l’amore e non la paura”. 

Azerbaigian Jiva – “Just Go” 4,5
Una ballad fin troppo classica e drammatica per piano e archi. La storia è vattene amore, just go, e lei sul palco si libera dai lacci che le tengono i polsi incamminandosi sulla passerella.



















































Romania Alexandra Căpitănescu – “Choke Me” 5
Lo strangolamento del titolo non è sessuale, ma è la lotta con noi stessi – lei in nero legata a chitarra e basso da cavi led e il suo alter ego in bianco – che a volte ci toglie il fiato. Rock al gusto emo-metal e una voce che si concede all’opera. Anche meno, grazie

Lussemburgo Eva Marija – “Mother Nature” 7
Un indie pop elegante e ben scritto che per questo non ha grandi possibilità all’Esc. Lei si presenta con abito bio da madre natura e nel finale suona anche il violino.

Repubblica Ceca/ Cechia Daniel Zizka – “Crossroads” 6
Una prova vocale intensa e melodrammatica che avrebbe bisogno di una canzone altrettanto solida.

Francia Monroe – “Regarde!” 6
La poppizzazione della lirica porta bene a Eurovision (vedi gli ultimi due vincitori) ma qui Monroe scivola troppo nel musical

Armenia Simón – “Paloma Rumba” 5
Giacca grigia ricoperta di post it (fissazione armena li aveva anche Rosa Linn, che cofirma il pezzo, qualche anno fa) per raccontare la voglia di cambiare vita, buttare il telefono e fuggire dalla gabbia infernale dell’ufficio. Basta che fuori poi non ti trovi un’idea metal caricata su una base elettronica e strumenti folk.

Svizzera Veronica Fusaro – “Alice” 6
Un rock terzinato che affronta il tema della violenza di genere raccontata dal punto di vista dello stalker/abusatore rappresentato sul palco da una gabbia di corde rosse. Veronica parte indecisa ma quando entra nel pezzo sa dove andare.

Cipro: Antigoni – “Jalla” 4
Profumi di Mediterraneo, ritmi urban, roba da villaggio turistico. A peggiorare la situazione la perfomance vocale di Antigoni, ex Love Island inglese, fa sanguinare le orecchie. 

Austria Cosmó –“Tanzschein” 5
L’interazione iniziale con le grafiche del palco led è una delle idee più carine di questa edizione. La creatività c’è. la canzone un po’ meno. Non è che può sempre vincere l’Austria.

Lettonia Atvara – “Ēnā” 6
Dove questa ballad non ha trappole Atvara fatica, quando c’è da spingere (e le grafiche fanno esplodere schegge di vetro, il brano parla di lotta contro acolismo) fa uscire una delle voci più emozionanti di questa edizione. Semplice ma efficace l’idea scenografica della sua ombra che diventa bambina. In finale ci è andato ne di peggio. Peccato.

Danimarca Søren Torpegaard Lund – “Før Vi Går Hjem” 6
Synth pulsanti, oscurità, i ballerini costretti in un cubo: si soffoca in un amore tossico. La melodia sempliciotta e la voce pulita compensano nell’altra direzione. Fra i favoriti, non per me.

Australia Delta Goodrem – “Eclipse” 5
Ci sarebbe da ridere se vincesse l’Eurovision… Una canzone che non ha nulla di sbagliato ma senza un briciolo d’anima. Sembra scritta con l’AI dicendole di pescare nel repertorio delle divas song anni 90-00 per colpire le giurie che ancora si ricordano la finestra di popolarità internazionale di Goodrem. 

Ucraina Leléka – “Ridnym” 6,5
Le regole dell’imparzialità di possono dribblare. Portando sul palco un bandura, strumento tradizionale ucraino, e cantando di semi che faranno crescere alberi ancora più alti. Il lunghissimo acuto rischia di spezzare l’equilibrio e l’intimità. 

Regno Unito Look Mum No Computer –“Eins, zwei, drei” 6
Fra i semirecitati del post punk e il pop anni 80, rischia l’effetto macchietta per la tutina rosa e i ballerini con i monitor pelosi ma vuoi mettere con il telegattone greco della prima serata?

Albania Alis – “Nën” 4
Il coro ha una carica epica che manco il Gladiatore Russell Crowe gli sta dietro. La melodia ricorda Like a Prayer di Madonna, trasformata però in marcia militare. Dedica alle madri che aspettano, settimane e anni, chi se ne è andato. 

Malta AIDAN – “Bella” 5
Con una ballad elegante, il gilet di pelle coi ricami dorati e il sorriso da seduttore piacione sono un filo fuori luogo. 

Norvegia Jonas Lovv “Ya Ya Ya” 7
Per chi se lo fosse dimenticato può bastare un riff di chitarra per tenere in piedi una canzone (qui siamo in zona garage rock anni Zero, Jet e White Stripes). Un front man così è una marcia in più.

14 maggio 2026 ( modifica il 15 maggio 2026 | 13:43)